Cotini srl | Soluzioni per la gestione degli accessi

Cotini srl fornisce soluzioni all’avanguardia per la gestione degli accessi all’interno di luoghi di lavoro o aree ad accesso limitato, nonché per controllare la presenza dei dipendenti all’interno di tali aree. I sistemi Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore e vantano sia software di gestione appositamente realizzati che centraline, tastiere e lettori di riconoscimento (anche relativamente alle impronte digitali o tratti del viso). La centralina in particolare, serve a configurare i lettori di riconoscimento e confronta i dati forniti dai lettori con quelli precedentemente programmati. Se tutto è in regola, la centralina invierà al software di gestione l’input che serve all’apertura della porta o tornello: questa può essere a sua volta vincolata a determinate regole di accesso che possono interessare le fasce orarie, i giorni della settimana o le singole aree presenti all’interno dell’edificio in questione.

Si tratta di una soluzione pratica che consente di stabilire in maniera infallibile chi può entrare all’interno delle varie aree ad accesso limitato, consentendo così un risparmio sul personale di sorveglianza e rendendo il controllo accessi decisamente più efficaci. Gli utenti autorizzati possono essere facilmente riconosciuti mediante appositi lettori in grado di leggere badge ma anche impronte digitali o codici pin, trasmettendo i dati alla centralina la quale consentirà o meno l’apertura della porta. Grazie a questo sistema, anche la comunicazione tra i reparti (ad esempio quello che si occupa delle paghe) potrà essere più veloce e ne migliorerà l’efficacia complessiva del lavoro svolto, con evidenti risparmi grazie alla minor quantità di carta prodotta nonché al minor impiego di personale per svolgere operazioni che a questo punto saranno gestite in toto dal software progettato appositamente. Cotini srl inoltre fornisce assistenza tecnica rapida ed efficace ai propri clienti, sempre in grado di risolvere qualsiasi problematica dovesse presentarsi, sia telematicamente che attraverso la visita in sede da parte dei propri tecnici.


In Lombardia in ufficio il capo è donna

In Lombardia sono maggiori le chance di avere il capo donna. È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del registro imprese relativi agli anni 2017 e 2016.  Nella regione Lombardia infatti le 156mila imprese femminili censite nel 2017 danno lavoro a oltre 400mila addetti, di cui 145mila solo a Milano, sui 2,5 milioni totali in Italia.

In Italia Milano è seconda dopo Roma. Seguono Napoli e Torino

Fra chi cresce di più in Lombardia la prima è Milano (+1,3%), seguita da Como (+1%) e Monza (+0,9%). In Italia invece Milano è seconda, dopo Roma che ha 78 mila imprese femminili e prima di Napoli (51mila) e Torino (44mila). Milano, con 53mila imprese e 145mila addetti è prima in regione, seguita da Brescia (22mila imprese e 57mila addetti) e Bergamo (17mila imprese e 44mila addetti). Vengono poi Varese (12mila imprese e 31mila addetti) e Monza Brianza (11mila imprese e 28mila addetti). Lodi invece conta 2.797 imprese femminili, con circa 7mila addetti.

Le imprese femminili per settori

In Lombardia sono 41mila le imprese attive nel commercio, 22mila nelle attività di servizi alla persona, 16mila nell’alloggio e ristorazione, 14mila nelle attività manifatturiere. Le imprese femminili giovani, con titolari under 35, sono 20 mila, per un peso del 13% sul totale italiano (147mila). Oltre 6mila poi sono quelle attive a Milano, 3mila a Brescia, 2.400 a Bergamo, 1.500 a Varese e Monza Brianza. Le imprese rosa giovani pesano di più però sul totale dei giovani imprenditori a Bergamo, Brescia e Lodi (14%).

Oltre 21mila le imprese femminili straniere

Le imprese femminili straniere in Lombardia sono oltre 21mila, con un peso del 17,1% sul totale italiano. Milano, con circa 10 mila imprese femminili straniere, è prima in regione, e da sola pesa l’8% a livello nazionale, superata in Italia solo da Roma, con 11mila, e seguita da Torino, Firenze, Napoli, Prato, Brescia e Caserta. In regione la seguono Brescia, (2.682 imprese), Bergamo (1.951), Varese (1.318) e Monza Brianza (1.242). Per presenza di imprese straniere sul totale delle imprese femminili, Milano supera la media regionale (13,4%) e nazionale (10,6%) con il 18,4%.

Rendere più naturale il percorso di inserimento femminile nelle imprese

“Le nostre imprenditrici sono preparate e capaci di confrontarsi con i mercati e con il mondo delle istituzioni, capaci di muoversi in un contesto connesso e avanzato come Milano a livello europeo e internazionale”, dichiara Marzia Maiorano, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Il Comitato ha lo scopo di far crescere la consapevolezza sul ruolo femminile nelle imprese. “L’obiettivo è di far crescere delle prassi – continua Maiorano – dei comportamenti diffusi a livello sociale che possano rendere più naturale e semplificare il percorso di inserimento femminile nelle imprese e nel lavoro”.


Via Montenapoleone è la prima via europea per lo shopping

Milano è la destinazione top in fatto di shopping, e via Montenapoleone è la prediletta in Europa. Fra dicembre 2016 e novembre 2017 la via nel quadrilatero della moda ha raggiunto infatti il primo posto nella classifica europea delle vie più frequentate per gli acquisti fashion. Lo evidenzia Global Blue, spiegando che non solo via Montenapoleone ha un peso di circa il 36% rispetto alle altre vie di Milano, ma registra anche lo scontrino medio più alto: 1.809 euro dedicati interamente agli acquisti di tutto quanto è moda.

Dopo Milano, Parigi con Avenue Montaigne

Se Milano è in prima posizione, Parigi la segue a ruota con Avenue Montaigne, dove sono stati spesi mediamente 1.729 euro, e in terza Madrid, con 1.602 euro registrati in Calle de Ortega y Gasset. Dall’analisi a livello europeo si evidenzia anche la celebre Maximilianstrasse di Monaco di Baviera, riporta Adnkronos, dove però lo scontrino medio ha una significativa presenza nella categoria merceologica Orologi&Gioielli.

Il turismo traina la moda, e il 2017 è stato cruciale per il capoluogo lombardo

“Il 2017 è stato cruciale per Milano: tutti i mesi dell’anno hanno fatto registrare un saldo positivo degli arrivi in città, per una crescita complessiva del 10% rispetto al 2016”, spiega Roberta Guaineri, assessore al Turismo del Comune di Milano. Non si tratta di un dato estemporaneo, il trend è positivo ormai da anni, anche se il risultato del 2017 è senza dubbio eclatante. “Abbiamo lavorato molto perché Milano potesse crescere nel suo posizionamento internazionale ed essere vissuta come una destinazione turistica vera e propria – continua Guaineri – abbiamo promosso la città all’estero, favorito le relazioni con tour operator e stampa, massimizzato la comunicazione attraverso canali web e social. Ma non l’abbiamo fatto da soli: la collaborazione con il privato è stata, infatti, fondamentale e lo sarà sempre di più”.

Una partnership con MonteNapoleone District per il turismo di lusso

In questo scenario si inserisce anche la partnership con MonteNapoleone District per la promozione del turismo del lusso, segmento particolarmente rilevante per la città. “Basti pensare – ricorda Guaineri – che nel quinquennio compreso tra il 2013 e il 2017 abbiamo registrato una crescita dell’offerta alberghiera di alta qualità di oltre 3.100 posti letto”. Ma ai visitatori che arrivano a Milano il Comune si prepara a offrire una città attrattiva su tutti i fronti, con un calendario ricco di settimane dedicate, appuntamenti gratuiti, e grandi eventi sportivi.


Lavoratori italiani: meglio servizi di welfare che l’aumento

I lavoratori italiani più che il portafoglio “pieno” vogliono servizi di welfare. Come rivela una recente ricerca condotta da Censis-Eudaimon, ben sei lavoratori su dieci preferiscono essere premiati dalla loro azienda con benefit quali servizi di welfare come polizze sanitarie o convenzioni per gli asili nido. Questa forma retributiva è infatti decisamente privilegiata rispetto al più tradizionale aumento di stipendio.

Meglio i premi rappresentati da servizi

“Di fronte alla possibilità di trasformare quote premiali della retribuzione in prestazioni di welfare, il 58,7% dei lavoratori – oltre la metà – si dice favorevole, il 23,5% è contrario e il 17,8% non ha una opinione in merito”, afferma un estratto del rapporto, il primo mai pubblicato del genere.

Pochi lavoratori realmente informati

Anche se i lavoratori sembrerebbero decisamente interessati a questa opzione, solo pochi sono realmente informati in merito. In base ai dati dello studio, soltanto il “17,9% dei lavoratori italiani ha una conoscenza precisa di cos’è”. Tuttavia i vantaggi sono notevoli, segnala ancora il rapporto: “a regime si può stimare in 21 miliardi di euro il valore potenziale complessivo delle prestazioni e dei servizi di welfare aziendale, se questi strumenti fossero garantiti a tutti i lavoratori del settore privato: un valore pari a quasi una mensilità di stipendio in più all’anno per lavoratore”.

Più favorevoli i dirigenti con figli piccoli

Ci sono anche delle significative diversità nelle risposte a seconda dei livelli occupati e del proprio stato di famiglia. Esaminando nel dettaglio le risposte degli intervistati, emerge che “ad essere più favorevoli sono i dirigenti e i quadri (73,6%), i lavoratori con figli piccoli, fino a tre anni (68,2%), i laureati (63,5%), i lavoratori con redditi medio-alti (62,2%). Meno favorevoli sono gli operai, i lavoratori esecutivi e quelli con redditi bassi”.

Operai e impiegati preferirebbero l’aumento in busta paga

Il rapporto riporta che “tra gli operai (41,3%) e gli impiegati (36,5%) sono più elevate le quote di lavoratori che preferiscono avere più soldi in busta paga invece che soluzioni di welfare”. Cifre che secondo l’indagine parlano chiaro: “il welfare aziendale non può assumere la funzione di surrogato di aumenti salariali per gli occupati nelle fasce stipendiali più basse. Da questo punto di vista, bisogna considerare il boom di famiglie operaie in condizione di povertà assoluta, che sono aumentate del 178% tra il 2008 e il 2016, fino a diventare quasi 600.000”. Sostanzialmente, il welfare è un ottimo premio se c’è abbastanza: se mancano invece i soldi per il sostentamento, meglio il cash, grazie.


Internet, un utente su tre è minorenne: l’allarme dell’Unicef

Nel mondo, un utente di internet su tre è un bambino o, comunque, ha meno di 18 anni. Lo rivela il rapporto annuale dell’Unicef chiamato “La Condizione dell’Infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale”, pubblicato di recente.Troppi minori sono quindi esposti ai pericoli della rete e, secondo l’organizzazione internazionale, è stato fatto troppo poco per proteggerli dai rischi del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti online sicuri. “Nel 2016, ben 57.335 URL contenevano materiale pedo-pornografico. Di questi, il 60% era ospitato su server situati in Europa e il 37% in Nord America” riporta la nota dell’Unicef. “Il 53% dei bambini abusati e sfruttati per produrre questi contenuti ha 10 anni o meno. Il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016”.

I giovani i più connessi

I giovani rappresentano il gruppo di età più connesso. Nel mondo, il 71% di loro è online, comparato al 48% della popolazione totale. Quelli africani sono però i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline, a fronte di solo 1 su 25 in Europa. E se la tecnologia digitale può offrire benefici ai bambini più svantaggiati, aumentando il loro accesso alle informazioni, il rapporto rivela che milioni di ragazzi stanno perdendo questa opportunità: circa un terzo dei giovani del mondo – 346 milioni – non sono online, aggravando le disuguaglianze e riducendo la capacità dei bambini di partecipare a un’economia sempre più digital.

Più uomini che donne hanno acceso alla rete

Circa il 56% di tutti i siti web sono in inglese e molti bambini non possono trovare contenuti che comprendono o che siano culturalmente rilevanti. Esiste anche un divario di genere. A livello globale, nel 2017 ha usato internet il 12% in più degli uomini rispetto alle donne. In India, meno di un terzo degli utenti di internet sono donne.

Sul web anche da soli, ma in sicurezza

Il rapporto dell’Unicef presenta anche un sondaggio realizzato tra i giovani (13-24 anni) di 26 paesi, con 63.000 risposte ottenute.  Alla domanda “Cosa non ti piace di Internet?” il 23% degli intervistati ha risposto “la violenza”. Le ragazze rivelano di essere più turbate dagli episodi di violenza rispetto ai coetanei maschi (27% contro il 20%). Un terzo del campione ha identificato come principale timore “i contenuti pornografici indesiderati”, senza una significativa differenza tra maschi e femmine.  Alla domanda “Cosa ti piace di Internet?” il 40% dei giovani ha risposto “imparare nuove cose per la scuola o la salute”, mentre per un altro 24% “acquisire competenze che non posso imparare a scuola”. Chiedendo “Come hai imparato a utilizzare Internet?” il 42% dei ragazzi ha risposto di aver imparato da solo.


Youtube lancia l’opzione per acquistare i biglietti dei live. Per ora negli Usa

In effetti cosa c’è di più immediato che vedere e ascoltare un video musicale su Youtube e avere subito voglia di assistere a uno spettacolo live di quell’artista o quel gruppo? Devono aver fatto la stessa considerazione i vertici di YouTube, dato che il gigante del web ha annunciato che metterà in vendita anche i biglietti per i concerti. L’esperimento, su cui sta puntando anche Amazon, per ora è partito negli Stati Uniti grazie a un accordo tra la piattaforma di condivisione video di Google e il servizio di biglietteria Ticketmaster. Ma è molto plausibile che dagli States questa opportunità verrà estesa anche agli altri Paesi del mondo, Italia compresa.

Dal video on line è subito concerto live

Come spiega YouTube sul suo blog, direttamente on line saranno disponibili i biglietti per centinaia di cantanti e band in tour in tutti gli Stati degli Usa. L’operazione di acquisto dei ticket si annuncia davvero semplice e intuitiva: accanto a ogni video musicale, ci sarà un link che riconduce alle varie date del tour. Cliccando sulla data prescelta, l’utente sarà reindirizzato sul servizio di Ticketmaster dove potrà comprare il biglietto. L’opzione è disponibile sulla versione di YouTube per pc e per dispositivi mobili.

Il tour di Lady Gaga è già “in vendita”

Tra i biglietti di mega concerti già disponibili sulla piattaforma, ci sono anche quelli di superstar come Lady Gaga. “Ma in seguito la funzionalità sarà disponibile anche per tutti i musicisti (e organizzatori di eventi) che distribuiscono i biglietti dei loro concerti attraverso Ticketmaster in Nord America. Con l’obiettivo futuro di estenderla a tutti gli artisti in giro per il mondo” aggiunge ancora YouTube sul proprio blog ufficiale. Sempre sul blog della piattaforma si anticipa che questa è sola la prima di una serie di funzionalità che dovrebbero consentire un rapporto più stretto tra artista e fan. Ma, al momento, le modalità di questa possibile relazione restano ancora top secret.

Una platea potenzialmente immensa

Che le occasioni di business siano sterminate è evidente anche per i non addetti ai lavori. D’altronde, i numeri parlano chiaro: a oggi YouTube può vantare 1,5 miliardi di utenti attivi ogni mese. E se questi utenti online si traducono anche in spettatori di concerti reali, è evidente il vantaggio reciproco. Rimane sotto stretto riserbo anche l’ammontare economico dell’accordo siglato fra YouTube e Ticketmaster. Il solo commento arrivato in merito è proprio un… “no comment”.


Vacanze, gli italiani hanno scoperto il fascino di settembre

Metti insieme giornate ancora lunghe e assolate, meno affollamento e soprattutto prezzi abbordabili: ecco, in estrema sintesi, le ragioni del successo delle vacanze trascorse a settembre. Già, perché questo 2017, che dal punto di vista turistico si è chiuso benissimo, ha visto l’exploit delle ferie a settembre. E l’Italia si è confermata la destinazione protagonista, non solo da parte dei nostri connazionali ma anche da tanti, tantissimi visitatori stranieri.

Una stagione da record

Con il mese di settembre si è conclusa una stagione turistica particolarmente positiva per il nostro Paese. Sono stati infatti 38 milioni gli italiani che hanno deciso di trascorrere una vacanza durante l’estate 2017: un numero in crescita addirittura del 9% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Un segnale positivo viene inoltre dall’aumento degli arrivi dei turisti stranieri, attirati anche dal clima tranquillo dell’Italia rispetto ad altre mete considerate pericolose. Il consuntivo di questa splendida estate emerge da una indagine Coldiretti/Ixè.

Le vacanze non finiscono con agosto

La ricerca evidenzia in particolare le eccezionali performance del mese di settembre. Il nono mese ha fatto registrare una positiva tendenza all’allungamento della stagione turistica rispetto al passato. Per molti si è trattato in realtà di un bis della vacanza con il mese di settembre che – sottolinea la Coldiretti – è particolarmente apprezzato da quanti cercano il relax e la tranquillità ma vogliono anche approfittare dei risparmi possibili con l’arrivo della bassa stagione.

Non si tratta soltanto di budget

La scelta di concedersi delle giornate di riposo durante settembre non risiede solo ed esclusivamente nella ricerca del risparmio, anzi. “Ad apprezzare il mese di settembre sono soprattutto coloro che vogliono cogliere l’ultimo scampolo dell’estate per riposarsi e tornare in forma alla routine quotidiana. Anche se il mare è restato protagonista, a settembre si è registrato infatti un aumento in percentuale del turismo legato alla natura in montagna, nei parchi e nelle campagne rispetto alle mete tradizionali come dimostrano quasi un milione di pernottamenti in agriturismo” spiega una nota della Coldiretti. D’altronde, una vacanza a contatto con la natura con lunghe passeggiate nei boschi è l’ideale per tanti turisti e buongustai che hanno approfittato anche delle numerose sagre che proprio in questo mese abbondano in tutto il Paese. Un’occasione preziosa per  scoprire tradizioni gastronomiche locali attraverso piatti tipici e specialità prima di arrendersi ai classici sandwich consumati in fretta nelle città durante la pausa pranzo, una volta tornati al lavoro e al solito tran tran.


Gli italiani e la casa: cresce l’attenzione a zona giorno e cucina

Qual è l’ambiente della casa preferito dagli italiani di oggi e perché? E cosa è cambiato nel rapporto fra i nostri connazionali e la loro dimora nel corso degli ultimi 50 anni? A queste e a molte altre domande, capaci di fotografare un amore che si evolve nei decenni – quello fra italiani e spazio abitativo – ha risposto recentemente l’Osservatorio Compass del gruppo MedioBanca. Un’analisi completa che ha evidenziato i cambiamenti non solo di gusto, ma anche culturali, di stile e di funzione all’interno delle case. Se negli anni ’60 la camera da letto aveva il ruolo predominante, oggi è la cucina il luogo su cui si concentrano maggiormente gli interventi e gli acquisti dei clienti (68%). Cresce in generale l’attenzione per la zona giorno, con salotto, cucina e sala da pranzo sempre più integrate tra loro: se per la cucina e la sala da pranzo si richiede una maggiore funzionalità (rispettivamente per il 53% e il 57%), per il salotto prevale l’ospitalità (44%).

I nuovi trend nel settore: low cost e super design

I principali professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, uno dei più importanti rivenditori di Veneta Cucine a Milano, che commercializza ogni genere di arredo e di complemento, possono confermare che il gusto degli italiani si è modificato negli anni. Oggi le indicazioni parlano di un trend “mix & match” esattamente come è accaduto nella moda. Al primo posto, oltre la metà degli intervistati dall’indagine (55%) indica la scelta di abbinare un arredamento low-cost a oggetti importanti di design. Seguono la sostenibilità ambientale (37%) e la smart home (23%). La casa, dunque, è sempre al centro dei progetti degli italiani: oltre un quinto (21%) delle famiglie ha infatti in programma, nei prossimi 12 mesi, un intervento di ristrutturazione e il rinnovo dell’arredamento interno è quello più richiesto (dal 39%), seguito dagli interventi per il risparmio energetico. Quasi un quarto (24%) sa già che utilizzerà gli incentivi fiscali prorogati con la legge di Stabilità del 2016.

I consumatori sono sempre più attenti

Nel corso degli anni sono anche cambiati, e di molto, gli stili di acquisto. Un tempo, infatti, non era raro che i compratori si concedessero delle vere e proprie follie. Oggi, invece, i clienti hanno le idee decisamente chiare e sono sempre più attenti alle risorse disponibili. Ben il 68% dei clienti, riferisce l’indagine, si presenta sul punto vendita avendo già stanziato un budget di spesa definito e addirittura sei acquirenti su dieci non superano questo importo.

Arredamento, un settore in salute

Il comparto arredamento, stando alle ultime rilevazioni, sta registrando performance positive. L’analisi segnala che i finanziamenti tramite venditori convenzionati sono cresciuti nel 2016 del +9% rispetto al 2015 e del +21% rispetto al 2014. Un incremento che ha contribuito a chiudere il 2016 con oltre 1,6 miliardi di euro erogati alle famiglie italiane e a cui il credito al consumo ha dato una forte spinta per favorire le vendite. Positive le previsioni per i prossimi mesi, con il 39,2% dei convenzionati che prevede nel settore dell’arredamento un aumento delle vendite e solo l’8,3% un calo.


Lavori di una volta: 60mila le imprese in Lombardia

Agricoltori, panetterie, commercianti di tessuti, lavanderie, ma anche latterie e sartorie: sono i cosiddetti mestieri di una volta, ma che sembrano registrare una nuova giovinezza con un incremento del numero degli addetti in queste professioni. Secondo i dati della Camera di commercio di Milano al secondo trimestre 2017 sono 826 mila le imprese di questo tipo in Italia e 60 mila in Lombardia.

Mestieri senza tempo

Insomma, il settore dei lavori d’antan sembra resistere a livello nazionale, con dati sostanzialmente stabili. I principali ambiti sono agricoltura (723 mila), produzione di pane e dolci (30 mila), commercio tradizionale con  tessuti, panifici, latterie (22 mila) e lavanderie (20 mila), sarti (10 mila).  Settori che continuano a  dare opportunità di lavoro con circa un milione di addetti nel Paese e 114 mila in Lombardia. Più lavoro a Bari (33 mila), Roma e Bolzano (29 mila).

Importante contributo dagli stranieri

L’intero comparto resiste grazie anche agli stranieri attivi in queste professioni: si tratta di circa 24 mila persone a livello nazionale, con un +3% rispetto le precedenti rilevazioni. Di questi addetti, ben 3 mila sono in Lombardia (5%). Oltre 2 mila gli stranieri nei mestieri tradizionali in Toscana, Lazio, Sicilia e Veneto. Stranieri che crescono soprattutto in Basilicata (+9,5%) e in Lazio (+7,4%). Record degli stranieri a  Milano (1455, il 16% degli imprenditori del settore). Lo stesso numero di Roma (1455, il 7,8% del totale). Stranieri in aumento a Lodi (+22,5%), Matera (+13,3%), Grosseto (+13,2%), Frosinone (+12,9%).

Antichi ma giovani

Sono numerosi anche i giovani che scelgono i mestieri tradizionali per aprire un’attività: un esercito di 60 mila ragazzi in Italia, di cui 7 mila in Sicilia, 6 mila in Campania e Puglia, 4 mila in Lombardia, Sardegna e Lazio.

Prime per “vecchie attività”

Nel nostro paese, le città in cui si concentra il maggior numero di addetti a mestieri di una volta sono Bari (29 mila imprese e 33 mila addetti), Foggia (26 mila imprese e 19 mila addetti), Cuneo (21 mila imprese e 27 mila addetti), Roma (19 mila imprese e 29 mila addetti), Salerno (19 mila imprese e addetti), Bolzano (17 mila imprese e 29 mila addetti) e Verona (17 mila imprese e 22 mila addetti). Seguono poi Catania (16 mila imprese e 15 mila addetti), Torino (16 mila imprese e 23 mila addetti) e Treviso (16 mila imprese e 19 mila addetti).

Brescia prima in Lombardia

In Lombardia, i vecchi mestieri sono principalmente concentrati a Brescia (12 mila imprese e 16 mila addetti), Milano (9 mila e 27 mila addetti), Mantova (8 mila e 10 mila addetti), Pavia (7 mila imprese e 8 mila addetti). Cresce Milano (+0,5%) grazie anche agli stranieri (+5,7%), che pesano il 16% dei settori tradizionali.

 


Come riconoscere un buon caffè

Il caffè è una parte fondamentale della prima colazione di milioni di italiani, un rituale (ed un piacere) al quale nessuno è disposto a rinunciare. Ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e amiamo provare miscele sempre nuove e più ricercate, ma possiamo dire di essere veramente esperti in materia? Come si riconosce un caffè che sia veramente buono da uno qualsiasi? Diciamo innanzitutto che è già il colore a rivelarci tanto sulla qualità della tazzina che abbiamo davanti: questo infatti deve necessariamente presentare in superficie una leggera crema color nocciola, un corpo denso ed un sapore intenso e avvolgente.

Lo zucchero, una volta versato sulla crema, dovrà necessariamente “scendere” lentamente e questa dovrà facilmente ristabilirsi dopo aver girato con il cucchiaino lo zucchero. Anche la temperatura con il quale viene servito riveste un ruolo importante per quel che riguarda la qualità: il calore consente infatti ad aroma e sapore di espandersi al meglio, per questo è bene berlo bollente in una tazza che sia già calda di suo, proprio per favorire questo processo.

Per quel che riguarda le sensazioni in bocca infine, sarà la corposità e la persistenza del gusto a rivelare quanto la miscela adoperata sia pregiata: le sensazioni olfattive che questa sarà dunque in grado di regalare al palato saranno nitidamente distinguibili già dal primo sorso. Riconoscere un buon caffè da uno qualsiasi non è dunque difficile, a patto che si riesca a prestare attenzione a questi aspetti che possono essere erroneamente sottovalutati ma che rivestono invece grande importanza. Le capsule compatibili vendute da Cialdamia vantano miscele pregiate e ricercate, in grado di regalarti ogni volta quella piacevole sensazione che soltanto i migliori caffè sono in grado di far provare, e puoi scegliere la tua qualità preferita tra le tante a disposizione.