Notizie online, le più lette da smartphone. Ma scende la fiducia nell’informazione

Per leggere le notizie online il mezzo preferito è lo smartphone. Forse perché sempre a portata di mano, in media nel mondo ogni settimana due persone su tre (66%) leggono le news sul proprio telefonino. In molti Paesi, poi, lo smartphone è il mezzo con cui si accede alle prime notizie del mattino, più della tv, della radio e dei quotidiani cartacei. Come in Italia, in cui oltre la metà (52%) si informa sui social media e app di messaggistica. Lo ha scoperto il Digital News Report 2019 di Reuters, che ha preso in esame le abitudini relative alla fruizione delle news sui dispositivi elettronici degli utenti di 38 Paesi nei sei continenti.

In Italia uno su tre legge le prime notizie su Facebook

Più in dettaglio, in Italia uno su tre (33%) legge le prime notizie su Facebook, l’8% su WhatsApp e il 5% su Instagram. Il 19% usa lo smartphone per entrare sul sito o nella app di un mezzo d’informazione, l’11% accede tramite alert e notifiche, e un altro 11% tramite gli aggregatori di notizie come Google News.

La percentuale di chi usa settimanalmente Facebook per leggere le news nell’anno in corso scende al 36% (era oltre il 40% nel 2015), mentre sale al 16% l’uso di WhatsApp e resta pressoché stabile al 10% quello di Twitter. Netta crescita di Instagram, al 9%, e di Messenger, all’8%. Snapchat si ferma al 3%, riporta Ansa.

Scende la fiducia nei mezzi di informazione

Ma la crescita del populismo, la polarizzazione delle notizie e i timori sulla disinformazione fanno diminuire nel mondo la fiducia nei mezzi d’informazione. E lo spettro delle fake news spinge un numero crescente di persone a selezionare le fonti più tradizionali e affidabili, come Ansa in Italia, Bbc News nel Regno Unito e il Wall Street Journal in Usa, considerati i più attendibili nei Paesi di riferimento. Secondo il rapporto di Reuters emerge però anche una scarsa propensione a pagare per accedere alle news.

Il 55% non sa distinguere le fake news

Se a livello globale la fiducia nelle notizie è in calo, in Italia scende dal 42% al 40%, mentre in Francia crolla di 14 punti a quota 24%, con i media presi di mira per come hanno seguito il fenomeno dei gilet gialli.

Ad esprimere più fiducia sono le persone più istruite, mentre meno fiduciosi sono i “populisti”, che si informano in modo prevalente da tv e su Facebook, mentre i non populisti prediligono Twitter.

In ogni caso, in media, il 55% degli interpellati si dichiara preoccupato dalla propria capacità di distinguere tra notizie vere e fake news. In Italia il 33% pensa che i mezzi d’informazione controllino il potere. E in questo siamo sestultimi, davanti a Singapore, Taiwan, Corea, Ungheria e Giappone. Tra i giornalisti italiani, invece, a crederlo è il 44%.


Plastic free anche al lavoro, il Mef lancia la sfida

Entro la metà del 2020 il ministero dell’Economia e delle Finanze punta a eliminare l’utilizzo della plastica monouso negli ambienti di lavoro. L’iniziativa risponde alla nuova direttiva europea, che vieta agli Stati membri l’impiego della plastica monouso entro il 2021, e aderisce alla campagna lanciata lo scorso anno dal Ministero dell’Ambiente per “liberare” le istituzioni pubbliche dalla plastica. “Contiamo di arrivare a un Mef a zero plastica in circa un anno”, conferma il Consigliere Renato Catalano, Capo Dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi Mef e presidente Consip.

Avviata l’eliminazione graduale della plastica destinata alla somministrazione delle bevande

Nel Palazzo delle Finanze di via XX Settembre è già in atto la raccolta differenziata delle bottigliette in plastica, che ha consentito di avviare al riciclo 6,7 tonnellate di plastica derivanti da 223.546 bottigliette annue utilizzate dai dipendenti. Inoltre, al fine di ridurre ulteriormente questi consumi, il Mef ha avviato l’eliminazione graduale della plastica destinata alla somministrazione delle bevande, calde e fredde, da parte dei distributori automatici, e metterà a disposizione del personale borracce personalizzate in alluminio. All’interno del Mef è presente anche un asilo nido ecosostenibile in grado di ospitare fino a 54 bambini, che utilizza materiali ecocompatibili invece dei tradizionali utensili di plastica monouso (piatti, posate e bicchieri).

Aumentano le iniziative di e-procurement che prevedono criteri e requisiti ambientali

Questo percorso di raggiungimento di un ambiente di lavoro più ecosostenibile coinvolge non solo il Mef, ma anche altre componenti dell’amministrazione economico finanziaria. Tra queste c’è la centrale acquisti della Pubblica Amministrazione, la Consip, partecipata al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze. A oggi, riferisce Adnkronos, il numero di iniziative di e-procurement che prevedono criteri e requisiti ambientali è progressivamente aumentato. I dati Consip fanno emergere che sono ecosostenibili circa il 91% delle convenzioni attive e aggiudicate, il 60% degli Accordi quadro attivi, l’85% delle iniziative sul MePA (Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione) e il 71% di quelle sul Sistema dinamico di acquisto della Pa.

PA, risparmiati 380 milioni di euro, evitate emissioni di Co2 per 1,9 milioni di tonnellate

Grazie a queste iniziative gli acquisti verdi effettuati dalle PA tramite strumenti Consip sono stati pari a 13,2 miliardi di euro dal 2014 al 2017. Consip stima che questo comportamento al consumo nel solo 2017 abbia prodotto un risparmio economico per la Pubblica Amministrazione di 380 milioni di euro. E, in termini ambientali, abbia evitato l’emissione di 1,9 milioni di tonnellate di Co2 sul ciclo di vita dei prodotti.

 


Professioni del design in Lombardia, 4 mila assunti in un anno

La Lombardia è la regione del design. Anche per chi lavora in questo ambito. Sono infatti circa 4 mila gli assunti in un anno nella filiera del design all’ombra della Madonnina: quasi la metà è giovane. Sono soprattutto disegnatori di prodotti industriali e di consumo, che da soli rappresentano oltre 3 mila posti all’anno, ma anche orafi e artigiani del legno. L’identikit del mondo delle professioni del design emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Largo ai giovani

“La presenza significativa dei giovani tra i nuovi occupati nei settori del design, fortemente legati al saper fare artigiano, è una buona notizia. Si tratta di un settore ad ampio spettro in grado di offrire una opportunità concreta alle nuove generazioni, che devono formarsi e crescere in competenze per mantenere il design italiano competitivo e trainer del made in Italy” ha detto Vincenzo Mamoli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In regione sono quasi 4 mila all’anno gli assunti su circa 17 mila in Italia. Si tratta soprattutto di disegnatori di prodotti industriali e di beni di consumo, oltre 3 mila in Lombardia su 14 mila nel Paese (24%) e quasi la metà è giovane (47%). Circa uno su due è di difficile reperimento (47%), soprattutto per mancanza di candidati. Ed è una professione più per uomini, preferiti nel 45% dei casi. Ma ci sono anche gli orafi e i disegnatori di gioielli, 180 in regione su 1.540 nazionali e gli artigiani delle lavorazioni artistiche del legno e di materiali assimilati, 170 su 1.140.

Oltre 17mila imprese legate e mobile e design

Sono oltre 17 mila le imprese lombarde dei settori strettamente legati a mobile e design tra produzione e progettazione, su oltre 87 mila attive in Italia, circa il 20% del totale. Nel 65% dei casi si tratta di imprese artigiane. Danno lavoro a oltre 107 mila addetti su quasi mezzo milione (405 mila) nel Paese, secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro delle imprese al 2018 e 2017 per quanto riguarda le imprese attive.

I territori più “artigiani”

Se in media in Italia fa parte del settore “artigiano” il 65% delle imprese del settore, sono Verbania con il 90%, Oristano e Imperia (87%), Aosta e Sondrio (86%), i territori dove gli artigiani del mobile e design pesano di più. Tra le lombarde, alta la presenza di artigiani anche a Lodi e Pavia ( circa 76%) contro una media lombarda del 60,6%.

Milano è la capitale del design

Milano è prima in Italia sia per imprese con 4.707 attive, che per addetti, 28 mila. La seguono per numero di imprese Roma (3.354), Torino (3.153), Napoli (2.691) e Treviso (2.430). Per numero di addetti, dopo Milano in testa Treviso (20 mila), Modena (18 mila) e Como (17 mila). Tra i primi venti territori a livello nazionale per imprese ci sono altre cinque lombarde, Monza Brianza al settimo posto con 2.199 imprese, Como nona con 2.035, Bergamo e Brescia, rispettivamente dodicesima e tredicesima con circa 2 mila imprese l’una e Varese sedicesima con circa 1.600 imprese.


eCommerce in Italia: nel primo trimestre 2019 spedizioni su del 29% e tempi di consegna giù

Buone notizie per tutto il comparto dell’eCommerce tricolore. Lo rivelano i dati emersi dall’Osservatorio Spedizioni eCommerce Italia, il rapporto sui volumi degli invii effettuati durante il primo trimestre 2019 e sulle comunicazioni verso i clienti finali, successive al momento dell’invio della merce. Il rapporto è stato elaborato da Qapla’, sistema integrato che permette di gestire le spedizioni, dalla stampa dell’etichetta fino alla notifica di consegna. L’analisi si basa sul monitoraggio dei volumi generati da un campione di 350 venditori eCommerce, rappresentativi di tutti i principali settori merceologici: elettronica, fashion, food, wine, farmaceutica e cosmesi, home, gioielli, forniture b2b, accessori, libri, shoes. Nello studio sono inoltre state prese in esame le spedizioni gestite con 100 corrieri nazionali e internazionali, comprendendo gli ordini ricevuti su tutti i principali marketplace mondiali come Amazon, eBay, ePrice, Privalia, Spartoo, Cdiscount, ManoMano, per un quadro il più possibile indicativo degli invii provenienti dalla totalità degli Store italiani online.

Numeri in crescita sul 2018

Per il campione in esame, si registra un aumento del +29,84% tra il I trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2018. C’è però un calo “fisiologico” degli invii successivo al periodo natalizio e del Black Friday, con una differenza del -11,82% tra I trimestre di quest’anno e IV trimestre 2018. Il mercato dei corrieri esaminati è concentrato in 4 big player, che da soli si aggiudicano l’83,2% delle spedizioni di questo I trimestre del 2019 (di cui i 2 maggiori più della metà, ovvero il 58,3%). Questa tendenza alla concentrazione, pur in un quadro con un elevato livello di concorrenza, si conferma costante rispetto allo scorso trimestre e allo stesso periodo del 2018, nonostante le variazioni delle percentuali e il sopravanzare di un corriere su un altro.

Il tempo medio di consegna

Il tempo medio di consegna è di 2,4 giorni circa per il I trimestre 2019, in diminuzione rispetto non solo al IV trimestre 2018, dove la media di 3,35 giorni va vista alla luce del boom e congestionamento degli ordini dovuti a Black Friday e Natale, ma anche in confronto allo stesso periodo di un anno fa, quando la media sfiorava i 3 giorni. Gli eCommerce qui esaminati inviano direttamente ai clienti finali le email di notifica (dette anche “email transazionali”) del cambio di stato della spedizione, anziché lasciare queste comunicazioni ai corrieri. Nel I trimestre 2019 si è riscontrato un aumento di queste email del 59,28% rispetto al I trimestre 2018 e del 39,47% rispetto al IV trimestre 2018. Si tratta di email con elevatissimi tassi di apertura. Allo stesso modo sono tracciati gli SMS inviati dagli eCommerce per informare i loro clienti sullo stato di avanzamento della consegna: in questo caso, c’è una crescita del +34,7% sul I trimestre dell’anno passato ma una diminuzione del -4,6% sull’ultimo trimestre del 2018. Dai dati raccolti sul campione selezionato, possiamo trarre un quadro di crescita costante degli ordini e quindi delle spedizioni dagli eCommerce italiani, con una distribuzione tra i corrieri abbastanza stabile per quanto concerne le quote di mercato.


Quota 100, ingresso lavoro per un under 30 ogni 3 pensionati

Nel 2019 circa 116 mila ragazzi con meno di 30 anni faranno ingresso nel mondo del lavoro in virtù di 314 mila richiedenti l’accesso al prepensionamento. In pratica, uno per ogni tre pensionati “in uscita” con Quota 100, la nuova misura del governo per il prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale si stima una percentuale di turnover pari al 37%: si tratta di una stima sugli effetti della nuova misura del governo condotta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro e illustrata durante il 22° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza di Roma.

Un massiccio anticipo di uscite

“Lo scenario che abbiamo di fronte è di un massiccio anticipo di uscite – spiegano i consulenti del lavoro – che comporterà un rapido aggiornamento del piano di assunzioni pianificate dalle aziende private e potrebbe, paradossalmente, comportare difficoltà di copertura delle posizioni lavorative perse nel 2019”.

Come riportato dalle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, sottolineano i consulenti del lavoro, “accederanno a Quota 100 circa 63 mila autonomi (20%), 94 mila dipendenti della Pubblica Amministrazione (30%) e 157 mila lavoratori del settore privato (50%)”. I tre comparti occupazionali hanno, però, capacità di riorganizzazione molto differenti fra di loro.

Le dinamiche nei comparti occupazionali

Nel settore privato, ad esempio, la pianificazione delle risorse tiene conto della quota di persone che usciranno per pensionamento. Si stima infatti che per ogni 100 dipendenti del settore privato che aderiranno a Quota 100, il 30% uscirà dal settore manifatturiero, l’11% dal commercio e l’8% dal settore dei trasporti e magazzinaggio. Secondo i consulenti del lavoro, “non è così automatico, invece, nel settore pubblico. Anche se qui il massiccio esodo dei lavoratori over 60 potrebbe creare inizialmente qualche difficoltà ai servizi essenziali come sanità e istruzione”.

Più semplice la dinamica nel lavoro autonomo, dove i più ridotti volumi produttivi riflettono l’andamento del ciclo economico.

Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia

Basandosi sui dati tratti dall’udienza informale dell’Ufficio parlamentare di bilancio del 5 marzo scorso, riferisce Adnkronos, la Fondazione Studi ha prodotto alcune stime sul tasso di sostituzione di quei lavoratori che quest’anno raggiungono i requisiti necessari per andare in pensione anticipatamente.

In particolare, spiegano i consulenti del lavoro, “è stato analizzato lo storico del turnover calcolando le uscite per pensionamento per anno e gli ingressi permanenti (contratti a tempo indeterminato e apprendistato) nel mondo del lavoro di giovani con meno di trent’anni”. Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia, il 36,6% del Nord-Est e il 26,5% del Nord-Ovest. Ai quali si aggiungerà un 20,6% di prepensionamenti nelle regioni del Centro Italia.

 


Soluzione abitative d’alto profilo a Monza

Il territorio brianzolo è notoriamente uno dei più importanti del paese per quel che riguarda la ricchezza prodotta, ma al tempo stesso tra i primi in Europa. L’economia dell’intera zona vive ancora i benefici delle eccellenze produttive e dell’esportazione del made in Italy che nel recente passato hanno contribuito in maniera decisiva a determinare l’assoluta posizione predominante a livello economico di questa bellissima zona della Lombardia. Oggi il territorio di Monza e Brianza è caratterizzato anche dalla presenza di numerose soluzioni abitative dal grande pregio storico e architettonico, che insistono sia nel centro storico che nei pressi dell’immenso parco di cui la città dispone. Ciò, unito alla grandissima vivibilità del territorio (basti pensare appunto ai parchi e alle tante aree verdi in genere di cui la zona gode) ai tanti luoghi di interesse storico e culturale, nonché all’assoluta tranquillità che il territorio offre ai propri abitanti, rendono la provincia di Monza e Brianza particolarmente appetibile a tutti coloro i quali sono alla ricerca di una soluzione abitativa d’alto profilo.

Proprio coloro che desiderano venire ad abitare da queste parti considerano l’immobiliare Monza Franco Guerrieri una risorsa importante sia per l’esclusivo ventaglio di proposte immobiliari di prestigio di cui dispone, che per i servizi di assistenza offerti al cliente che si estendono anche oltre alla fase di conclusione di una eventuale compravendita. Questa storica agenzia, con sede in Viale Italia 39 a Monza, offre i propri servizi sia a quanti desiderano acquistare che vendere una unità immobiliare nei dintorni, garantendo sempre il massimo della discrezionalità nonché fornendo supporto sia per la fase tecnica (ad esempio eventuali sopralluoghi o lavori di ristrutturazione) nonché per l’espletamento di tutte quelle procedure burocratiche che è necessario affrontare, ma per le quali si preferisce avere accanto un team di professionisti qualificati che possano garantire il corretto espletamento di tutta la produzione burocratica necessaria.


I neolaureati italiani ultimi in classifica per stipendi in Europa

Quanto guadagna in media un giovane neolaureato italiano? Al netto delle tasse e del costo della vita, il suo salario a inizio carriera si attesta intorno ai 23mila euro lordi all’anno, il più basso d’Europa. A fornire i dati aggiornati su quanto percepiscono i giovani nei primi anni di lavoro post laurea è la società di consulenza Willis Towers Watson, che ha stilato una classifica degli stipendi dei giovani neolaureati del Vecchio Continente. E il paragone, a volte, è imbarazzante. In Lussemburgo e Svizzera i giovani guadagnano il doppio dei nostri neolaureati. Anche al netto delle tasse.

Svizzera, Lussemburgo, Danimarca sul podio

Lo studio, riportato sul portale Skuola.net, ha preso in considerazione i dipendenti di aziende multinazionali di una sessantina di Paesi europei. Stando ai numeri, a primeggiare è la Svizzera, Paese in cui un giovane laureato percepisce in media uno stipendio lordo di base pari a 88.498 dollari all’anno, ovvero oltre 78mila euro, contro i 63.007 dollari di un giovane che vive in Lussemburgo, e i 61.355 di un danese. Al quarto posto si trova la Germania, dove la retribuzione è pari a 60.336 dollari lordi annui.

Italia fanalino di coda, con 26.032 dollari di stipendio medio lordo

Al penultimo posto della classifica europea degli stipendi è la Spagna, con 33.881 dollari lordi annui di stipendio medio, mentre in ultima posizione c’è proprio l’Italia, con 26.032 dollari lordi annui.

I conti però, riferisce una notizia Ansa, andrebbero fatti per bene, considerando quindi anche il peso della pressione fiscale e delle spese correnti. E a conti fatti, in questo caso, si scopre che la classifica cambia. Almeno, per i laureati svizzeri, che scendono al secondo posto, con 58.530 dollari (51.400 euro), per quelli del Lussemburgo, che salgono sul primo gradino del podio (58.865), e per i tedeschi, che guadagnano una posizione (47.000). Ma non per noi, che continuiamo a chiudere la classifica con i nostri 23mila dollari.

Per i diplomati la situazione non cambia

Sempre secondo la società Willis Towers Watson, in Italia un diplomato al primo impiego guadagnerebbe al massimo 24.569 euro lordi all’anno. E alla voce “avanzamento di carriera”, la situazione è ancora più drammatica. I diplomati italiani, infatti (ammesso che trovino lavoro), difficilmente riusciranno a oltrepassare le posizioni di impiegati. Con il risultato che, nel corso della loro carriera professionale, potranno contare solo sui cosiddetti salari “fissi”, stipulati all’interno dei contratti collettivi nazionali.

 


Millennials, malati di perfezionismo

La mania di avere tutto sotto controllo e l’esigenza di perfezionismo sono aumentati notevolmente negli ultimi 25 anni, soprattutto fra i giovani. Secondo uno studio guidato dalla Saint John University di York, nel Regno Unito, e dalla Dalhousie University, in Canada, pubblicato su Personality and Social Psychology Review, i giovani di oggi sono più perfezionisti che mai. Ciò significa che i Millennials vi lottano più delle generazioni precedenti. Una scoperta che rispecchia i risultati di ricerche precedenti.

Le cause? Sono complesse, e secondo i ricercatori risiedono in un ambiente sociale sempre più competitivo, nell’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, e non ultimo, nell’influenza del modello proposto dai social media.

Provenienza sociale, prestazioni, vincita e interesse personale vengono enfatizzati

Dalla ricerca, una meta-analisi di 77 studi che ha coinvolto complessivamente 25mila persone dai 15 ai 49 anni (circa due terzi donne), emerge in primo luogo il progressivo aumento del successo come valore di riferimento nella società. Il fatto di essere inseriti in una realtà sempre più competitiva, dove la provenienza sociale e le prestazioni contano eccessivamente, e la vincita e l’interesse personale sono enfatizzati, porta a pretendere da se stessi prestazioni sempre più elevate. E difficili da raggiungere. In pratica i Millennials si confrontano con un modello vincente a cui sentono di doversi adeguare, pena l’esclusione sociale e il fallimento.

La responsabilità è anche dei genitori

La ricerca fa emergere però anche la responsabilità dei genitori, che esercitano troppo controllo e sono troppo critici nei confronti dei figli. Comportamenti che possono favorire lo sviluppo del perfezionismo nei Millennials, riferisce Ansa.

“I genitori – spiegano Simon Sherry e Martin M. Smith su The Conversation – devono essere meno critici e iperprotettivi, insegnando ai propri figli a tollerare e imparare dai loro errori, sottolineando al contempo quanto sia importante impegnarsi per ciò in cui si crede rispetto alla ricerca irrealistica della perfezione”.

L’antidoto è l’amore incondizionato

Tutto ciò fa si che i Millennials siano circondati da troppi parametri su cui misurare il loro successo o fallimento. E non va trascurato il peso dei social media, che nell’ultimo decennio hanno proposto contenuti e post che mostrano vite irrealisticamente “perfette”. Un modello in cui i giovani tendono a volersi riconoscere in maniera poco critica.

Un antidoto possibile alla smania di apparire perfetti però c’è, e secondo i ricercatori risiede nell’amore incondizionato. Quello per cui i genitori apprezzano i figli per qualcosa di più delle loro prestazioni o del loro aspetto.


Top e flop tecnologici del 2018, da Fortnite alla voglia di disconnettersi

Con l’arrivo dell’anno nuovo anche per la tecnologia è tempo di bilanci, e tra successi e flop decretati dai dati di mercato, dalla cronaca e dagli analisti, si fanno i conti e si stabiliscono classifiche. Ecco quindi i Top 5 e i Flop 5 dell’anno appena trascorso, con Fortnite che guida la classifica dei successi tecnologici. Per Bloomberg il videogioco ha raggiunto 200 milioni di utenti fra tutti i canali su cui è disponibile, da PlayStation a iOS a Nintendo Switch. Nonostante si tratti di una novità natalizia è destinata a far salire ancora i numeri. E già si possono acquistare oggetti e regalarli agli amici di gioco.

Blockchain, Amazon Echo e Samsung Galaxy Note9

Al secondo posto fra i Top 2018 c’è la Blockchain. Il valore dei bitcoin è crollato, è vero, ma le criptovalute hanno lasciato in eredità una tecnologia che consente sicurezza e tracciabilità. Terza posizione per Amazon Echo e gli smart speaker. Secondo i dati di Strategy Analytics da luglio a settembre 2018 le consegne sono aumentate del 197% su base annua, arrivando a quota 22,7 milioni di unità. Al quarto posto il Samsung Galaxy Note9, eletto miglior smartphone top di gamma dell’anno. Fiore all’occhiello il nuovo display, il comparto fotografico, la durata della batteria e il pennino S-Pen con tecnologia attiva Bluetooth per impartire comandi da remoto.

Digital detox, soprattutto da Facebook

Dopo anni di abbuffate tecnologiche la parola d’ordine ora è disconnettersi. Un’azienda Usa offre addirittura 100mila dollari a chi raccoglie la sfida di stare un anno senza smartphone. Intanto Apple, Google e Facebook hanno introdotto timer che tengono il conto del tempo trascorso su telefono e social. Anche se per Facebook, al primo posto fra i flop del’anno, il 2018 è stato davvero un anno nero. Superato da Instagram il social conquista il podio dei Flop ed è sempre più snobbato dai giovani. Inoltre, dopo Russiagate, il caso Cambridge Analytica ha scoperchiato un vaso di Pandora. L’ultima inchiesta del Nyt parla di un cartello con altre aziende tech per i dati degli utenti.

Huawei, iPhone XR, Bitcoin e insicurezza informatica

Al secondo posto c’è Huawei e la guerra Usa-Cina, e la terzo l’iPhone XR, che doveva essere la novità del 2018, ma non è andata così. Ed Apple è stata superata nelle vendite proprio da Huawei, diventata secondo produttore di smartphone al mondo. Male anche per i Bitcoin: in un anno il valore della criptovaluta è crollato dell’80%, riporta Ansa, mentre ovunque è allarme insicurezza informatica. Il 2018 si è aperto con una falla nei chip Intel e si è chiuso con il furto di dati alla catena Marriott


Gli studenti vogliono la smart home, anzi, la villa

Com’è la casa dei sogni per gli studenti? Smart: poter vivere in una smart home per il 34% degli studenti è un sogno che sperano di realizzare, e per il 30% la pulizia automatica è il massimo della tecnologia abbinata all’alloggio. Più raffinato, il 17% vorrebbe in casa una stanza della musica, e un altro 17% punterebbe ad avere un 3D Home Theatre, seguito da un 4% che si accontenterebbe di godere di un kit per la realtà virtuale. Si tratta dei risultati di un sondaggio sulla casa dei sogni condotto fra circa 1.500 giovani universitari di 100 diverse nazionalità, e realizzato da Uniplaces, la società europea per la prenotazione online di alloggi agli studenti.

Un cuoco, un massaggiatore e un maggiordomo

Fra le altre preferenze desiderate dagli studenti rientrano anche un cuoco, un massaggiatore e un maggiordomo sempre disponibili. Il 28%, poi, vorrebbe vedere gironzolare per la casa del personale dedicato alla pulizia, invece a un più vorace 16% brontola lo stomaco al pensiero di poter disporre di cibo e bevande all-inclusive in casa. La stessa percentuale, riporta Italpress, è più rilassata, e vorrebbe a disposizione un terapista per massaggi. Tornando al cibo, che fra gli studenti la fa da padrone, il 13% degli intervistati gradirebbe direttamente un cuoco ai fornelli, mentre l’8% vorrebbe un buffet 24 ore su 24. I più esigenti, un 2%, puntano invece al maggiordomo, o a un insegnante privato.

La casa crociera con tanti servizi

Una dimora di lusso, quindi, come se fosse una nave da crociera. La piscina (27%) pertanto domina la classifica relativa ai servizi, che nella casa perfetta non possono mancare. Segue ancora lo sport, con la palestra al 24%, e poi la cultura, con l’home cinema al 14%. Nel mezzo si piazza un classico open bar 12%: chi non vorrebbe sorseggiare un drink a qualsiasi ora? Per poi magari riprendere con lo sport, diviso tra un campo da tennis (6%) e uno da calcio (4%). In chiusura, una porta verso il cielo: l’eliporto (2%).

Una villa, un hotel, una casa su un albero e una barca

E se potessero scegliere il tipo di abitazione dove vorrebbero abitare gli studenti? Attico e villa dominano la fotografia della casa dei sogni, rispettivamente con il 34% e 32% delle preferenze, seguite da una vita in hotel, al 12%. In pratica, gli stessi desideri di ricco vecchio stile. Un temerario e più avventuroso 7% vorrebbe invece vivere in una casa su un albero, e un altro 5% altrettanto alternativo vorrebbe una casa galleggiante, mentre un 4% vivrebbe volentieri direttamente su una barca.

Ma c’è anche un coraggioso 1% che gradirebbe vivere a bordo di un aereo, per volare intorno al mondo e fare scalo in tutte le mete preferite.