Quota 100, ingresso lavoro per un under 30 ogni 3 pensionati

Nel 2019 circa 116 mila ragazzi con meno di 30 anni faranno ingresso nel mondo del lavoro in virtù di 314 mila richiedenti l’accesso al prepensionamento. In pratica, uno per ogni tre pensionati “in uscita” con Quota 100, la nuova misura del governo per il prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale si stima una percentuale di turnover pari al 37%: si tratta di una stima sugli effetti della nuova misura del governo condotta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro e illustrata durante il 22° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza di Roma.

Un massiccio anticipo di uscite

“Lo scenario che abbiamo di fronte è di un massiccio anticipo di uscite – spiegano i consulenti del lavoro – che comporterà un rapido aggiornamento del piano di assunzioni pianificate dalle aziende private e potrebbe, paradossalmente, comportare difficoltà di copertura delle posizioni lavorative perse nel 2019”.

Come riportato dalle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, sottolineano i consulenti del lavoro, “accederanno a Quota 100 circa 63 mila autonomi (20%), 94 mila dipendenti della Pubblica Amministrazione (30%) e 157 mila lavoratori del settore privato (50%)”. I tre comparti occupazionali hanno, però, capacità di riorganizzazione molto differenti fra di loro.

Le dinamiche nei comparti occupazionali

Nel settore privato, ad esempio, la pianificazione delle risorse tiene conto della quota di persone che usciranno per pensionamento. Si stima infatti che per ogni 100 dipendenti del settore privato che aderiranno a Quota 100, il 30% uscirà dal settore manifatturiero, l’11% dal commercio e l’8% dal settore dei trasporti e magazzinaggio. Secondo i consulenti del lavoro, “non è così automatico, invece, nel settore pubblico. Anche se qui il massiccio esodo dei lavoratori over 60 potrebbe creare inizialmente qualche difficoltà ai servizi essenziali come sanità e istruzione”.

Più semplice la dinamica nel lavoro autonomo, dove i più ridotti volumi produttivi riflettono l’andamento del ciclo economico.

Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia

Basandosi sui dati tratti dall’udienza informale dell’Ufficio parlamentare di bilancio del 5 marzo scorso, riferisce Adnkronos, la Fondazione Studi ha prodotto alcune stime sul tasso di sostituzione di quei lavoratori che quest’anno raggiungono i requisiti necessari per andare in pensione anticipatamente.

In particolare, spiegano i consulenti del lavoro, “è stato analizzato lo storico del turnover calcolando le uscite per pensionamento per anno e gli ingressi permanenti (contratti a tempo indeterminato e apprendistato) nel mondo del lavoro di giovani con meno di trent’anni”. Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia, il 36,6% del Nord-Est e il 26,5% del Nord-Ovest. Ai quali si aggiungerà un 20,6% di prepensionamenti nelle regioni del Centro Italia.

 


Soluzione abitative d’alto profilo a Monza

Il territorio brianzolo è notoriamente uno dei più importanti del paese per quel che riguarda la ricchezza prodotta, ma al tempo stesso tra i primi in Europa. L’economia dell’intera zona vive ancora i benefici delle eccellenze produttive e dell’esportazione del made in Italy che nel recente passato hanno contribuito in maniera decisiva a determinare l’assoluta posizione predominante a livello economico di questa bellissima zona della Lombardia. Oggi il territorio di Monza e Brianza è caratterizzato anche dalla presenza di numerose soluzioni abitative dal grande pregio storico e architettonico, che insistono sia nel centro storico che nei pressi dell’immenso parco di cui la città dispone. Ciò, unito alla grandissima vivibilità del territorio (basti pensare appunto ai parchi e alle tante aree verdi in genere di cui la zona gode) ai tanti luoghi di interesse storico e culturale, nonché all’assoluta tranquillità che il territorio offre ai propri abitanti, rendono la provincia di Monza e Brianza particolarmente appetibile a tutti coloro i quali sono alla ricerca di una soluzione abitativa d’alto profilo.

Proprio coloro che desiderano venire ad abitare da queste parti considerano l’immobiliare Monza Franco Guerrieri una risorsa importante sia per l’esclusivo ventaglio di proposte immobiliari di prestigio di cui dispone, che per i servizi di assistenza offerti al cliente che si estendono anche oltre alla fase di conclusione di una eventuale compravendita. Questa storica agenzia, con sede in Viale Italia 39 a Monza, offre i propri servizi sia a quanti desiderano acquistare che vendere una unità immobiliare nei dintorni, garantendo sempre il massimo della discrezionalità nonché fornendo supporto sia per la fase tecnica (ad esempio eventuali sopralluoghi o lavori di ristrutturazione) nonché per l’espletamento di tutte quelle procedure burocratiche che è necessario affrontare, ma per le quali si preferisce avere accanto un team di professionisti qualificati che possano garantire il corretto espletamento di tutta la produzione burocratica necessaria.


I neolaureati italiani ultimi in classifica per stipendi in Europa

Quanto guadagna in media un giovane neolaureato italiano? Al netto delle tasse e del costo della vita, il suo salario a inizio carriera si attesta intorno ai 23mila euro lordi all’anno, il più basso d’Europa. A fornire i dati aggiornati su quanto percepiscono i giovani nei primi anni di lavoro post laurea è la società di consulenza Willis Towers Watson, che ha stilato una classifica degli stipendi dei giovani neolaureati del Vecchio Continente. E il paragone, a volte, è imbarazzante. In Lussemburgo e Svizzera i giovani guadagnano il doppio dei nostri neolaureati. Anche al netto delle tasse.

Svizzera, Lussemburgo, Danimarca sul podio

Lo studio, riportato sul portale Skuola.net, ha preso in considerazione i dipendenti di aziende multinazionali di una sessantina di Paesi europei. Stando ai numeri, a primeggiare è la Svizzera, Paese in cui un giovane laureato percepisce in media uno stipendio lordo di base pari a 88.498 dollari all’anno, ovvero oltre 78mila euro, contro i 63.007 dollari di un giovane che vive in Lussemburgo, e i 61.355 di un danese. Al quarto posto si trova la Germania, dove la retribuzione è pari a 60.336 dollari lordi annui.

Italia fanalino di coda, con 26.032 dollari di stipendio medio lordo

Al penultimo posto della classifica europea degli stipendi è la Spagna, con 33.881 dollari lordi annui di stipendio medio, mentre in ultima posizione c’è proprio l’Italia, con 26.032 dollari lordi annui.

I conti però, riferisce una notizia Ansa, andrebbero fatti per bene, considerando quindi anche il peso della pressione fiscale e delle spese correnti. E a conti fatti, in questo caso, si scopre che la classifica cambia. Almeno, per i laureati svizzeri, che scendono al secondo posto, con 58.530 dollari (51.400 euro), per quelli del Lussemburgo, che salgono sul primo gradino del podio (58.865), e per i tedeschi, che guadagnano una posizione (47.000). Ma non per noi, che continuiamo a chiudere la classifica con i nostri 23mila dollari.

Per i diplomati la situazione non cambia

Sempre secondo la società Willis Towers Watson, in Italia un diplomato al primo impiego guadagnerebbe al massimo 24.569 euro lordi all’anno. E alla voce “avanzamento di carriera”, la situazione è ancora più drammatica. I diplomati italiani, infatti (ammesso che trovino lavoro), difficilmente riusciranno a oltrepassare le posizioni di impiegati. Con il risultato che, nel corso della loro carriera professionale, potranno contare solo sui cosiddetti salari “fissi”, stipulati all’interno dei contratti collettivi nazionali.

 


Millennials, malati di perfezionismo

La mania di avere tutto sotto controllo e l’esigenza di perfezionismo sono aumentati notevolmente negli ultimi 25 anni, soprattutto fra i giovani. Secondo uno studio guidato dalla Saint John University di York, nel Regno Unito, e dalla Dalhousie University, in Canada, pubblicato su Personality and Social Psychology Review, i giovani di oggi sono più perfezionisti che mai. Ciò significa che i Millennials vi lottano più delle generazioni precedenti. Una scoperta che rispecchia i risultati di ricerche precedenti.

Le cause? Sono complesse, e secondo i ricercatori risiedono in un ambiente sociale sempre più competitivo, nell’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, e non ultimo, nell’influenza del modello proposto dai social media.

Provenienza sociale, prestazioni, vincita e interesse personale vengono enfatizzati

Dalla ricerca, una meta-analisi di 77 studi che ha coinvolto complessivamente 25mila persone dai 15 ai 49 anni (circa due terzi donne), emerge in primo luogo il progressivo aumento del successo come valore di riferimento nella società. Il fatto di essere inseriti in una realtà sempre più competitiva, dove la provenienza sociale e le prestazioni contano eccessivamente, e la vincita e l’interesse personale sono enfatizzati, porta a pretendere da se stessi prestazioni sempre più elevate. E difficili da raggiungere. In pratica i Millennials si confrontano con un modello vincente a cui sentono di doversi adeguare, pena l’esclusione sociale e il fallimento.

La responsabilità è anche dei genitori

La ricerca fa emergere però anche la responsabilità dei genitori, che esercitano troppo controllo e sono troppo critici nei confronti dei figli. Comportamenti che possono favorire lo sviluppo del perfezionismo nei Millennials, riferisce Ansa.

“I genitori – spiegano Simon Sherry e Martin M. Smith su The Conversation – devono essere meno critici e iperprotettivi, insegnando ai propri figli a tollerare e imparare dai loro errori, sottolineando al contempo quanto sia importante impegnarsi per ciò in cui si crede rispetto alla ricerca irrealistica della perfezione”.

L’antidoto è l’amore incondizionato

Tutto ciò fa si che i Millennials siano circondati da troppi parametri su cui misurare il loro successo o fallimento. E non va trascurato il peso dei social media, che nell’ultimo decennio hanno proposto contenuti e post che mostrano vite irrealisticamente “perfette”. Un modello in cui i giovani tendono a volersi riconoscere in maniera poco critica.

Un antidoto possibile alla smania di apparire perfetti però c’è, e secondo i ricercatori risiede nell’amore incondizionato. Quello per cui i genitori apprezzano i figli per qualcosa di più delle loro prestazioni o del loro aspetto.


Top e flop tecnologici del 2018, da Fortnite alla voglia di disconnettersi

Con l’arrivo dell’anno nuovo anche per la tecnologia è tempo di bilanci, e tra successi e flop decretati dai dati di mercato, dalla cronaca e dagli analisti, si fanno i conti e si stabiliscono classifiche. Ecco quindi i Top 5 e i Flop 5 dell’anno appena trascorso, con Fortnite che guida la classifica dei successi tecnologici. Per Bloomberg il videogioco ha raggiunto 200 milioni di utenti fra tutti i canali su cui è disponibile, da PlayStation a iOS a Nintendo Switch. Nonostante si tratti di una novità natalizia è destinata a far salire ancora i numeri. E già si possono acquistare oggetti e regalarli agli amici di gioco.

Blockchain, Amazon Echo e Samsung Galaxy Note9

Al secondo posto fra i Top 2018 c’è la Blockchain. Il valore dei bitcoin è crollato, è vero, ma le criptovalute hanno lasciato in eredità una tecnologia che consente sicurezza e tracciabilità. Terza posizione per Amazon Echo e gli smart speaker. Secondo i dati di Strategy Analytics da luglio a settembre 2018 le consegne sono aumentate del 197% su base annua, arrivando a quota 22,7 milioni di unità. Al quarto posto il Samsung Galaxy Note9, eletto miglior smartphone top di gamma dell’anno. Fiore all’occhiello il nuovo display, il comparto fotografico, la durata della batteria e il pennino S-Pen con tecnologia attiva Bluetooth per impartire comandi da remoto.

Digital detox, soprattutto da Facebook

Dopo anni di abbuffate tecnologiche la parola d’ordine ora è disconnettersi. Un’azienda Usa offre addirittura 100mila dollari a chi raccoglie la sfida di stare un anno senza smartphone. Intanto Apple, Google e Facebook hanno introdotto timer che tengono il conto del tempo trascorso su telefono e social. Anche se per Facebook, al primo posto fra i flop del’anno, il 2018 è stato davvero un anno nero. Superato da Instagram il social conquista il podio dei Flop ed è sempre più snobbato dai giovani. Inoltre, dopo Russiagate, il caso Cambridge Analytica ha scoperchiato un vaso di Pandora. L’ultima inchiesta del Nyt parla di un cartello con altre aziende tech per i dati degli utenti.

Huawei, iPhone XR, Bitcoin e insicurezza informatica

Al secondo posto c’è Huawei e la guerra Usa-Cina, e la terzo l’iPhone XR, che doveva essere la novità del 2018, ma non è andata così. Ed Apple è stata superata nelle vendite proprio da Huawei, diventata secondo produttore di smartphone al mondo. Male anche per i Bitcoin: in un anno il valore della criptovaluta è crollato dell’80%, riporta Ansa, mentre ovunque è allarme insicurezza informatica. Il 2018 si è aperto con una falla nei chip Intel e si è chiuso con il furto di dati alla catena Marriott


Gli studenti vogliono la smart home, anzi, la villa

Com’è la casa dei sogni per gli studenti? Smart: poter vivere in una smart home per il 34% degli studenti è un sogno che sperano di realizzare, e per il 30% la pulizia automatica è il massimo della tecnologia abbinata all’alloggio. Più raffinato, il 17% vorrebbe in casa una stanza della musica, e un altro 17% punterebbe ad avere un 3D Home Theatre, seguito da un 4% che si accontenterebbe di godere di un kit per la realtà virtuale. Si tratta dei risultati di un sondaggio sulla casa dei sogni condotto fra circa 1.500 giovani universitari di 100 diverse nazionalità, e realizzato da Uniplaces, la società europea per la prenotazione online di alloggi agli studenti.

Un cuoco, un massaggiatore e un maggiordomo

Fra le altre preferenze desiderate dagli studenti rientrano anche un cuoco, un massaggiatore e un maggiordomo sempre disponibili. Il 28%, poi, vorrebbe vedere gironzolare per la casa del personale dedicato alla pulizia, invece a un più vorace 16% brontola lo stomaco al pensiero di poter disporre di cibo e bevande all-inclusive in casa. La stessa percentuale, riporta Italpress, è più rilassata, e vorrebbe a disposizione un terapista per massaggi. Tornando al cibo, che fra gli studenti la fa da padrone, il 13% degli intervistati gradirebbe direttamente un cuoco ai fornelli, mentre l’8% vorrebbe un buffet 24 ore su 24. I più esigenti, un 2%, puntano invece al maggiordomo, o a un insegnante privato.

La casa crociera con tanti servizi

Una dimora di lusso, quindi, come se fosse una nave da crociera. La piscina (27%) pertanto domina la classifica relativa ai servizi, che nella casa perfetta non possono mancare. Segue ancora lo sport, con la palestra al 24%, e poi la cultura, con l’home cinema al 14%. Nel mezzo si piazza un classico open bar 12%: chi non vorrebbe sorseggiare un drink a qualsiasi ora? Per poi magari riprendere con lo sport, diviso tra un campo da tennis (6%) e uno da calcio (4%). In chiusura, una porta verso il cielo: l’eliporto (2%).

Una villa, un hotel, una casa su un albero e una barca

E se potessero scegliere il tipo di abitazione dove vorrebbero abitare gli studenti? Attico e villa dominano la fotografia della casa dei sogni, rispettivamente con il 34% e 32% delle preferenze, seguite da una vita in hotel, al 12%. In pratica, gli stessi desideri di ricco vecchio stile. Un temerario e più avventuroso 7% vorrebbe invece vivere in una casa su un albero, e un altro 5% altrettanto alternativo vorrebbe una casa galleggiante, mentre un 4% vivrebbe volentieri direttamente su una barca.

Ma c’è anche un coraggioso 1% che gradirebbe vivere a bordo di un aereo, per volare intorno al mondo e fare scalo in tutte le mete preferite.


Viaggi e smartphone Android: i consigli per evitare guai

Bello viaggiare e bello anche condividere sui social quello che si sta vivendo. Ma i problemi, e pure i rischi, sempre più corrono in rete. Ecco quindi i consigli di HMD Global per spostarsi in sicurezza in tutto il mondo, senza pericoli per sè e per il proprio device. Le regole di base sono poche e semplici, ma consentiranno di evitare che il telefono si becchi un virus o un Trojan mentre si naviga su WLAN pubbliche. Insomma, trovarsi in un paese straniero con il telefono “in ostaggio” o i propri dati sensibili rubati non è davvero un’esperienza piacevole.

Occhio alle WLAN pubbliche

Accedere al Wi-Fi gratuito è un modo molto comodo per risparmiare sul roaming quando si è all’estero, ma occorre cautela. Se ci si avvale delle WLAN non protette spesso disponibili in hotel o locali, gli hacker possono facilmente prendere il controllo dello smartphone o spiare i dati che vi risiedono. Se non si può fare a meno di accedere alla WLAN, bisognerebbe almeno pensare a utilizzare un’app VPN che garantisca privacy e sicurezza indirizzando i dati attraverso un ‘tunnel privato virtuale’ che impedisce ai malintenzionati di visualizzare i dati. Si possono trovare valide app VPN per smartphone Android su Google Play cercando con la parola chiave VPN.

Scaricare app Android da Google Play

Spesso offerte a prezzi allettanti sono legate allo scaricare un’app apposita. Però, attenzione: queste app potrebbe essere un modo furbo per installare un malware sul telefono. Come difendersi? Occorre controllare dove l’app è disponibile per il download: se non è un sito sicuro e conosciuto, come Google Play nel caso di uno smartphone Android, meglio lasciar perdere. Secondo un recente rapporto di Google, i dispositivi Android che usano app da fonti diverse da Google Play sono nove volte più suscettibili alle infezioni da Trojan o virus.

Meglio partire con un secondo telefono

Lo smartphone di ognuno di noi contiene informazioni preziose, non solo nostre, ma anche di amici e parenti. Tutti, infatti, conserviamo nel telefonino chat, messaggi, note… Per non parlare di fotografie o dati sensibili come accesi bancari o password. Ergo, un consiglio particolarmente saggio è quello di partire con un telefono di scorta, lasciando a casa o in cassaforte in hotel quello “principale”.  Con un investimento minimo, ci si mette al riparo da guai sicuramente più costosi e dolorosi.


Il pesce a tavola è amato dagli italiani, anche surgelato

Fresco, decongelato, ma anche surgelato. Il pesce compare spesso sulle tavole degli italiani, tanto che nel 2017 ne abbiamo consumato complessivamente 28,4 kg a testa, il 2% in più rispetto all’anno precedente. Questo ci pone al di sopra della media nelle classifiche europee e mondiali del consumo di prodotti ittici: in Europa infatti la media è di circa 22,7 chili pro capite. In generale anche nel mondo il consumo di pesce è in aumento. E secondo Ismea per il 2017 si stimano oltre 20 kg di consumo a testa, più del doppio dei 9 kg registrati nel 1991

Il 17% dei consumi è sotto zero

Se lo preferiamo fresco o decongelato, 1 volta su 5 lo scegliamo surgelato. Un trend in crescita rilevato dall’Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati, secondo il quale nel 2017 sono state consumate 113.400 tonnellate di pesce surgelato, +5% rispetto all’anno precedente. L’ittico surgelato copre il 17% dei consumi italiani di pesce. Nel solo canale retail il pesce naturale ha registrato un incremento del 7% negli acquisti, seguito da mollane e crostacei (+ 6,7%), e dalle versioni panate e pastellate (+3%).

I consumatori italiani premiano la qualità, ma soprattutto il fatto che questi prodotti siano già puliti e pronti al consumo. Inoltre, mostrano di essere consapevoli delle tecniche di lavorazione messe in atto dalle aziende produttrici, apprezzando la sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council), di cui molte aziende del settore si sono dotate.

Una fonte naturale di macronutrienti

Le ricerche dimostrano come un consumo abituale di pesce aiuti i bambini a dormire meglio e a migliorare le capacità cognitive e verbali. Questo perché il pesce è una fonte naturale di macronutrienti, tra cui proteine nobili e acidi grassi omega-3, ma è anche ricco di micronutrienti come vitamine, in particolare A e D, e sali minerali, come iodio e selenio.

Ma è meglio fresco o surgelato? “Il pesce surgelato ha le stesse proprietà nutrizionali di quello fresco – spiega Vittorio Gagliardi, presidente Iias –. Le sue proprietà restano intatte anche se surgelato, perché viene scrupolosamente rispettata la catena del freddo, mantenendo sempre il prodotto a una temperatura di -18 °C durante tutto il suo iter, dal confezionamento alla tavola”.

I bambini lo preferiscono a bastoncini

I consumatori sembrano apprezzare questo alimento già da bambini, soprattutto se sotto forma di bastoncini di pesce, un prodotto che ha conquistato generazioni di italiani. Il merluzzo presente nei bastoncini, riporta askanews, viene sfilettato ancora fresco e surgelato a bordo delle navi in cui viene pescato. Il processo di surgelazione, poi, porta l’alimento in pochi minuti a bassissime temperature, che consente di mantenere intatte le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del pesce fresco. Qualità alla base del loro successo tra le 10 milioni di famiglie italiane che li consumano abitualmente


Lo shopping fa la felicità. Anche online

Lo shopping rende felici? Si: felicità, soddisfazione, serenità, appagamento sono le emozioni che vengono più spesso associate all’esperienza d’acquisto.  Anche a distanza. Per le under 25, quelle che comprano di più a distanza, lo shopping è anche un’occasione di socializzazione. Secondo la ricerca ‘Lo shopping e la Felicità’, condotta da Osservatorio QVC, retailer multimediale dello shopping e dell’intrattenimento, in collaborazione con Human Highway, dimostra che in generale, le emozioni positive legate allo shopping sono vicine o superiori all’80%, con una percentuale del 31% che si dichiara “molto felice”. E questo su un campione di 1.000 donne, dai 18 anni in su, rappresentativo di oltre 15 milioni di italiane che si connettono alla rete con regolarità.

Comprare per se stesse o per gli altri?

Nello shopping per se stesse (1 acquisto su 3) queste sensazioni positive sono scatenate principalmente dalla convenienza economica (44%), mentre nelle spese destinate ad altri (1 su 5) lo stimolo arriva dal piacere di vivere un sentimento di generosità (45%). L’abbigliamento è la categoria più gettonata in entrambi i casi (circa il 30%), seguito da quello per i bambini. I figli, infatti, rappresentano i principali destinatari dei regali (31%), poi c’è il partner, con una quota del 24%, e gli amici o i parenti (12%), riferisce Adnkronos.

Le donne più giovani prediligono lo shopping a distanza

Le donne tra i 18 e i 24 anni, risiedenti nelle aree del Nord-Ovest o nel Sud Italia, sono quelle che traggono maggiore felicità nel fare acquisti per se stesse, prediligendo lo shopping a distanza e in compagnia. Hanno, invece, tra i 25 e i 34 anni le italiane che sperimentano la maggior soddisfazione nel dedicarsi ai regali: queste abitano principalmente nelle regioni del Sud, anche per loro emerge l’abitudine di comprare a distanza condividendo l’esperienza con qualcuno.

La fascia di popolazione più giovane è, infatti, quella maggiormente predisposta allo shopping online, oltre a rappresentare la categoria che fa un maggior uso di device durante e dopo l’acquisto.

La complicità nello shopping è una fonte di sicurezza

Avendo una particolare confidenza con le innovazioni, le native digitali si dichiarano entusiaste ed euforiche di fronte alla prospettiva di vivere un’esperienza di shopping altamente tecnologizzata. Ma le under 25 sono anche quelle che comperano con maggiore impulsività e richiedono standard piuttosto elevati: vorrebbero tutto, subito e a prezzi convenienti. I loro acquisti sono spesso condizionati dal consiglio di un’altra persona (36%), che quasi sempre è un’amica. La complicità nello shopping, infatti, rappresenta una fonte di sicurezza e di felicità perché diventa un’occasione di socializzazione e di svago.

Se nel futuro l’esperienza di shopping sarà sempre più spesso vissuta a distanza le dinamiche e i bisogni che stimolano questo processo saranno però simili a quelle di oggi. Relax, divertimento, condivisione, benessere, autostima, soddisfazione saranno sempre i motivi per cui si fanno acquisti.


Luglio, le aziende ricominciano ad assumere?

Rispetto a 12 mesi fa, le aziende italiane pare abbiano trovato una nuova dinamicità nelle assunzioni, che a luglio 2018 sono tornate a crescere. Lo evidenzia il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, sulla base delle entrate previste dalle imprese con dipendenti dell’industria e dei servizi tra luglio e settembre 2018.

227mila imprese hanno previsto assunzioni

Rispetto a luglio 2017, sono 38mila in più le aziende che assumono. Complessivamente, circa 227mila imprese dell’industria e dei servizi hanno previsto di fare assunzioni a luglio 2018, mentre erano 189mila un anno prima. Come riporta Adnkronos, la quota di imprese che ha programmato assunzioni sale al 16,7%, in deciso rialzo rispetto al 14% del luglio 2017. Nel terziario si registra il più intenso incremento della quota di aziende che richiede personale in ingresso: su base annua si passa dal 14,6% al 18,2% del totale, con un aumento massimo per la filiera del turismo (dal 18,6% al 23,1%). L’andamento è in discreta crescita anche nelle costruzioni (dall’11,1% al 13,2%), mentre nel manifatturiero si riscontra una sostanziale stabilità (+0,2 punti rispetto a luglio 2017).

Crescono anche i contratti programmati

Saldo positivo anche  per il numero dei contratti di lavoro programmati su base annua. Sono oltre 416mila le entrate previste a luglio 2018 rispetto alle quasi 375mila di un anno prima. Il tasso di entrata (che esprime il rapporto tra numero di entrate programmate e dipendenti delle imprese) si attesta al 3,5% (rispetto al 3,4% di luglio 2017), stazionario nell’industria e in crescita nei comparti dei servizi, in particolare in quelli alle persone (con quasi un punto in più su base annua).

I settori che registrano le maggiori difficoltà di reperimento

Tuttavia, le imprese segnalano dforti difficoltà di reperimento, tanto che circa una ricerca di personale su quattro rischia di restare disattesa. A livello settoriale, quattro dei primi cinque settori che hanno mostrato particolari difficoltà di reperimento restano invariati rispetto a luglio dello scorso anno: le industrie del legno-mobilio e la metallurgia (sono difficili 41 entrate su 100 per entrambi i comparti, indicazioni in crescita rispetto al 2017), le industrie meccaniche e elettroniche (difficili 38 entrate su 100, indicazioni stabili rispetto al 2017) e l’Ict (difficili 34 entrate su 100, indicazioni in calo rispetto al 2017). Completa il ranking, in prima posizione, il comparto moda-calzature per il quale quasi un’entrata prevista su due nel mese di luglio è considerata di difficile reperimento (quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2017).

Dove sono le aziende che assumono?

Il bollettino evidenzia un sensibile aumento su base tendenziale per il Nord-Ovest (+3,8 punti rispetto al 2017, attestandosi al 17,4% del totale), per il Nord-Est (+3,2 punti sul 2017, raggiungendo il 18,7% del totale) e per il Centro (+2,9 punti rispetto al 2017, arrivando al 16,2% del totale). Più contenuto il progresso registrato per la quota di imprese che hanno programmato di assumere del Sud e Isole (+1,6 punti, il 15,1% del totale).