Over Motel | Privacy e Benessere a Vimercate

L’Over Motel è un elegante motel Brianza situato a Vimercate, a pochi minuti d’auto da Milano, Monza, Lecco e Bergamo. Si tratta di una struttura di recente apertura, elegante e raffinata dunque perfetta per ogni occasione speciale e per trascorrere qualche giorno di relax in assoluta riservatezza. La privacy è uno dei punti di forza dell’ Over Motel, e questa è sempre tutelata in ogni momento della propria esperienza in struttura. L’arredamento è sicuramente elegante e moderno, trasmette una piacevole sensazione di modernità e di tendenza, ed i signori ospiti noteranno sin dal principio la cura nella scelta degli allestimenti in tutti gli ambienti. Le camere sono inoltre ampie e presentano ogni tipo di comfort, inclusa la TV digitale, l’aria condizionata ed il minibar.

Vi sono diverse tipologie di camere a disposizione degli ospiti presso l’Over Motel di Vimercate. Ciascuna di queste presenta un livello di comfort differente: la Wellness Suite, ad esempio, presenta un hammam privato, una piscina idromassaggio 4 posti, un solarium ed open bar. La Junior Suite presenta invece un ambiente romantico, sensuale ed esclusivo, e stupisce i suoi ospiti con una fantastica fontana con lama d’acqua situata proprio al centro della camera. Inoltre vi è una piscina idromassaggio 4 posti ed un solarium. Non manca davvero nulla, dunque, per trascorrere dei piacevoli momenti all’Over Motel, ed è possibile prenotare online usufruendo delle promozioni del momento anche contattando il recapito telefonico 0395973862, così come per qualsiasi tipo di informazione o richiesta. È infine importante sottolineare il fatto che l’hotel disponga di un parcheggio privato per i signori clienti, con box auto riservato che si trova esattamente davanti la porta d’ingresso della propria camera, così da preservare ulteriormente la privacy degli ospiti grazie anche alla tenda meccanica che può essere attivata a piacimento e che garantisce il massimo della discrezione in ogni momento.


Soluzione abitative d’alto profilo a Monza

Il territorio brianzolo è notoriamente uno dei più importanti del paese per quel che riguarda la ricchezza prodotta, ma al tempo stesso tra i primi in Europa. L’economia dell’intera zona vive ancora i benefici delle eccellenze produttive e dell’esportazione del made in Italy che nel recente passato hanno contribuito in maniera decisiva a determinare l’assoluta posizione predominante a livello economico di questa bellissima zona della Lombardia. Oggi il territorio di Monza e Brianza è caratterizzato anche dalla presenza di numerose soluzioni abitative dal grande pregio storico e architettonico, che insistono sia nel centro storico che nei pressi dell’immenso parco di cui la città dispone. Ciò, unito alla grandissima vivibilità del territorio (basti pensare appunto ai parchi e alle tante aree verdi in genere di cui la zona gode) ai tanti luoghi di interesse storico e culturale, nonché all’assoluta tranquillità che il territorio offre ai propri abitanti, rendono la provincia di Monza e Brianza particolarmente appetibile a tutti coloro i quali sono alla ricerca di una soluzione abitativa d’alto profilo.

Proprio coloro che desiderano venire ad abitare da queste parti considerano l’immobiliare Monza Franco Guerrieri una risorsa importante sia per l’esclusivo ventaglio di proposte immobiliari di prestigio di cui dispone, che per i servizi di assistenza offerti al cliente che si estendono anche oltre alla fase di conclusione di una eventuale compravendita. Questa storica agenzia, con sede in Viale Italia 39 a Monza, offre i propri servizi sia a quanti desiderano acquistare che vendere una unità immobiliare nei dintorni, garantendo sempre il massimo della discrezionalità nonché fornendo supporto sia per la fase tecnica (ad esempio eventuali sopralluoghi o lavori di ristrutturazione) nonché per l’espletamento di tutte quelle procedure burocratiche che è necessario affrontare, ma per le quali si preferisce avere accanto un team di professionisti qualificati che possano garantire il corretto espletamento di tutta la produzione burocratica necessaria.


Cotini srl | Soluzioni per la gestione degli accessi

Cotini srl fornisce soluzioni all’avanguardia per la gestione degli accessi all’interno di luoghi di lavoro o aree ad accesso limitato, nonché per controllare la presenza dei dipendenti all’interno di tali aree. I sistemi Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore e vantano sia software di gestione appositamente realizzati che centraline, tastiere e lettori di riconoscimento (anche relativamente alle impronte digitali o tratti del viso). La centralina in particolare, serve a configurare i lettori di riconoscimento e confronta i dati forniti dai lettori con quelli precedentemente programmati. Se tutto è in regola, la centralina invierà al software di gestione l’input che serve all’apertura della porta o tornello: questa può essere a sua volta vincolata a determinate regole di accesso che possono interessare le fasce orarie, i giorni della settimana o le singole aree presenti all’interno dell’edificio in questione.

Si tratta di una soluzione pratica che consente di stabilire in maniera infallibile chi può entrare all’interno delle varie aree ad accesso limitato, consentendo così un risparmio sul personale di sorveglianza e rendendo il controllo accessi decisamente più efficaci. Gli utenti autorizzati possono essere facilmente riconosciuti mediante appositi lettori in grado di leggere badge ma anche impronte digitali o codici pin, trasmettendo i dati alla centralina la quale consentirà o meno l’apertura della porta. Grazie a questo sistema, anche la comunicazione tra i reparti (ad esempio quello che si occupa delle paghe) potrà essere più veloce e ne migliorerà l’efficacia complessiva del lavoro svolto, con evidenti risparmi grazie alla minor quantità di carta prodotta nonché al minor impiego di personale per svolgere operazioni che a questo punto saranno gestite in toto dal software progettato appositamente. Cotini srl inoltre fornisce assistenza tecnica rapida ed efficace ai propri clienti, sempre in grado di risolvere qualsiasi problematica dovesse presentarsi, sia telematicamente che attraverso la visita in sede da parte dei propri tecnici.


Gli italiani e la casa: cresce l’attenzione a zona giorno e cucina

Qual è l’ambiente della casa preferito dagli italiani di oggi e perché? E cosa è cambiato nel rapporto fra i nostri connazionali e la loro dimora nel corso degli ultimi 50 anni? A queste e a molte altre domande, capaci di fotografare un amore che si evolve nei decenni – quello fra italiani e spazio abitativo – ha risposto recentemente l’Osservatorio Compass del gruppo MedioBanca. Un’analisi completa che ha evidenziato i cambiamenti non solo di gusto, ma anche culturali, di stile e di funzione all’interno delle case. Se negli anni ’60 la camera da letto aveva il ruolo predominante, oggi è la cucina il luogo su cui si concentrano maggiormente gli interventi e gli acquisti dei clienti (68%). Cresce in generale l’attenzione per la zona giorno, con salotto, cucina e sala da pranzo sempre più integrate tra loro: se per la cucina e la sala da pranzo si richiede una maggiore funzionalità (rispettivamente per il 53% e il 57%), per il salotto prevale l’ospitalità (44%).

I nuovi trend nel settore: low cost e super design

I principali professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, uno dei più importanti rivenditori di Veneta Cucine a Milano, che commercializza ogni genere di arredo e di complemento, possono confermare che il gusto degli italiani si è modificato negli anni. Oggi le indicazioni parlano di un trend “mix & match” esattamente come è accaduto nella moda. Al primo posto, oltre la metà degli intervistati dall’indagine (55%) indica la scelta di abbinare un arredamento low-cost a oggetti importanti di design. Seguono la sostenibilità ambientale (37%) e la smart home (23%). La casa, dunque, è sempre al centro dei progetti degli italiani: oltre un quinto (21%) delle famiglie ha infatti in programma, nei prossimi 12 mesi, un intervento di ristrutturazione e il rinnovo dell’arredamento interno è quello più richiesto (dal 39%), seguito dagli interventi per il risparmio energetico. Quasi un quarto (24%) sa già che utilizzerà gli incentivi fiscali prorogati con la legge di Stabilità del 2016.

I consumatori sono sempre più attenti

Nel corso degli anni sono anche cambiati, e di molto, gli stili di acquisto. Un tempo, infatti, non era raro che i compratori si concedessero delle vere e proprie follie. Oggi, invece, i clienti hanno le idee decisamente chiare e sono sempre più attenti alle risorse disponibili. Ben il 68% dei clienti, riferisce l’indagine, si presenta sul punto vendita avendo già stanziato un budget di spesa definito e addirittura sei acquirenti su dieci non superano questo importo.

Arredamento, un settore in salute

Il comparto arredamento, stando alle ultime rilevazioni, sta registrando performance positive. L’analisi segnala che i finanziamenti tramite venditori convenzionati sono cresciuti nel 2016 del +9% rispetto al 2015 e del +21% rispetto al 2014. Un incremento che ha contribuito a chiudere il 2016 con oltre 1,6 miliardi di euro erogati alle famiglie italiane e a cui il credito al consumo ha dato una forte spinta per favorire le vendite. Positive le previsioni per i prossimi mesi, con il 39,2% dei convenzionati che prevede nel settore dell’arredamento un aumento delle vendite e solo l’8,3% un calo.


Come riconoscere un buon caffè

Il caffè è una parte fondamentale della prima colazione di milioni di italiani, un rituale (ed un piacere) al quale nessuno è disposto a rinunciare. Ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e amiamo provare miscele sempre nuove e più ricercate, ma possiamo dire di essere veramente esperti in materia? Come si riconosce un caffè che sia veramente buono da uno qualsiasi? Diciamo innanzitutto che è già il colore a rivelarci tanto sulla qualità della tazzina che abbiamo davanti: questo infatti deve necessariamente presentare in superficie una leggera crema color nocciola, un corpo denso ed un sapore intenso e avvolgente.

Lo zucchero, una volta versato sulla crema, dovrà necessariamente “scendere” lentamente e questa dovrà facilmente ristabilirsi dopo aver girato con il cucchiaino lo zucchero. Anche la temperatura con il quale viene servito riveste un ruolo importante per quel che riguarda la qualità: il calore consente infatti ad aroma e sapore di espandersi al meglio, per questo è bene berlo bollente in una tazza che sia già calda di suo, proprio per favorire questo processo.

Per quel che riguarda le sensazioni in bocca infine, sarà la corposità e la persistenza del gusto a rivelare quanto la miscela adoperata sia pregiata: le sensazioni olfattive che questa sarà dunque in grado di regalare al palato saranno nitidamente distinguibili già dal primo sorso. Riconoscere un buon caffè da uno qualsiasi non è dunque difficile, a patto che si riesca a prestare attenzione a questi aspetti che possono essere erroneamente sottovalutati ma che rivestono invece grande importanza. Le capsule compatibili vendute da Cialdamia vantano miscele pregiate e ricercate, in grado di regalarti ogni volta quella piacevole sensazione che soltanto i migliori caffè sono in grado di far provare, e puoi scegliere la tua qualità preferita tra le tante a disposizione.


In Italia si lavora di più, ma si guadagna meno

Per i lavoratori italiani il salario lordo medio si colloca a livelli inferiori rispetto alla media degli altri Paesi dell’Eurozona. L’Italia ha infatti un alto numero medio di ore lavorate all’anno per dipendente, e allo stesso tempo la minor quota salari in percentuale del Pil. Insomma, in Italia si lavora di più, ma si viene retribuiti molto meno. Il confronto tra le sei maggiori economie dell’Eurozona mette poi in evidenza tre dinamiche salariali differenti: Paesi Bassi e Belgio, in presenza di salari medi più alti, registrano una crescita costante, Germania e Francia, con salari medi a livello intermedio tra i sei Paesi, registrano l’incremento salariale più alto, mentre Italia e Spagna, con i salari medi più bassi, si caratterizzano per una stagnazione di lungo periodo.

L’Italia è l’unica a non avere ancora recuperato il livello salariale pre-crisi 2007

Dai dati Cgil contenuti in una ricerca della Fondazione Di Vittorio sulla questione salariale in Italia risulta che nella comparazione tra l’Italia e la Germania, dopo un decennio di sostanziale stagnazione (2000-2009), i salari mostrano dinamiche divergenti, pur in presenza di tassi di inflazione ai minimi storici. Infatti, nel periodo successivo (2010-2019) i salari tedeschi sono cresciuti di +5.430 euro (+14,7%) mentre quelli italiani sono diminuiti di -596 euro (-1,9%). Inoltre, l’Italia è l’unico tra i sei Paesi dell’Eurozona che non ha ancora recuperato il livello salariale pre-crisi (2007), e che ha avuto complessivamente le oscillazioni più contenute.

Il confronto con i 6 Paesi europei

In Italia, poi, il salario di un single al 100% del salario medio (21,6mila euro) ha uno scarto che va da oltre 15,7mila euro con i Paesi Bassi a quasi 5mila con la Francia. Nel caso del monogenitore al 67% del salario medio con due figli, il salario netto in Italia (20,6mila euro) ha invece uno scarto che va da oltre 16,7mila euro con i Paesi Bassi a 5,8mila con la Francia, mentre è superiore a quello spagnolo di oltre 2,6mila euro. Nel caso italiano della coppia bireddito con entrambi i genitori al 100% del salario medio e due figli (45,2mila euro), lo scarto è ancora maggiore: da 34,5mila con i Paesi Bassi a 10,8mila con la Francia.

Sui salari lordi italiani si esercita una maggiore pressione fiscale

Dall’analisi emerge poi come l’Italia nel 2019 abbia registrato il maggiore cuneo fiscale (39,2%) proprio per la coppia monoreddito con due figli e un salario equivalente a quello medio (Ocse, 2020). Come precisa Askanews, questo mette in evidenza come sui salari lordi italiani, già mediamente più bassi degli altri, si eserciti complessivamente una maggiore pressione fiscale.


Smartphone 5G, nel 2020 venduti 251 milioni di pezzi

Il 5G è il motore della crescita del mercato degli smartphone, ed entro la fine del 2020 le consegne mondiali di smartphone 5G raggiungeranno 251 milioni di unità, +1.282% rispetto ai 18,2 milioni del 2019. A prevedere il boom dei telefoni compatibili con le nuove reti mobili sono i ricercatori di Strategy Analytics, secondo cui a trainare la crescita quest’anno saranno i dispositivi di Samsung e Huawei, ma anche di Apple, che il 13 ottobre ha svelato i primi iPhone 5G. I tre marchi, in base alle stime, totalizzeranno i due terzi delle vendite complessive. Quanto ai mercati, il primo sarà la Cina, il secondo gli Usa.

Un traguardo storico

Gli analisti di Strategy Analytics però fanno notare che “molti modelli di cellulari 5G sono troppo costosi e la maggior parte delle reti 5G degli operatori sono incomplete, mentre le molte ondate di coronavirus stanno affaticando i consumatori nei mercati occidentali come gli Stati Uniti e l’Europa”, riporta Ansa.  In ogni caso, nonostante l’emergenza sanitaria le vendite di smartphone 5G potrebbero raggiungere il loro primo traguardo storico, in termini di vendite e di penetrazione sui mercati globali. A livello mondiale, sono già più di 80 milioni gli abbonati alle reti 5G, di cui 50 milioni di nuovi abbonati solamente nel secondo trimestre del 2020. Sono oltre 400 i dispositivi 5G che presto saranno lanciati sul mercato. Di questi sono 190 quelli già disponibili in vendita, in gran parte (138) smartphone.

Il 70% delle vendite globali è rappresentato da Apple, Huawei e Samsung

Che siano le feste natalizie, o il grande evento e-commerce del Black Friday, il mercato dei mobile device abilitati al 5G dovrebbe segnare un boom di vendite per il 2020, riporta key4biz.it. Un risultato estremamente positivo, che vede il 70% delle vendite globali di questi apparecchi rappresentate da tre soli grandi aziende, Apple, Huawei e Samsung. Nord America e Cina dovrebbero invece essere i mercati principali, mentre l’Europa patisce ancora l’effetto della crisi economica, conseguenza delle restrizioni e del distanziamento sociale legate alla pandemia di Covid-19.

Il crollo dei prezzi dei device 5G

Se le stime del Rapporto saranno confermate nei prossimi mesi ad aver contribuito, e non poco, a questo traguardo di mercato sarà certamente il crollo dei prezzi. Negli ultimi 12 mesi, il prezzo medio di uno smartphone 5G è stato tagliato del 50%. A aver determinato questo trend è stato l’arrivo sul mercato di smartphone 5G di fascia media prodotti in Cina, offerti in vendita a un prezzo tale da aver trascinato giù tutti gli altri modelli e il costo di alcune componenti chiave a livello tecnologico.


Linate e Malpensa sono a prova di Covid

Gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa sono a prova di Covid e offrono ai passeggeri un’esperienza di viaggio sicura. Lo attesta la certificazione Airport Health Accreditation, ottenuta grazie alle misure di sicurezza per la salute adottate in entrambi gli scali. Questa certificazione, rilasciata da Airports Council International, l’associazione che rappresenta gli aeroporti nel mondo, si aggiunge a quella già ottenuta a inizio agosto, Hygiene Synopsis, rilasciata da Tuv Sud, che riconosce l’impegno per la salute e le misure di sicurezza realizzate in accordo con le principali raccomandazioni internazionali dell’aviazione. Queste, indicano le linee guida promulgate da Easa (Agenzia europea per la sicurezza area) secondo l’Aviation Health Safety Protocol di Ecdc (centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), e Aci Europe, l’associazione degli aeroporti europei.

Due best practices da seguire nel settore del trasporto aereo

I protocolli e le misure adottate a Linate e a Malpensa, elaborati in collaborazione con EY-Advisory e con il Gruppo San Donato, in conformità con le migliori case histories internazionali e alle linee guida redatte dal Comitato Scientifico Gsd e Università Vita-Salute San Raffaele, sono all’avanguardia nelle procedure di contenimento alla diffusione dei virus. Con il conseguimento di questa certificazione gli aeroporti di Milano entrano quindi a far parte delle best practices da seguire nel settore del trasporto aereo.

Le misure di prevenzione e contenimento adottate da Sea

Fin dall’inizio della pandemia Sea, la società di gestione degli aeroporti di Milano, ha avuto come priorità la sicurezza della salute dei passeggeri e degli operatori, introducendo da subito importanti misure di prevenzione e contenimento. In quest’ottica sono stati installati i termoscanner per la rilevazione della temperatura a tutti coloro che entrano nel terminal e ai passeggeri in arrivo. Inoltre, a disposizione dei passeggeri negli scali di Milano sono stati installati circa 500 dispenser che forniscono gratuitamente gel disinfettanti per le mani.

Distanziamento, ricambio d’aria e disinfestazione garantiti

Nel rispetto della distanza fisica di almeno un metro è stata ideata una segnaletica chiara, che accompagna i passeggeri dall’entrata nel terminal fino all’imbarco, ascensori compresi. Si tratta di poster e bolloni adesivi che hanno lo scopo di facilitare una migliore e più sicura distribuzione delle persone. Anche sulle sedute si è applicato il criterio del distanziamento con l’utilizzo di cinghie elastiche. Importante sottolineare come il ricambio totale d’aria sia garantito ogni 10 minuti, così come sono state intensificate le pulizie in tutti gli scali, a cui si è affiancata un’importante disinfestazione continua su tutta la sede aeroportuale.


Superbonus, la cessione del credito parte dal 15 ottobre

Lo comunica l’Agenzia delle entrate, la cessione del credito sul superbonus al 110% potrà essere utilizzata dal prossimo 15 ottobre usando il modello approvato esclusivamente in via telematica. La comunicazione per fruire dello sconto sul corrispettivo, o della cessione del credito, potrà essere inviata all’Agenzia a partire dal 15 ottobre 2020 ed entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui si sostiene la spesa. Secondo i chiarimenti interpretativi contenuti nella circolare dell’Agenzia delle Entrate sull’incentivo introdotto con il dl Rilancio anche i familiari e i conviventi del possessore o detentore dell’immobile che sostiene la spesa per i lavori effettuati possono accedere al Superbonus.

Possono accedere alle agevolazioni anche familiari e conviventi

Al Superbonus del 110% possono accedere dunque anche i familiari e i conviventi di fatto del possessore o del detentore dell’immobile, sempre che siano loro a sostenere le spese per i lavori. La circolare specifica che tali soggetti possono usufruirne se sono conviventi alla data di inizio dei lavori o, se antecedente, al momento del sostenimento delle spese. Possono accedere agli incentivi anche imprenditori e autonomi sulle unità immobiliari all’interno di condomini per i lavori sulle parti comuni. Rientrano poi nel plafond di agevolazioni i costi per i materiali, la progettazione e le spese professionali connesse.

L’incentivo vale anche per le seconde case

L’incentivo vale anche per gli interventi su un immobile diverso da quello destinato ad abitazione principale, nel quale può svolgersi la convivenza, mentre non spetta al familiare su immobili locati o concessi in comodato. Ha diritto alla detrazione, specifica l’Agenzia, anche il promissario acquirente dell’immobile oggetto di intervento immesso nel possesso, a condizione che sia stato stipulato un contratto preliminare di vendita dell’immobile regolarmente registrato. Per quanto riguarda le partite Iva e i condomini, via libera anche per le persone che svolgono attività di impresa o arti e professioni per i lavori sulle parti comuni degli edifici deliberate dalle assemblee condominiali.

Detrazione anche per alcune spese accessorie agli interventi

Se i lavori invece interessano singole unità immobiliari allora il bonus è riconosciuto limitatamente agli immobili estranei all’attività esercitata, appartenenti quindi solo alla sfera “privata” della vita dei contribuenti, riporta Ansa. La detrazione del 110% si allarga però fino a comprendere anche alcune spese accessorie agli interventi che beneficiano del Superbonus, purché effettivamente realizzati. Si tratta, ad esempio, dei costi per i materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse, come perizie e sopralluoghi, spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione.


Il futuro dopo il Covid-19 secondo gli italiani

“Immagina di svegliarti domani mattina e di scoprire che a fronte di nuovi dati sull’emergenza in corso è stato deciso di avviare una nuova fase, con cambiamenti e con l’introduzione di nuove norme. Prova a descrivere quello che succederà durante questa nuova fase, racconta nel dettaglio in che modo cambierà la quotidianità e cosa accadrà nel concreto rispetto alla fase attuale”.

Questa è la domanda posta dall’osservatorio settimanale di BVA Doxa, iniziato il 20 marzo, sulle previsioni degli italiani all’epoca del Coronavirus.

L’immaginario che emerge dalla nuova analisi sembra mutato rispetto alla precedente rilevazione. Ora le prospettive future sono meno estreme, e gli italiani iniziano a riflettere su quanto dovrà rimanere dell’esperienza vissuta durante l’emergenza Covid, e sulle sue conseguenze.

Il 33% si aspetta un nuovo lockdown

L’indagine rileva due macro tendenze nel prefigurare il futuro. Da una parte (65%) ci si concentra sull’evoluzione dell’emergenza, prefigurando il ritorno al lockdown o il miglioramento generale della situazione. Dall’altra (35%) l’attenzione è rivolta a quanto rimarrà in futuro di ciò che è stato provato e vissuto in questi mesi straordinari. Inoltre, il 65% degli italiani che si interrogano sulla prossima evoluzione dell’emergenza può essere ulteriormente suddiviso in due cluster. Il primo (33%), denominato Back to lockdown, riunisce chi crede che il virus potrebbe tornare a diffondersi, obbligando a un nuovo lockdown. Ma rispetto alla precedente rilevazione anche le prefigurazioni sull’evoluzione negativa dell’emergenza sono meno estreme. A maggio, infatti, prevaleva l’idea che qualora la situazione fosse peggiorata si sarebbero rese necessarie misure restrittive ancora più severe.

Per il 32% via le mascherine, ma rimarrà il distanziamento

Nel secondo cluster “Mask off, life on” (32%), ci si concentra su una risoluzione positiva dell’emergenza, con descrizioni di scenari che si focalizzano sull’abbandono di alcuni obblighi. Tuttavia, a differenza di quanto osservato nella wave precedente, queste prefigurazioni positive non arrivano a descrivere una soluzione definitiva in cui la vita tornerà totalmente come quella pre-Covid. Le opinioni al riguardo, infatti, sono più moderate: si toglierà la mascherina, ma nel ritorno alla vita di tutti i giorni si continuerà a mantenere sempre la distanza dagli altri.

Vita più digitale, ma senza arrendersi

Si suddivide in due cluster anche il restante 35% che rende un’interpretazione della normalità che raccoglie l’eredità di questi mesi di emergenza. Il primo gruppo (20%), denominato Digitalizing Life, descrive il futuro post Covid-19 prefigurando che lo smart working sarà il primo passo per una ripartenza verso una nuova normalità, con la speranza che porti a un equilibrio migliore tra vita lavorativa e vita personale. Il restante 15%, che compone il cluster No surrender, crede che l’eredità del Covid va rintracciata soprattutto nell’umore e nell’attitudine delle persone. L’idea è quella che ci sarà comunque la voglia di non farsi trovare impreparati, e di essere diventati capaci di affrontare il cambiamento senza farsi abbattere.


A maggio mutui al minimo storico

Nel mese di maggio il tasso medio di interesse sui mutui è risultato pari all’1,33%. Un minimo storico, secondo l’Abi, che nel suo bollettino mensile ricorda come a fine 2007 i tassi erano al 5,72%. Sempre a maggio, rileva ancora l’Abi, il tasso medio sul totale dei prestiti è stato pari al 2,40%, mentre a fine 2007, prima della crisi, era al 6,18%. Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie “permane in Italia su livelli particolarmente infimi”, ricorda l’Associazione bancaria italiana. A maggio risultava infatti a 185 punti base (187 punti base nel mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (335 punti base a fine 2007).

Scende anche il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria

In Italia il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) a maggio è stato pari allo 0,55% (0,56% nel mese precedente). Questo per effetto del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito) dello 0,36% (0,36% anche nel mese precedente), del tasso sui PCT, che si colloca a 0,57% (1,25% il mese precedente), e del rendimento delle obbligazioni in essere, 2,02% (2,13% ad aprile 2020). riporta Adnkronos.

Prestiti, +1,5% rispetto al 2019

A maggio 2020 inoltre i prestiti a famiglie e imprese ammontano a 1.286 miliardi di euro e sono aumentati dell’1,5% rispetto a un anno fa. E sulla base di prime stime il totale prestiti a residenti in Italia (settore privato più Amministrazioni pubbliche al netto dei PCT con controparti centrali) a maggio si colloca a 1.691 miliardi di euro, segnando una variazione annua, al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni (ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni), pari a +1,2%, come ad aprile.

Depositi, oltre 115 miliardi di euro in più rispetto a un anno prima

A fine 2007, prima dell’inizio della crisi, tali prestiti ammontavano a 1.673 miliardi, segnando da allora a oggi un aumento in valore assoluto di circa 18 miliardi di euro. In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a maggio, di oltre 115 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +7,6% su base annuale), mentre la raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, è scesa, negli ultimi 12 mesi, di circa 10 miliardi di euro in valore assoluto (pari a -4,2%).


Italiani, lockdown e Fase 2: tra timori e voglia di ripartire

Gli italiani sono stati “bravi” durante il lockdown: hanno in grandissima parte rispettato le regole e fatto i conti con i leciti timori, come ad esempio l’insicurezza legata al prendere i mezzi pubblici. Ora, con la riapertura di gran parte dei luoghi e delle attività, i nostri connazionali si sentono più rassicurati e pronti a ripartire. Ovvio però che l’esperienza vissuta abbia un impatto, anche importante, sulle abitudini e la percezione di cosa sia sicuro o meno. L’identikit degli italiani è stato disegnato dall’ultima indagine condotta in Italia da BVA Doxa relativamente agli impatti del virus Covid-19 sulla popolazione. La ricerca – condotta su un campione rappresentativo di più di 1000 italiani – ha dedicato, tra le varie tematiche, un focus particolare alle attività e ai timori degli italiani pochi giorni prima dell’inizio della “fase 2” (periodo antecedente al 4 maggio 2020) e nel periodo immediatamente successivo (tra il 4 e il 10 maggio).

Prima in casa, adesso si ritorna a uscire

Anche con l’allentamento delle misure restrittive introdotte con la Fase 1 del lockdown, si esce ancora poco di casa. Tuttavia sono gradualmente riprese le attività “non essenziali”: se prima della fase 2 solo il 13% delle persone usciva a passeggiare o a giocare con i bambini, nel periodo tra il 4 e il 10 maggio lo ha fatto il 29%. Ma, oltre a questo, sono numerose le attività che hanno visto una forte ripresa: le attività sportive all’aperto, praticate prima dall’11% e poi dal 28% dei rispondenti, uscire per prendersi cura di un parente o di un amico, dal 15% al 25%, e incontrare persone all’esterno, dall’8% al 21%. La stragrande maggioranza degli italiani, l’83%, continua a uscire principalmente per comprare beni essenziali (spesa o farmaci), percentuale rimasta sostanzialmente invariata rispetto alla Fase 1 (81%).

Meglio l’auto per gli spostamenti

L’auto, insieme alla bicicletta e al monopattino, si conferma anche nella fase 2 il mezzo considerato più sicuro per spostarsi. I mezzi pubblici sono invece ritenuti meno sicuri secondo la maggioranza degli italiani, anche se si rileva un miglioramento a seguito dell’allentamento del lockdown: la percezione di rischio per la metropolitana migliora di 20 punti (da 88% a 68%); autobus, tram e treni migliorano di più di 20 punti. In calo il timore di contrarre il virus anche usando il car sharing: da 55% a 35%. Ma va precisato che questi sono i primi dati post lockdown.

Cala la paura del contagio

L’allentamento delle misure restrittive e il lento miglioramento della curva dei contagi ha rassicurato molti italiani. Gli ospedali restano al primo posto dei luoghi a rischio con il 66% dei consensi (nella fase 1 erano l’87%), seguiti da palestre (60%), cinema e teatri (56% rispetto all’81% della fase 1), centri commerciali (47% rispetto al 75%), bar e ristoranti (44% rispetto a 72%), uffici di servizi pubblici (37% rispetto a 64%) e supermercati (32% rispetto a 59%). Anche i luoghi di lavoro – così come le farmacie, le banche e i parchi – vengono ritenuti sicuri.

Salute o economia?

Se durante il lockdown il 65% dei nostri connazionali era convinto che fosse più importante tutelare la salute collettiva anche a fronte di una crisi economica, con l’allenamento delle misure sale la percentuale (37%) di chi vorrebbe la cessazione delle restrizioni per ripartire davvero.


Post Covid, gli sviluppatori continueranno a operare da remoto

L’emergenza sanitaria che ha travolto l’Italia – e quasi tutti i paesi del mondo – ha avuto un effetto importante sul modo di lavorare di tantissime persone e altrettante aziende. Una gran parte delle imprese, che mai avevano attivato lo smart working, si sono trovate nella condizione di dover attuare piani di lavoro agile dall’oggi al domani. E, alla prova dei fatti, in molti casi si è scoperto che questa modalità può essere particolarmente vantaggiosa. Da svariate parti questa crisi planetaria è stata vista come un’opportunità per far capire alle aziende i concreti vantaggi dello smart working, come ad esempio l’aumento della produttività, l’incremento della fiducia all’interno dei team, la garanzia di un lavoro ininterrotto. Oggi, però, sorge spontanea la domanda: cosa resterà di tutto questo una volta passata la crisi? Si tornerà alla normalità, oppure il remote working resterà una prassi consolidata? Per alcune categorie di lavoratori, come gli sviluppatori informatici, probabilmente non ci sarà un ritorno al passato.

Per gli informatici potenziare il remote working è una priorità

A definire lo scenario del prossimo futuro è un’indagine condotta da Codemotion, che ha preso in esame oltre 2.000 sviluppatori tra developer d’azienda e liberi professionisti, in 30 Paesi diversi (con una larga fetta di intervistati provenienti da Italia, Germania e Spagna). Stando alla ricerca, l’85% degli sviluppatori sostiene che il potenziamento dei servizi di remote working sarà la priorità massima per i prossimi mesi. Di più: la medesima percentuale si augura che il remote working resti come un elemento basilare del lavoro del developer. “L’emergenza Covid-19 ha portato l’ambiente lavorativo ben oltre le pareti degli uffici, dando una poderosa spinta allo smart working” puntualizza spiega Carola Adami, co-founder e ceo della società di head hunting Adami&Associati. “Soprattutto nel caso delle aziende che hanno saputo utilizzare al meglio gli strumenti per il remote working, questa nuova modalità di lavoro diventerà fondamentale e irrinunciabile anche in futuro, quando la crisi sanitaria sarà alle nostre spalle”. Questo perché, “pur in un periodo delicato, sia i titolari d’azienda che i dipendenti stanno scoprendo i vantaggi del lavoro agile, e non può stupire che, tra i più entusiasti, ci siano proprio gli sviluppatori informatici”.

Lavorare da casa per una società di Berlino o di San Francisco

“La possibilità ormai comprovata di lavorare da remoto in modo efficace, e in certi casi in modo significativamente più produttivo” spiega l’head hunter “apre la porta a offerte di lavoro a livello internazionale, senza per questo dover pensare obbligatoriamente a un trasferimento. Uno sviluppatore talentuoso potrebbe infatti decidere di lavorare per uno dei più grandi poli tech del mondo, a San Francisco come a Berlino, senza considerare un trasloco: le nuove tecnologie e le norme sempre più accomodanti sul fronte dello smart working permettono di pensare al futuro del lavoro in questi termini”.


Liquidità alle Pmi, c’è una task force dedicata per il Cura Italia

Obiettivo immediato è quello di “assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità adottate dal Governo con il Decreto Legge 18/2020”, il cosiddetto Cura Italia. Con questi presupposti nasce la task force costituita dal ministero dell’Economia e delle Finanze, dalla Banca d’Italia, dall’Associazione Bancaria Italiana e dal Mediocredito Centrale (MCC). Il provvedimento prevede una moratoria fino al 30 settembre per i prestiti per le micro imprese, le Pmi, i professionisti e le ditte individuali, mentre l’operatività del Fondo di garanzia per le Pmi, gestito da Mcc, è stata potenziata e ampliata, aumentandone le risorse e l’ambito di intervento e rendendo più veloci e semplici le procedure per l’ottenimento della garanzia. “La task force” riporta la nota che presenta l’iniziativa “opererà per mettere le banche e i soggetti interessati a conoscenza delle nuove procedure, e per agevolarne l’utilizzo. Proseguirà il lavoro di coordinamento e scambio di informazioni già positivamente avviato tra le parti in questi giorni, anche al fine di individuare le soluzioni più appropriate rispetto a eventuali problemi applicativi e facilitarne la divulgazione, contribuendo all’aggiornamento e all’alimentazione della sezione dedicata a ‘Domande e Risposte’ nel sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La task force, che avvierà la propria operatività dall’inizio della prossima settimana (dal 30 marzo ndr), coordinerà la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa”.

Il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese

In particolare, la garanzia del Fondo è all’80% dell’importo (e al 90% in caso di riassicurazione di confidi) per tutti i prestiti fino a 1,5 milioni, ferma restando la possibilità di coprire all’80% anche i prestiti fino a 2,5 milioni quando siano rispettate alcune condizioni, fra cui l’imprenditoria femminile, per i prestiti nel Mezzogiorno e per i finanziamenti per investimenti, nonché per tutti i prestiti fino a 5 milioni che rientrino negli ambiti di attività coperti anche dalle sezioni speciali del Fondo stesso.

Liquidità immediata per le persone fisiche

Il nuovo intervento sul Fondo attivato a seguito del decreto Cura Italia prevede anche l’avvio di una linea per la liquidità immediata (fino a 3.000 euro) per gli imprenditori persone fisiche (le partite IVA, anche se non iscritti al registro delle imprese) con accesso senza bisogno di alcuna valutazione da parte del Fondo, che si affianca alle garanzie all’80% già attive sul micro-credito e sui finanziamenti fino a 25.000 euro (cosiddetto importo ridotto).


Per “leggere” le emozioni non basta guardare il volto

Lo afferma uno studio della Ohio State University. Per “leggere” le emozioni non basta guardare il volto. Il volto non è l’unico specchio delle emozioni, come generalmente si è abituati a pensare. Le espressioni facciali non raccontano tutto ciò che stiamo provando. A evidenziarlo è proprio una ricerca guidata dalla Ohio State University, presentata al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science. I ricercatori hanno analizzato la cinetica del movimento muscolare nel viso umano e confrontato i movimenti muscolari con le emozioni. E hanno scoperto che i tentativi di rilevare o definire le emozioni in base alle espressioni facciali erano quasi sempre sbagliati. Ma cosa bisogna osservare? E di cosa è necessario tenere conto?

Assumere diverse espressioni facciali in base al contesto e al background culturale

“Ognuno assume diverse espressioni facciali in base al contesto e al background culturale – ha commentato Aleix Martinez, uno degli autori della ricerca – è importante rendersi conto che non tutti quelli che sorridono sono felici. Non tutti quelli che sono felici sorridono. La maggior parte delle persone che non sorridono non sono necessariamente infelici”. A ciò si aggiunge il fatto che a volte si sorride o si assumono altre espressioni per l’obbligo delle norme sociali.

Le tecnologie per riconoscere i movimenti dei muscoli facciali non sono sufficienti

Questo non sarebbe intrinsecamente un problema, ma alcune aziende hanno iniziato a sviluppare alcune tecnologie per riconoscere i movimenti dei muscoli facciali e assegnare determinate emozioni o intenti a tali movimenti. Il gruppo di ricerca ha analizzato alcune di queste tecnologie, ma le ha trovate in gran parte carenti, riporta Ansa. Dopo aver esaminato i dati, il team di ricerca ha concluso che occorre molto di più per rilevare correttamente le emozioni.

Cercare indizi nel colore del viso, nella postura e nel contesto sociale

Ma su quali aspetti è necessario porre attenzione per interpretare correttamente le emozioni?  Ad esempio il colore del viso. Osservare la colorazione del volto, associandola alle espressioni facciali, può fornire alcuni indizi.

“Quando si provano delle emozioni – ha sottolineato Aleix Martinez – il cervello rilascia peptidi (principalmente ormoni) che cambiano il flusso sanguigno e la composizione del sangue, e poiché il viso è inondato di questi peptidi, cambia colore”.

Anche l’intero corpo umano offre però suggerimenti. Ad esempio attraverso la postura che si assume. Per non parlare del contesto, che gioca un ruolo fondamentale nell’espressione delle emozioni, insieme alle differenze culturali che incidono, e non poco, sul comportamento.


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