Over Motel | Privacy e Benessere a Vimercate

L’Over Motel è un elegante motel Brianza situato a Vimercate, a pochi minuti d’auto da Milano, Monza, Lecco e Bergamo. Si tratta di una struttura di recente apertura, elegante e raffinata dunque perfetta per ogni occasione speciale e per trascorrere qualche giorno di relax in assoluta riservatezza. La privacy è uno dei punti di forza dell’ Over Motel, e questa è sempre tutelata in ogni momento della propria esperienza in struttura. L’arredamento è sicuramente elegante e moderno, trasmette una piacevole sensazione di modernità e di tendenza, ed i signori ospiti noteranno sin dal principio la cura nella scelta degli allestimenti in tutti gli ambienti. Le camere sono inoltre ampie e presentano ogni tipo di comfort, inclusa la TV digitale, l’aria condizionata ed il minibar.

Vi sono diverse tipologie di camere a disposizione degli ospiti presso l’Over Motel di Vimercate. Ciascuna di queste presenta un livello di comfort differente: la Wellness Suite, ad esempio, presenta un hammam privato, una piscina idromassaggio 4 posti, un solarium ed open bar. La Junior Suite presenta invece un ambiente romantico, sensuale ed esclusivo, e stupisce i suoi ospiti con una fantastica fontana con lama d’acqua situata proprio al centro della camera. Inoltre vi è una piscina idromassaggio 4 posti ed un solarium. Non manca davvero nulla, dunque, per trascorrere dei piacevoli momenti all’Over Motel, ed è possibile prenotare online usufruendo delle promozioni del momento anche contattando il recapito telefonico 0395973862, così come per qualsiasi tipo di informazione o richiesta. È infine importante sottolineare il fatto che l’hotel disponga di un parcheggio privato per i signori clienti, con box auto riservato che si trova esattamente davanti la porta d’ingresso della propria camera, così da preservare ulteriormente la privacy degli ospiti grazie anche alla tenda meccanica che può essere attivata a piacimento e che garantisce il massimo della discrezione in ogni momento.


Soluzione abitative d’alto profilo a Monza

Il territorio brianzolo è notoriamente uno dei più importanti del paese per quel che riguarda la ricchezza prodotta, ma al tempo stesso tra i primi in Europa. L’economia dell’intera zona vive ancora i benefici delle eccellenze produttive e dell’esportazione del made in Italy che nel recente passato hanno contribuito in maniera decisiva a determinare l’assoluta posizione predominante a livello economico di questa bellissima zona della Lombardia. Oggi il territorio di Monza e Brianza è caratterizzato anche dalla presenza di numerose soluzioni abitative dal grande pregio storico e architettonico, che insistono sia nel centro storico che nei pressi dell’immenso parco di cui la città dispone. Ciò, unito alla grandissima vivibilità del territorio (basti pensare appunto ai parchi e alle tante aree verdi in genere di cui la zona gode) ai tanti luoghi di interesse storico e culturale, nonché all’assoluta tranquillità che il territorio offre ai propri abitanti, rendono la provincia di Monza e Brianza particolarmente appetibile a tutti coloro i quali sono alla ricerca di una soluzione abitativa d’alto profilo.

Proprio coloro che desiderano venire ad abitare da queste parti considerano l’immobiliare Monza Franco Guerrieri una risorsa importante sia per l’esclusivo ventaglio di proposte immobiliari di prestigio di cui dispone, che per i servizi di assistenza offerti al cliente che si estendono anche oltre alla fase di conclusione di una eventuale compravendita. Questa storica agenzia, con sede in Viale Italia 39 a Monza, offre i propri servizi sia a quanti desiderano acquistare che vendere una unità immobiliare nei dintorni, garantendo sempre il massimo della discrezionalità nonché fornendo supporto sia per la fase tecnica (ad esempio eventuali sopralluoghi o lavori di ristrutturazione) nonché per l’espletamento di tutte quelle procedure burocratiche che è necessario affrontare, ma per le quali si preferisce avere accanto un team di professionisti qualificati che possano garantire il corretto espletamento di tutta la produzione burocratica necessaria.


Cotini srl | Soluzioni per la gestione degli accessi

Cotini srl fornisce soluzioni all’avanguardia per la gestione degli accessi all’interno di luoghi di lavoro o aree ad accesso limitato, nonché per controllare la presenza dei dipendenti all’interno di tali aree. I sistemi Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore e vantano sia software di gestione appositamente realizzati che centraline, tastiere e lettori di riconoscimento (anche relativamente alle impronte digitali o tratti del viso). La centralina in particolare, serve a configurare i lettori di riconoscimento e confronta i dati forniti dai lettori con quelli precedentemente programmati. Se tutto è in regola, la centralina invierà al software di gestione l’input che serve all’apertura della porta o tornello: questa può essere a sua volta vincolata a determinate regole di accesso che possono interessare le fasce orarie, i giorni della settimana o le singole aree presenti all’interno dell’edificio in questione.

Si tratta di una soluzione pratica che consente di stabilire in maniera infallibile chi può entrare all’interno delle varie aree ad accesso limitato, consentendo così un risparmio sul personale di sorveglianza e rendendo il controllo accessi decisamente più efficaci. Gli utenti autorizzati possono essere facilmente riconosciuti mediante appositi lettori in grado di leggere badge ma anche impronte digitali o codici pin, trasmettendo i dati alla centralina la quale consentirà o meno l’apertura della porta. Grazie a questo sistema, anche la comunicazione tra i reparti (ad esempio quello che si occupa delle paghe) potrà essere più veloce e ne migliorerà l’efficacia complessiva del lavoro svolto, con evidenti risparmi grazie alla minor quantità di carta prodotta nonché al minor impiego di personale per svolgere operazioni che a questo punto saranno gestite in toto dal software progettato appositamente. Cotini srl inoltre fornisce assistenza tecnica rapida ed efficace ai propri clienti, sempre in grado di risolvere qualsiasi problematica dovesse presentarsi, sia telematicamente che attraverso la visita in sede da parte dei propri tecnici.


Gli italiani e la casa: cresce l’attenzione a zona giorno e cucina

Qual è l’ambiente della casa preferito dagli italiani di oggi e perché? E cosa è cambiato nel rapporto fra i nostri connazionali e la loro dimora nel corso degli ultimi 50 anni? A queste e a molte altre domande, capaci di fotografare un amore che si evolve nei decenni – quello fra italiani e spazio abitativo – ha risposto recentemente l’Osservatorio Compass del gruppo MedioBanca. Un’analisi completa che ha evidenziato i cambiamenti non solo di gusto, ma anche culturali, di stile e di funzione all’interno delle case. Se negli anni ’60 la camera da letto aveva il ruolo predominante, oggi è la cucina il luogo su cui si concentrano maggiormente gli interventi e gli acquisti dei clienti (68%). Cresce in generale l’attenzione per la zona giorno, con salotto, cucina e sala da pranzo sempre più integrate tra loro: se per la cucina e la sala da pranzo si richiede una maggiore funzionalità (rispettivamente per il 53% e il 57%), per il salotto prevale l’ospitalità (44%).

I nuovi trend nel settore: low cost e super design

I principali professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, uno dei più importanti rivenditori di Veneta Cucine a Milano, che commercializza ogni genere di arredo e di complemento, possono confermare che il gusto degli italiani si è modificato negli anni. Oggi le indicazioni parlano di un trend “mix & match” esattamente come è accaduto nella moda. Al primo posto, oltre la metà degli intervistati dall’indagine (55%) indica la scelta di abbinare un arredamento low-cost a oggetti importanti di design. Seguono la sostenibilità ambientale (37%) e la smart home (23%). La casa, dunque, è sempre al centro dei progetti degli italiani: oltre un quinto (21%) delle famiglie ha infatti in programma, nei prossimi 12 mesi, un intervento di ristrutturazione e il rinnovo dell’arredamento interno è quello più richiesto (dal 39%), seguito dagli interventi per il risparmio energetico. Quasi un quarto (24%) sa già che utilizzerà gli incentivi fiscali prorogati con la legge di Stabilità del 2016.

I consumatori sono sempre più attenti

Nel corso degli anni sono anche cambiati, e di molto, gli stili di acquisto. Un tempo, infatti, non era raro che i compratori si concedessero delle vere e proprie follie. Oggi, invece, i clienti hanno le idee decisamente chiare e sono sempre più attenti alle risorse disponibili. Ben il 68% dei clienti, riferisce l’indagine, si presenta sul punto vendita avendo già stanziato un budget di spesa definito e addirittura sei acquirenti su dieci non superano questo importo.

Arredamento, un settore in salute

Il comparto arredamento, stando alle ultime rilevazioni, sta registrando performance positive. L’analisi segnala che i finanziamenti tramite venditori convenzionati sono cresciuti nel 2016 del +9% rispetto al 2015 e del +21% rispetto al 2014. Un incremento che ha contribuito a chiudere il 2016 con oltre 1,6 miliardi di euro erogati alle famiglie italiane e a cui il credito al consumo ha dato una forte spinta per favorire le vendite. Positive le previsioni per i prossimi mesi, con il 39,2% dei convenzionati che prevede nel settore dell’arredamento un aumento delle vendite e solo l’8,3% un calo.


Come riconoscere un buon caffè

Il caffè è una parte fondamentale della prima colazione di milioni di italiani, un rituale (ed un piacere) al quale nessuno è disposto a rinunciare. Ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e amiamo provare miscele sempre nuove e più ricercate, ma possiamo dire di essere veramente esperti in materia? Come si riconosce un caffè che sia veramente buono da uno qualsiasi? Diciamo innanzitutto che è già il colore a rivelarci tanto sulla qualità della tazzina che abbiamo davanti: questo infatti deve necessariamente presentare in superficie una leggera crema color nocciola, un corpo denso ed un sapore intenso e avvolgente.

Lo zucchero, una volta versato sulla crema, dovrà necessariamente “scendere” lentamente e questa dovrà facilmente ristabilirsi dopo aver girato con il cucchiaino lo zucchero. Anche la temperatura con il quale viene servito riveste un ruolo importante per quel che riguarda la qualità: il calore consente infatti ad aroma e sapore di espandersi al meglio, per questo è bene berlo bollente in una tazza che sia già calda di suo, proprio per favorire questo processo.

Per quel che riguarda le sensazioni in bocca infine, sarà la corposità e la persistenza del gusto a rivelare quanto la miscela adoperata sia pregiata: le sensazioni olfattive che questa sarà dunque in grado di regalare al palato saranno nitidamente distinguibili già dal primo sorso. Riconoscere un buon caffè da uno qualsiasi non è dunque difficile, a patto che si riesca a prestare attenzione a questi aspetti che possono essere erroneamente sottovalutati ma che rivestono invece grande importanza. Le capsule compatibili vendute da Cialdamia vantano miscele pregiate e ricercate, in grado di regalarti ogni volta quella piacevole sensazione che soltanto i migliori caffè sono in grado di far provare, e puoi scegliere la tua qualità preferita tra le tante a disposizione.


Nel 2035 1000 miliardi di oggetti smart saranno connessi. Allarme nel mondo IoT

Nel 2020 saranno 40 miliardi gli oggetti smart connessi in tutto il mondo, tra pentole, bollitori, frigoriferi, termostati o anche peluche. E nel 2035 saliranno addirittura a 1.000 miliardi. Un esercito sterminato di oggetti connessi che rappresenta un bersaglio più che facile per gli hacker.

Gli esperti in cybersecurity lanciano l’allarme nel mondo IoT, consigliando di alzare il livello di attenzione sulla sicurezza informatica e sull’uso sfrenato dell’Internet of Things. Lo spiega all’Adnkronos Gianluca Varisco, negli anni passati tra gli uomini di punta del Team per la Trasformazione Digitale di Palazzo Chigi, nonché guru della cybersecurity e CISO di Arduino, il progetto open source hardware e software.

Superata “la linea dell’insanità mentale dell’Internet of Things”

Secondo Gianluca Varisco, “Non c’è sicurezza nella filiera dell’Internet of Things. Stiamo affogando nella tecnologia e non ci rendiamo conto di quanti attacchi subiamo, semplicemente perché pensiamo di non rientrare nel target degli hacker. Ma non è così”, afferma l’esperto di cybersecurity. Insomma, secondo Varisco “la linea dell’insanità mentale dell’IoT” è stata ormai superata.

Il bollitore potrebbe diventare veicolo di intrusioni informatiche

Durante la prima giornata di Code4Future al Talent Garden Ostiense di Roma, Gianluca Varisco ha citato poi qualche esempio di gravi attacchi già compiuti nel mondo dell’IoT. In particolare, Varisco ha raccontato di come gli hacker abbiano violato la banca dati di un casinò di Las Vegas riuscendo a entrare negli impenetrabili caveu “semplicemente passando attraverso un innocuo termostato in azione nell’acquario dei pesci tropicali”. Insomma, “Tutti abbiamo oggetti connessi, ma nessuno pensa che un bollitore Smart possa essere un veicolo di intrusioni informatiche”, spiega ancora l’esperto. E lo scenario non è affatto quello di una fiction, riporta Adnkronos, ma è la realtà.

“È difficilissimo capire se si è stati attaccati su un oggetto connesso”.

D’altronde, non si può più tornare indietro. Il futuro è l’interconnessione, e le nostre case saranno sempre più dominate dai dispositivi della domotica. La soglia di attenzione deve essere alzata sempre più, perché, come  avverte Varisco, il problema è che purtroppo “è difficilissimo capire di essere stati attaccati su un oggetto connesso”. E gli scenari descritti dall’esperto non possono più essere ignorati.

“Ormai mettiamo sensori anche nei pannolini per essere avvertiti quando dobbiamo cambiare il bebè e nelle pentole per cucinare”, puntualizza ancora Varisco. E tutto questo non riguarda un futuro più o meno vicino, ma è già sul mercato.


Se è open il lavoro è più produttivo

Un ambiente di lavoro “open” permette di condividere informazioni e idee con i colleghi più liberamente. È un ambiente in cui è più facile dare il proprio contributo in merito alle decisioni, poiché favorisce i legami interpersonali tra i membri del team, permettendo di ottenere un feedback bidirezionale tra manager e dipendenti.

Un approccio di questo genere non sortisce effetti positivi solo sul benessere dei lavoratori, ma rende i gruppi di lavoro altamente produttivi. Lo confermano i risultati emersi dalla Open Work Survey, lo studio commissionato da Atlassian, la società che realizza soluzioni di team collaboration per aiutare i team aziendali a sviluppare tutto il loro potenziale.

Cosa rende un team di successo?

Cosa si intende per lavoro open? Si tratta di un metodo che mette al centro la condivisione di informazioni e idee, la connessione tra le persone e la possibilità di esprimere il proprio giudizio, riporta Adnkronos. Dai risultati della ricerca di Atlassian emerge che il 94% degli intervistati ritiene che il rispetto reciproco sia importante per il successo di una squadra, l’89% pensa che un processo decisionale trasparente migliori i risultati del team, il 69% è in grado di ammettere i propri errori, e il 57% dei team ad alto rendimento si sente libero di fornire un feedback sincero.

Contesto condiviso, feedback diretto, e accesso alle informazioni

Le tre pratiche fondamentali di un approccio aperto sono il contesto condiviso, il feedback diretto, e l’accesso alle informazioni. Le persone coinvolte in un progetto di cui non riescono a vedere il quadro generale tendono a sentirsi frustrate, portando a una diminuzione delle prestazioni. Tra i team di successo, invece, il 66% è consapevole dell’importanza del proprio ruolo ai fini dello sviluppo del business o a quelli del servizio al cliente.

Uno stile di lavoro aperto incoraggia poi feedback e input da parte di tutti i membri di un team, indipendentemente da ruolo e posizione. E i dati della ricerca confermano che il 57% dei team di successo si sente libero di dare un feedback sincero e diretto.

Serve un cambiamento culturale all’interno dell’azienda

Le risposte fornite dagli intervistati dimostrano la correlazione tra il benessere individuale e la quantità di informazioni in possesso nello svolgimento di un progetto. I team realmente aperti dovrebbero avere la capacità di condividere il know-how all’interno del gruppo e in tutta l’azienda, così da migliorare il lavoro di tutti. Più della metà dei gruppi di lavoro considerati di successo ritiene di avere facile accesso alle informazioni di cui ha bisogno. Il che li pone in una posizione di grande vantaggio rispetto agli altri. Esiste quindi un rapporto molto forte fra un approccio di lavoro open e il successo di un team. E nonostante questa metodologia di lavoro comporti un cambiamento culturale all’interno dell’azienda l’approccio open aiuta i gruppi di lavoro a migliorare il proprio benessere interno, trasformandoli, appunto, in team di successo.


Per il terziario la tassa sui rifiuti è sempre più cara

La TARI, la tassa sui rifiuti, continua ad aumentare, sia per i cittadini sia per le imprese. Nel 2018 è arrivata complessivamente a 9,5 miliardi di euro, più di 4,1 miliardi di euro dal 2010, pari quindi a un aumento del 76%.

Lo scostamento dai fabbisogni standard è una delle principali cause dell’aumento dei costi di gestione dei rifiuti. In Piemonte, Basilicata e Calabria si rilevano gli scostamenti maggiori, mentre Toscana e Abruzzo sono le regioni più virtuose. Nel periodo analizzato c’è stato poi un aumento generalizzato anche per la Tari pro-capite, di cui la più elevata è nel Lazio (261 euro), e la più bassa in Molise (130 euro).

Questi i principali risultati del secondo monitoraggio dell’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio, lo strumento dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio italiano relative alla TARI pagata dalle imprese del terziario.

Tra le attività che pagano di più ortofrutta, fiorai e pescherie

Secondo i dati dell’Osservatorio a fronte di costi sempre più alti calano livello e quantità dei servizi offerti dalle amministrazioni locali. Solo 5 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto) si collocano sopra il livello di sufficienza. Nonostante ciò, a quasi tutte le categorie merceologiche si continuano ad applicare coefficienti tariffari in crescita. Tra le attività che pagano di più, ortofrutta, fiorai e pescherie (24,3 euro al metro quadro, mentre i maggiori aumenti si rilevano per discoteche, ristoranti, negozi di abbigliamento, e librerie.

Continuano a permanere voci di costo improprie a copertura di inefficienze locali

Dall’analisi dei dati si registrano incrementi generalizzati della Tari sulla totalità dei capoluoghi di provincia. Un trend che porta a stimare l’ammontare complessivo della Tari per il 2018 a 9,5 miliardi di euro. Considerando che proprio il 2018 avrebbe dovuto rappresentare una svolta il dato risulta ancora più preoccupante: dal 1 gennaio 2018, infatti, secondo quanto previsto dalla legge (comma 653 dell’art. 1 L. n. 147 del 2013) i comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti. E l’aumento crescente dei costi di gestione dei rifiuti dimostra come nella tassazione continuino a permanere voci di costo improprie a copertura di inefficienze locali di gestione.

Scostamento fra costi del servizio Tari e fabbisogni standard

Confrontando i costi del servizio Tari e i fabbisogni standard l’Osservatorio evidenza come quasi tutte le Regioni (considerando la media tra i capoluoghi di provincia) si discostino in misura evidente, con picchi di quasi il 36% in Piemonte, del 34% in Basilicata, del 29% in Calabria, del 27% in Liguria e del 25% in Lombardia.

La variabilità delle tariffe sui territori e l’incremento tendenziale dei costi per il servizio di gestione dei rifiuti è determinato prioritariamente dall’ammontare, spesso eccessivo, dei piani finanziari dei Comuni.

A tali aumenti, e al mancato miglioramento dei servizi offerti, si aggiunge poi il continuo ricorso a coefficienti tariffari in crescita per molte categorie.


Il cucciolo è un antistress. Uno studio americano lo conferma

Andare all’università può rivelarsi un’impresa stressante, tra le lezioni da seguire, i documenti da presentare, i compiti e gli esami. A cui spesso si aggiungono anche gli impegni di lavoro, le bollette da pagare, e le varie incombenze domestiche. Così in America molte università hanno istituito specifici programmi Pet Your Stress Away, nei quali gli studenti possono interagire con gatti o cani per dimenticare incombenze e scadenze, e liberarsi, almeno un po’, dallo stress quotidiano. E uno studio americano lo dimostra: interagire con cani e gatti riduce il cortisolo

Gli scienziati della Washington State University hanno infatti dimostrato che oltre a migliorare lo stato d’animo degli studenti, questi programmi possono effettivamente produrre benefici fisiologici e alleviare lo stress.

Una ricerca ha coinvolto 249 studenti universitari suddivisi in quattro gruppi

“Gli studenti che hanno interagito con cani e gatti hanno sperimentato una significativa riduzione del cortisolo, un importante ormone dello stress”, assicura la ricercatrice Patricia Pendry, professore associato nel Dipartimento di Sviluppo umano della Washington State University. Che ha pubblicato i risultati delle sue scoperte insieme a Jaymie Vandagriff su Aera Open. Si tratta del primo studio ad aver dimostrato riduzioni dei livelli di cortisolo negli studenti durante un momento di interazione reale, piuttosto che in uno scenario in laboratorio. La ricerca ha coinvolto 249 studenti universitari suddivisi casualmente in quattro gruppi. Il primo gruppo ha sperimentato l’interazione diretta con gatti e cani per 10 minuti, durante i quali i ragazzi potevano accarezzare i cuccioli, giocarci e passare il tempo con loro come volevano.

Confrontare gli effetti dei diversi tipi di interazione con gli animali

Per confrontare gli effetti dei diversi tipi di interazione con gli animali, il secondo gruppo si è limitato a osservare altre persone che accarezzavano cani e gatti mentre aspettavano in fila il loro turno. Il terzo gruppo invece ha guardato uno slideshow degli stessi animali coinvolti nell’esperimento, mentre il quarto gruppo era “in lista d’attesa”.

Questi studenti hanno aspettato il loro turno in silenzio per 10 minuti senza telefonino, riviste o altri stimoli, convinti che avrebbero presto avuto il loro momento con i pet. Diversi campioni di saliva sono stati raccolti da ciascun partecipante per monitorare i livelli di cortisolo, iniziando fin dal risveglio.

La riduzione degli ormoni dello stress nel tempo può tradursi in benefici per la salute

I ricercatori, riporta Adnkronos, hanno quindi scoperto che gli studenti che hanno interagito direttamente con gli animali avevano livelli di cortisolo molto più bassi nella saliva dopo aver coccolato i cuccioli. “Sapevamo già che gli studenti amano interagire con gli animali e che questo li aiuta a provare emozioni più positive – spiega Pendry -. Quello che volevamo capire era se questa esposizione li avrebbe aiutati a ridurre lo stress, e il risultato è stato positivo. Il che è eccitante – aggiunge la ricercatrice – perché la riduzione degli ormoni dello stress può, nel tempo, tradursi in benefici significativi per la salute fisica e mentale”.


Notizie online, le più lette da smartphone. Ma scende la fiducia nell’informazione

Per leggere le notizie online il mezzo preferito è lo smartphone. Forse perché sempre a portata di mano, in media nel mondo ogni settimana due persone su tre (66%) leggono le news sul proprio telefonino. In molti Paesi, poi, lo smartphone è il mezzo con cui si accede alle prime notizie del mattino, più della tv, della radio e dei quotidiani cartacei. Come in Italia, in cui oltre la metà (52%) si informa sui social media e app di messaggistica. Lo ha scoperto il Digital News Report 2019 di Reuters, che ha preso in esame le abitudini relative alla fruizione delle news sui dispositivi elettronici degli utenti di 38 Paesi nei sei continenti.

In Italia uno su tre legge le prime notizie su Facebook

Più in dettaglio, in Italia uno su tre (33%) legge le prime notizie su Facebook, l’8% su WhatsApp e il 5% su Instagram. Il 19% usa lo smartphone per entrare sul sito o nella app di un mezzo d’informazione, l’11% accede tramite alert e notifiche, e un altro 11% tramite gli aggregatori di notizie come Google News.

La percentuale di chi usa settimanalmente Facebook per leggere le news nell’anno in corso scende al 36% (era oltre il 40% nel 2015), mentre sale al 16% l’uso di WhatsApp e resta pressoché stabile al 10% quello di Twitter. Netta crescita di Instagram, al 9%, e di Messenger, all’8%. Snapchat si ferma al 3%, riporta Ansa.

Scende la fiducia nei mezzi di informazione

Ma la crescita del populismo, la polarizzazione delle notizie e i timori sulla disinformazione fanno diminuire nel mondo la fiducia nei mezzi d’informazione. E lo spettro delle fake news spinge un numero crescente di persone a selezionare le fonti più tradizionali e affidabili, come Ansa in Italia, Bbc News nel Regno Unito e il Wall Street Journal in Usa, considerati i più attendibili nei Paesi di riferimento. Secondo il rapporto di Reuters emerge però anche una scarsa propensione a pagare per accedere alle news.

Il 55% non sa distinguere le fake news

Se a livello globale la fiducia nelle notizie è in calo, in Italia scende dal 42% al 40%, mentre in Francia crolla di 14 punti a quota 24%, con i media presi di mira per come hanno seguito il fenomeno dei gilet gialli.

Ad esprimere più fiducia sono le persone più istruite, mentre meno fiduciosi sono i “populisti”, che si informano in modo prevalente da tv e su Facebook, mentre i non populisti prediligono Twitter.

In ogni caso, in media, il 55% degli interpellati si dichiara preoccupato dalla propria capacità di distinguere tra notizie vere e fake news. In Italia il 33% pensa che i mezzi d’informazione controllino il potere. E in questo siamo sestultimi, davanti a Singapore, Taiwan, Corea, Ungheria e Giappone. Tra i giornalisti italiani, invece, a crederlo è il 44%.


Plastic free anche al lavoro, il Mef lancia la sfida

Entro la metà del 2020 il ministero dell’Economia e delle Finanze punta a eliminare l’utilizzo della plastica monouso negli ambienti di lavoro. L’iniziativa risponde alla nuova direttiva europea, che vieta agli Stati membri l’impiego della plastica monouso entro il 2021, e aderisce alla campagna lanciata lo scorso anno dal Ministero dell’Ambiente per “liberare” le istituzioni pubbliche dalla plastica. “Contiamo di arrivare a un Mef a zero plastica in circa un anno”, conferma il Consigliere Renato Catalano, Capo Dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi Mef e presidente Consip.

Avviata l’eliminazione graduale della plastica destinata alla somministrazione delle bevande

Nel Palazzo delle Finanze di via XX Settembre è già in atto la raccolta differenziata delle bottigliette in plastica, che ha consentito di avviare al riciclo 6,7 tonnellate di plastica derivanti da 223.546 bottigliette annue utilizzate dai dipendenti. Inoltre, al fine di ridurre ulteriormente questi consumi, il Mef ha avviato l’eliminazione graduale della plastica destinata alla somministrazione delle bevande, calde e fredde, da parte dei distributori automatici, e metterà a disposizione del personale borracce personalizzate in alluminio. All’interno del Mef è presente anche un asilo nido ecosostenibile in grado di ospitare fino a 54 bambini, che utilizza materiali ecocompatibili invece dei tradizionali utensili di plastica monouso (piatti, posate e bicchieri).

Aumentano le iniziative di e-procurement che prevedono criteri e requisiti ambientali

Questo percorso di raggiungimento di un ambiente di lavoro più ecosostenibile coinvolge non solo il Mef, ma anche altre componenti dell’amministrazione economico finanziaria. Tra queste c’è la centrale acquisti della Pubblica Amministrazione, la Consip, partecipata al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze. A oggi, riferisce Adnkronos, il numero di iniziative di e-procurement che prevedono criteri e requisiti ambientali è progressivamente aumentato. I dati Consip fanno emergere che sono ecosostenibili circa il 91% delle convenzioni attive e aggiudicate, il 60% degli Accordi quadro attivi, l’85% delle iniziative sul MePA (Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione) e il 71% di quelle sul Sistema dinamico di acquisto della Pa.

PA, risparmiati 380 milioni di euro, evitate emissioni di Co2 per 1,9 milioni di tonnellate

Grazie a queste iniziative gli acquisti verdi effettuati dalle PA tramite strumenti Consip sono stati pari a 13,2 miliardi di euro dal 2014 al 2017. Consip stima che questo comportamento al consumo nel solo 2017 abbia prodotto un risparmio economico per la Pubblica Amministrazione di 380 milioni di euro. E, in termini ambientali, abbia evitato l’emissione di 1,9 milioni di tonnellate di Co2 sul ciclo di vita dei prodotti.

 


Professioni del design in Lombardia, 4 mila assunti in un anno

La Lombardia è la regione del design. Anche per chi lavora in questo ambito. Sono infatti circa 4 mila gli assunti in un anno nella filiera del design all’ombra della Madonnina: quasi la metà è giovane. Sono soprattutto disegnatori di prodotti industriali e di consumo, che da soli rappresentano oltre 3 mila posti all’anno, ma anche orafi e artigiani del legno. L’identikit del mondo delle professioni del design emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Largo ai giovani

“La presenza significativa dei giovani tra i nuovi occupati nei settori del design, fortemente legati al saper fare artigiano, è una buona notizia. Si tratta di un settore ad ampio spettro in grado di offrire una opportunità concreta alle nuove generazioni, che devono formarsi e crescere in competenze per mantenere il design italiano competitivo e trainer del made in Italy” ha detto Vincenzo Mamoli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In regione sono quasi 4 mila all’anno gli assunti su circa 17 mila in Italia. Si tratta soprattutto di disegnatori di prodotti industriali e di beni di consumo, oltre 3 mila in Lombardia su 14 mila nel Paese (24%) e quasi la metà è giovane (47%). Circa uno su due è di difficile reperimento (47%), soprattutto per mancanza di candidati. Ed è una professione più per uomini, preferiti nel 45% dei casi. Ma ci sono anche gli orafi e i disegnatori di gioielli, 180 in regione su 1.540 nazionali e gli artigiani delle lavorazioni artistiche del legno e di materiali assimilati, 170 su 1.140.

Oltre 17mila imprese legate e mobile e design

Sono oltre 17 mila le imprese lombarde dei settori strettamente legati a mobile e design tra produzione e progettazione, su oltre 87 mila attive in Italia, circa il 20% del totale. Nel 65% dei casi si tratta di imprese artigiane. Danno lavoro a oltre 107 mila addetti su quasi mezzo milione (405 mila) nel Paese, secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro delle imprese al 2018 e 2017 per quanto riguarda le imprese attive.

I territori più “artigiani”

Se in media in Italia fa parte del settore “artigiano” il 65% delle imprese del settore, sono Verbania con il 90%, Oristano e Imperia (87%), Aosta e Sondrio (86%), i territori dove gli artigiani del mobile e design pesano di più. Tra le lombarde, alta la presenza di artigiani anche a Lodi e Pavia ( circa 76%) contro una media lombarda del 60,6%.

Milano è la capitale del design

Milano è prima in Italia sia per imprese con 4.707 attive, che per addetti, 28 mila. La seguono per numero di imprese Roma (3.354), Torino (3.153), Napoli (2.691) e Treviso (2.430). Per numero di addetti, dopo Milano in testa Treviso (20 mila), Modena (18 mila) e Como (17 mila). Tra i primi venti territori a livello nazionale per imprese ci sono altre cinque lombarde, Monza Brianza al settimo posto con 2.199 imprese, Como nona con 2.035, Bergamo e Brescia, rispettivamente dodicesima e tredicesima con circa 2 mila imprese l’una e Varese sedicesima con circa 1.600 imprese.


eCommerce in Italia: nel primo trimestre 2019 spedizioni su del 29% e tempi di consegna giù

Buone notizie per tutto il comparto dell’eCommerce tricolore. Lo rivelano i dati emersi dall’Osservatorio Spedizioni eCommerce Italia, il rapporto sui volumi degli invii effettuati durante il primo trimestre 2019 e sulle comunicazioni verso i clienti finali, successive al momento dell’invio della merce. Il rapporto è stato elaborato da Qapla’, sistema integrato che permette di gestire le spedizioni, dalla stampa dell’etichetta fino alla notifica di consegna. L’analisi si basa sul monitoraggio dei volumi generati da un campione di 350 venditori eCommerce, rappresentativi di tutti i principali settori merceologici: elettronica, fashion, food, wine, farmaceutica e cosmesi, home, gioielli, forniture b2b, accessori, libri, shoes. Nello studio sono inoltre state prese in esame le spedizioni gestite con 100 corrieri nazionali e internazionali, comprendendo gli ordini ricevuti su tutti i principali marketplace mondiali come Amazon, eBay, ePrice, Privalia, Spartoo, Cdiscount, ManoMano, per un quadro il più possibile indicativo degli invii provenienti dalla totalità degli Store italiani online.

Numeri in crescita sul 2018

Per il campione in esame, si registra un aumento del +29,84% tra il I trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2018. C’è però un calo “fisiologico” degli invii successivo al periodo natalizio e del Black Friday, con una differenza del -11,82% tra I trimestre di quest’anno e IV trimestre 2018. Il mercato dei corrieri esaminati è concentrato in 4 big player, che da soli si aggiudicano l’83,2% delle spedizioni di questo I trimestre del 2019 (di cui i 2 maggiori più della metà, ovvero il 58,3%). Questa tendenza alla concentrazione, pur in un quadro con un elevato livello di concorrenza, si conferma costante rispetto allo scorso trimestre e allo stesso periodo del 2018, nonostante le variazioni delle percentuali e il sopravanzare di un corriere su un altro.

Il tempo medio di consegna

Il tempo medio di consegna è di 2,4 giorni circa per il I trimestre 2019, in diminuzione rispetto non solo al IV trimestre 2018, dove la media di 3,35 giorni va vista alla luce del boom e congestionamento degli ordini dovuti a Black Friday e Natale, ma anche in confronto allo stesso periodo di un anno fa, quando la media sfiorava i 3 giorni. Gli eCommerce qui esaminati inviano direttamente ai clienti finali le email di notifica (dette anche “email transazionali”) del cambio di stato della spedizione, anziché lasciare queste comunicazioni ai corrieri. Nel I trimestre 2019 si è riscontrato un aumento di queste email del 59,28% rispetto al I trimestre 2018 e del 39,47% rispetto al IV trimestre 2018. Si tratta di email con elevatissimi tassi di apertura. Allo stesso modo sono tracciati gli SMS inviati dagli eCommerce per informare i loro clienti sullo stato di avanzamento della consegna: in questo caso, c’è una crescita del +34,7% sul I trimestre dell’anno passato ma una diminuzione del -4,6% sull’ultimo trimestre del 2018. Dai dati raccolti sul campione selezionato, possiamo trarre un quadro di crescita costante degli ordini e quindi delle spedizioni dagli eCommerce italiani, con una distribuzione tra i corrieri abbastanza stabile per quanto concerne le quote di mercato.


Quota 100, ingresso lavoro per un under 30 ogni 3 pensionati

Nel 2019 circa 116 mila ragazzi con meno di 30 anni faranno ingresso nel mondo del lavoro in virtù di 314 mila richiedenti l’accesso al prepensionamento. In pratica, uno per ogni tre pensionati “in uscita” con Quota 100, la nuova misura del governo per il prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale si stima una percentuale di turnover pari al 37%: si tratta di una stima sugli effetti della nuova misura del governo condotta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro e illustrata durante il 22° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza di Roma.

Un massiccio anticipo di uscite

“Lo scenario che abbiamo di fronte è di un massiccio anticipo di uscite – spiegano i consulenti del lavoro – che comporterà un rapido aggiornamento del piano di assunzioni pianificate dalle aziende private e potrebbe, paradossalmente, comportare difficoltà di copertura delle posizioni lavorative perse nel 2019”.

Come riportato dalle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, sottolineano i consulenti del lavoro, “accederanno a Quota 100 circa 63 mila autonomi (20%), 94 mila dipendenti della Pubblica Amministrazione (30%) e 157 mila lavoratori del settore privato (50%)”. I tre comparti occupazionali hanno, però, capacità di riorganizzazione molto differenti fra di loro.

Le dinamiche nei comparti occupazionali

Nel settore privato, ad esempio, la pianificazione delle risorse tiene conto della quota di persone che usciranno per pensionamento. Si stima infatti che per ogni 100 dipendenti del settore privato che aderiranno a Quota 100, il 30% uscirà dal settore manifatturiero, l’11% dal commercio e l’8% dal settore dei trasporti e magazzinaggio. Secondo i consulenti del lavoro, “non è così automatico, invece, nel settore pubblico. Anche se qui il massiccio esodo dei lavoratori over 60 potrebbe creare inizialmente qualche difficoltà ai servizi essenziali come sanità e istruzione”.

Più semplice la dinamica nel lavoro autonomo, dove i più ridotti volumi produttivi riflettono l’andamento del ciclo economico.

Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia

Basandosi sui dati tratti dall’udienza informale dell’Ufficio parlamentare di bilancio del 5 marzo scorso, riferisce Adnkronos, la Fondazione Studi ha prodotto alcune stime sul tasso di sostituzione di quei lavoratori che quest’anno raggiungono i requisiti necessari per andare in pensione anticipatamente.

In particolare, spiegano i consulenti del lavoro, “è stato analizzato lo storico del turnover calcolando le uscite per pensionamento per anno e gli ingressi permanenti (contratti a tempo indeterminato e apprendistato) nel mondo del lavoro di giovani con meno di trent’anni”. Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia, il 36,6% del Nord-Est e il 26,5% del Nord-Ovest. Ai quali si aggiungerà un 20,6% di prepensionamenti nelle regioni del Centro Italia.