Come va usato il condizionatore d’aria di notte

Se vivi in una zona particolarmente calda e umida, non è raro che la temperatura possa essere elevata anche la notte. Per questo motivo sono tante le persone a cercare del sollievo grazie all’utilizzo dell’aria condizionata anche la notte. Vediamo per questo come bisogna utilizzare il condizionatore la notte per ottenere il massimo del beneficio risparmiando energia.

Sfrutta la funzione sleep del tuo condizionatore

La notte, quando dormiamo, il nostro corpo ha bisogno di una temperatura più elevata rispetto quel che accade quando invece siamo in attività. Per questo motivo la funzione sleep del condizionatore prevede una temperatura che man mano che avanzano le ore della notte aumenta in maniera sensibile, così da mantenere sempre piacevole la temperatura e dunque offrire un riposo veramente ristoratore.

Mantieni la temperatura costante

Un condizionatore d’aria è in grado di lavorare in maniera più efficiente se viene mantenuto ad una modalità e velocità fissa. Da questo punto di vita i moderni condizionatori Daikin sono tra i migliori nel settore perché sfruttano la tecnologia inverter, la quale regola la potenza lentamente facendo in modo che la temperatura all’interno dell’ambiente rimanga costante riducendo così i costi.

Prova la modalità di sospensione

I moderni condizionatori funzionano in maniera “intelligente” per consentire di avere consumi sempre più bassi. Se ad esempio impostiamo una determinata temperatura all’interno di una stanza, il condizionatore si spegnerà non appena raggiunta la temperatura desiderata. Questo andrà a riaccendersi non appena la temperatura all’interno della stanza comincerà a salire. Grazie alla modalità sospensione, il condizionatore va ad aumentare di mezzo grado la temperatura ogni ora così da ridurre il consumo di energia.

In virtù di queste nuove tecnologie e funzioni avanzate, è possibile riuscire ad adoperare il condizionatore anche di notte risparmiando in maniera notevole su quelli che sono i costi.

Over Motel | Privacy e Benessere a Vimercate

L’Over Motel è un elegante motel Brianza situato a Vimercate, a pochi minuti d’auto da Milano, Monza, Lecco e Bergamo. Si tratta di una struttura di recente apertura, elegante e raffinata dunque perfetta per ogni occasione speciale e per trascorrere qualche giorno di relax in assoluta riservatezza. La privacy è uno dei punti di forza dell’ Over Motel, e questa è sempre tutelata in ogni momento della propria esperienza in struttura. L’arredamento è sicuramente elegante e moderno, trasmette una piacevole sensazione di modernità e di tendenza, ed i signori ospiti noteranno sin dal principio la cura nella scelta degli allestimenti in tutti gli ambienti. Le camere sono inoltre ampie e presentano ogni tipo di comfort, inclusa la TV digitale, l’aria condizionata ed il minibar.

Vi sono diverse tipologie di camere a disposizione degli ospiti presso l’Over Motel di Vimercate. Ciascuna di queste presenta un livello di comfort differente: la Wellness Suite, ad esempio, presenta un hammam privato, una piscina idromassaggio 4 posti, un solarium ed open bar. La Junior Suite presenta invece un ambiente romantico, sensuale ed esclusivo, e stupisce i suoi ospiti con una fantastica fontana con lama d’acqua situata proprio al centro della camera. Inoltre vi è una piscina idromassaggio 4 posti ed un solarium. Non manca davvero nulla, dunque, per trascorrere dei piacevoli momenti all’Over Motel, ed è possibile prenotare online usufruendo delle promozioni del momento anche contattando il recapito telefonico 0395973862, così come per qualsiasi tipo di informazione o richiesta. È infine importante sottolineare il fatto che l’hotel disponga di un parcheggio privato per i signori clienti, con box auto riservato che si trova esattamente davanti la porta d’ingresso della propria camera, così da preservare ulteriormente la privacy degli ospiti grazie anche alla tenda meccanica che può essere attivata a piacimento e che garantisce il massimo della discrezione in ogni momento.

Cotini srl | Soluzioni per la gestione degli accessi

Cotini srl fornisce soluzioni all’avanguardia per la gestione degli accessi all’interno di luoghi di lavoro o aree ad accesso limitato, nonché per controllare la presenza dei dipendenti all’interno di tali aree. I sistemi Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore e vantano sia software di gestione appositamente realizzati che centraline, tastiere e lettori di riconoscimento (anche relativamente alle impronte digitali o tratti del viso). La centralina in particolare, serve a configurare i lettori di riconoscimento e confronta i dati forniti dai lettori con quelli precedentemente programmati. Se tutto è in regola, la centralina invierà al software di gestione l’input che serve all’apertura della porta o tornello: questa può essere a sua volta vincolata a determinate regole di accesso che possono interessare le fasce orarie, i giorni della settimana o le singole aree presenti all’interno dell’edificio in questione.

Si tratta di una soluzione pratica che consente di stabilire in maniera infallibile chi può entrare all’interno delle varie aree ad accesso limitato, consentendo così un risparmio sul personale di sorveglianza e rendendo il controllo accessi decisamente più efficaci. Gli utenti autorizzati possono essere facilmente riconosciuti mediante appositi lettori in grado di leggere badge ma anche impronte digitali o codici pin, trasmettendo i dati alla centralina la quale consentirà o meno l’apertura della porta. Grazie a questo sistema, anche la comunicazione tra i reparti (ad esempio quello che si occupa delle paghe) potrà essere più veloce e ne migliorerà l’efficacia complessiva del lavoro svolto, con evidenti risparmi grazie alla minor quantità di carta prodotta nonché al minor impiego di personale per svolgere operazioni che a questo punto saranno gestite in toto dal software progettato appositamente. Cotini srl inoltre fornisce assistenza tecnica rapida ed efficace ai propri clienti, sempre in grado di risolvere qualsiasi problematica dovesse presentarsi, sia telematicamente che attraverso la visita in sede da parte dei propri tecnici.

Gli italiani e la casa: cresce l’attenzione a zona giorno e cucina

Qual è l’ambiente della casa preferito dagli italiani di oggi e perché? E cosa è cambiato nel rapporto fra i nostri connazionali e la loro dimora nel corso degli ultimi 50 anni? A queste e a molte altre domande, capaci di fotografare un amore che si evolve nei decenni – quello fra italiani e spazio abitativo – ha risposto recentemente l’Osservatorio Compass del gruppo MedioBanca. Un’analisi completa che ha evidenziato i cambiamenti non solo di gusto, ma anche culturali, di stile e di funzione all’interno delle case. Se negli anni ’60 la camera da letto aveva il ruolo predominante, oggi è la cucina il luogo su cui si concentrano maggiormente gli interventi e gli acquisti dei clienti (68%). Cresce in generale l’attenzione per la zona giorno, con salotto, cucina e sala da pranzo sempre più integrate tra loro: se per la cucina e la sala da pranzo si richiede una maggiore funzionalità (rispettivamente per il 53% e il 57%), per il salotto prevale l’ospitalità (44%).

I nuovi trend nel settore: low cost e super design

I principali professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, uno dei più importanti rivenditori di Veneta Cucine a Milano, che commercializza ogni genere di arredo e di complemento, possono confermare che il gusto degli italiani si è modificato negli anni. Oggi le indicazioni parlano di un trend “mix & match” esattamente come è accaduto nella moda. Al primo posto, oltre la metà degli intervistati dall’indagine (55%) indica la scelta di abbinare un arredamento low-cost a oggetti importanti di design. Seguono la sostenibilità ambientale (37%) e la smart home (23%). La casa, dunque, è sempre al centro dei progetti degli italiani: oltre un quinto (21%) delle famiglie ha infatti in programma, nei prossimi 12 mesi, un intervento di ristrutturazione e il rinnovo dell’arredamento interno è quello più richiesto (dal 39%), seguito dagli interventi per il risparmio energetico. Quasi un quarto (24%) sa già che utilizzerà gli incentivi fiscali prorogati con la legge di Stabilità del 2016.

I consumatori sono sempre più attenti

Nel corso degli anni sono anche cambiati, e di molto, gli stili di acquisto. Un tempo, infatti, non era raro che i compratori si concedessero delle vere e proprie follie. Oggi, invece, i clienti hanno le idee decisamente chiare e sono sempre più attenti alle risorse disponibili. Ben il 68% dei clienti, riferisce l’indagine, si presenta sul punto vendita avendo già stanziato un budget di spesa definito e addirittura sei acquirenti su dieci non superano questo importo.

Arredamento, un settore in salute

Il comparto arredamento, stando alle ultime rilevazioni, sta registrando performance positive. L’analisi segnala che i finanziamenti tramite venditori convenzionati sono cresciuti nel 2016 del +9% rispetto al 2015 e del +21% rispetto al 2014. Un incremento che ha contribuito a chiudere il 2016 con oltre 1,6 miliardi di euro erogati alle famiglie italiane e a cui il credito al consumo ha dato una forte spinta per favorire le vendite. Positive le previsioni per i prossimi mesi, con il 39,2% dei convenzionati che prevede nel settore dell’arredamento un aumento delle vendite e solo l’8,3% un calo.

Come riconoscere un buon caffè

Il caffè è una parte fondamentale della prima colazione di milioni di italiani, un rituale (ed un piacere) al quale nessuno è disposto a rinunciare. Ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e amiamo provare miscele sempre nuove e più ricercate, ma possiamo dire di essere veramente esperti in materia? Come si riconosce un caffè che sia veramente buono da uno qualsiasi? Diciamo innanzitutto che è già il colore a rivelarci tanto sulla qualità della tazzina che abbiamo davanti: questo infatti deve necessariamente presentare in superficie una leggera crema color nocciola, un corpo denso ed un sapore intenso e avvolgente.

Lo zucchero, una volta versato sulla crema, dovrà necessariamente “scendere” lentamente e questa dovrà facilmente ristabilirsi dopo aver girato con il cucchiaino lo zucchero. Anche la temperatura con il quale viene servito riveste un ruolo importante per quel che riguarda la qualità: il calore consente infatti ad aroma e sapore di espandersi al meglio, per questo è bene berlo bollente in una tazza che sia già calda di suo, proprio per favorire questo processo.

Per quel che riguarda le sensazioni in bocca infine, sarà la corposità e la persistenza del gusto a rivelare quanto la miscela adoperata sia pregiata: le sensazioni olfattive che questa sarà dunque in grado di regalare al palato saranno nitidamente distinguibili già dal primo sorso. Riconoscere un buon caffè da uno qualsiasi non è dunque difficile, a patto che si riesca a prestare attenzione a questi aspetti che possono essere erroneamente sottovalutati ma che rivestono invece grande importanza. Le capsule compatibili vendute da Cialdamia vantano miscele pregiate e ricercate, in grado di regalarti ogni volta quella piacevole sensazione che soltanto i migliori caffè sono in grado di far provare, e puoi scegliere la tua qualità preferita tra le tante a disposizione.

Metà degli italiani vuole il modello di lavoro ibrido

Quasi metà dei professionisti italiani, il 47%, preferisce un modello ibrido tra dover lavorare sempre in ufficio o sempre in smart working, mentre il 30% preferirebbe lavorare a tempo pieno in ufficio, e quasi il 23% lavorare a tempo pieno da casa. Sia per le donne sia per gli uomini il modello di lavoro ibrido rimane il favorito, anche se le prime, con il 52,9% di preferenze, mostrano una maggiore adesione a questo tipo di modello rispetto agli uomini (41,9%). Quanto alla fascia d’età, è la categoria dei professionisti più giovani, fino a 24 anni, a essere l’unica a preferire lavorare in ufficio rispetto a una modalità ibrida. È quanto emerge da una ricerca di LinkedIn dal titolo FUture of Work: Italia sui nuovi modelli di lavoro emersi con la pandemia. 

Meglio lavorare da casa o in ufficio?

Tra chi ha espresso la preferenza per lavorare da casa la percentuale più alta (37%) dichiara di preferire il lavoro da remoto per mantenere un migliore equilibrio tra vita personale e lavoro, mentre il 32% vuole evitare le difficoltà legate al pendolarismo e il 21% pensa di essere più produttivo a casa.
Tra chi invece preferisce lavorare in ufficio, il motivo principale è il poter essere circondati dai colleghi (44%), mentre il 36% pensa di essere più produttivo. Il 33% poi trova che la possibilità di alternare casa e ufficio porti benefici, mentre quasi il 28,5% dichiara di essere più sedentario a lavorare da casa, e il 13% di spendere più soldi quando lavora da casa, quindi, preferisce il lavoro in ufficio.

Le preoccupazioni di chi lavora da remoto

Ma non sono solo la routine e la mancanza di attività fisica a preoccupare. Il 38% degli intervistati teme che chi sceglie di tornare in ufficio possa essere avvantaggiato dai superiori rispetto a chi lavora da remoto, il 31% pensa che lavorare da casa possa influire negativamente sul proprio percorso professionale, e il 34% teme che la qualità delle interazioni con i colleghi in ufficio possa peggiorare nel tempo. Ma esiste anche un 27,5% convinto che lavorando da casa si ‘perderebbe il divertimento’ del lavoro in ufficio.

Tornare in ufficio a tempo pieno? C’è chi dice no

Tra i lavoratori a cui le aziende hanno chiesto di tornare a lavorare in ufficio in maniera continuativa, riporta Ansa, il 44,5% ha accettato ed è tornato o tornerà nel posto di lavoro, mentre il 26% ha chiesto di rientrare con un orario flessibile. Ma un 6,7% dichiara di aver lasciato il lavoro proprio perché gli è stato chiesto di tornare in ufficio a tempo pieno. Quanto alla richiesta da parte dei datori di lavoro del certificato vaccinale ai dipendenti prima del rientro in ufficio, il 75% degli intervisti pensa che sia molto o abbastanza importante richiedere che i dipendenti siano vaccinati per il ritorno in ufficio.

L’export in Lombardia supera 35 miliardi di euro nel secondo trimestre 2021

L’ incremento nelle attività delle imprese lombarde nel secondo trimestre del 2021 ha dato nuovo slancio agli scambi con l’estero, e il valore delle esportazioni originate dalla Lombardia supera per la prima volta i 35 miliardi di euro. A crescere sono anche le importazioni, che superano i 37 miliardi complessivi, con una riduzione del deficit commerciale pari a 2,7 miliardi di euro. La variazione dell’export lombardo sul primo trimestre dell’anno è pari a +12,9% e l’incremento rispetto allo stesso trimestre del 2020 tocca +46,7%, un valore eccezionale rispetto al minimo registrato l’anno scorso. E rispetto al livello medio del 2019, l’export cresce del +9,9%, un dato che conferma l’accelerazione congiunturale e il netto superamento dei livelli pre-crisi. Si tratta dei dati di Unioncamere Lombardia, ricavati dal rapporto sul commercio estero della regione nel secondo trimestre 2021.

Crescita a due cifre per le esportazioni di prodotti in metallo e metalli di base

Tra i comparti è quello legato ai metalli e le loro produzioni a trainare la ripresa, e di questa performance beneficiano la maggior parte delle provincie lombarde. Anche gli apparecchi elettrici ed elettronici, la chimica, gomma-plastica e il comparto alimentare crescono significativamente, mentre continua il momento difficile per il tessile, pelli e accessori (-5,2%), e gli articoli farmaceutici (-1,3%) I dati di Unioncamere confermano una crescita a due cifre per le esportazioni di prodotti in metallo e metalli di base (+25,2%), sostanze e prodotti chimici (+17,7%), gomma e materie plastiche (+15,7%), prodotti alimentari (+15,2%) e computer, apparecchi elettrici ed elettronici (+13,9%). Più contenuto l’incremento registrato per mezzi di trasporto (+8,8%), macchinari e apparecchi vari (+5,3%) e aggregato degli altri prodotti (+3,7%), principalmente mobili e arredamento.

Incrementi tendenziali consistenti per tutte le destinazioni

In generale l’andamento positivo viene confermato anche dal confronto con il livello pre-crisi, rispetto al quale si registra un incremento del 9,8% complessivo. Tutte le destinazioni registrano incrementi tendenziali consistenti, dal +36,7% dell’Unione Europea al +80,3% dell’America centro-meridionale. Considerando le singole aree si osservano alcune destinazioni che devono ancora completare la fase di recupero dei livelli pre-crisi, come Medio Oriente (-3,5%), Altri paesi africani (-5,8%) e Asia centrale (-12,0%).  Verso le restanti destinazioni la Lombardia riesce a incrementare il valore dell’export rispetto alla media 2019 grazie ai principali paesi di destinazione, tra cui Cina (+34,9%), Turchia (+25,7%), Regno Unito (+22%), Brasile (+16,3%), Germania (+13,4%) e Stati Uniti (+8,1%).

L’andamento delle province lombarde

L’incremento tendenziale interessa tutte le provincie lombarde. Rispetto alla media 2019 crescono, fortemente trainati da metalli di base e prodotti in metallo, Mantova (+29%), Cremona (+22,6%) Brescia (+21,9%). Seguono Sondrio (+15,2%) Monza e Brianza (+14,5%) Lecco (+13%) e Bergamo (+12,9%) Meno intensa la crescita delle provincie di Lodi (+9,9%), Varese (+6,8%), Como (+3,7%) e Milano (+2,2%). Pavia invece non ha ancora recuperato il divario rispetto ai livelli pre-crisi (-7,4%).

Luce e gas: bollette più salate, ma con il mercato libero si risparmia

Le bollette di luce e gas sono tra le spese che più pesano sul budget delle famiglie italiane. Per mettersi al riparo dalle variazioni che scatteranno per chi si avvale delle tariffe del mercato tutelato conviene valutare il passaggio al mercato libero, approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori. Di fatto, secondo il bilancio di Facile.it, nel 2020 la bolletta dell’energia elettrica ha raggiunto in media 505,40 euro, ovvero il 7,5% in più rispetto al 2019. È andata meglio sul fronte del gas, dove nonostante i lockdown i consumi sono rimasti stabili, e, gli italiani hanno potuto beneficiare del calo delle tariffe spendendo, in media, 734,30 euro. Per questo motivo, a parità di consumi, e guardando alla miglior tariffa del mercato libero, secondo le simulazioni di Facile.it una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

Da ottobre tariffe aggiornate

Nel 2020 complessivamente tra luce e gas gli italiani hanno speso 1.239,71 euro a famiglia, sicuramente una cifra leggermente più bassa rispetto ai 1.378,38 euro del 2019, il timore però è che per il 2021 possa essere molto più salata. Le tariffe sono infatti aumentate nella prima parte dell’anno, così come i consumi, e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.
“Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto, se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo a una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche”, spiega Mario Rasimelli, managing director utilities di Facile.it.

In Sardegna si consuma più energia elettrica
La spesa per la luce non è però omogenea su tutto il territorio nazionale, e i dati su base regionale fanno emergere significative differenze. Considerando che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta quindi è legata unicamente ai consumi. E al primo posto per consumi e spesa di energia elettrica si posiziona la Sardegna, dove nel 2020 il consumo medio a famiglia sotto regime di tutela corrispondeva a un costo totale di 584 euro (+15,6% rispetto alla media nazionale. Al secondo posto si posiziona invece il Veneto, con 542 euro.
Le regioni dove i consumi sono stati più contenuti, sono la Valle d’Aosta (399 euro), e la Liguria (430 euro).

In Trentino consumi e tariffe del gas più alti

Quanto al gas, sotto regime tutelato il prezzo varia a seconda delle aree del Paese. Il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi sia delle tariffe previste dall’area di residenza. 
Dall’analisi dei contratti di Facile.it il Trentino-Alto Adige è la regione dove i cittadini hanno pagato il conto più alto nel 2020 (935 euro l’anno a famiglia), seguito da Emilia-Romagna e Piemonte (entrambe 931 euro). Al contrario, le regioni dove nel 2020 le famiglie hanno speso meno per il gas sono la Campania, con “solo” 631 euro, la Puglia, (641 euro), e il Lazio (678 euro).

Famiglie, migliorano le attese su economia e lavoro

Secondo la quinta edizione dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane condotta dalla Banca d’Italia, le attese delle famiglie sulla situazione economica generale del Paese e sul mercato del lavoro sono migliorate. Rispetto alla rilevazione condotta da Bankitalia tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2021, il saldo delle risposte relative alle prospettive generali dell’Italia, pur restando negativo, ora risulta fortemente aumentato. Di fatto, la percentuale di famiglie che si attende un peggioramento del quadro generale nei successivi dodici mesi è diminuita di 8 punti percentuali, portandosi a quota 38%. Si tratta del valore più basso dall’avvio della rilevazione, avvenuto nella primavera del 2020, quindi in piena crisi pandemica.

Il 70% dei nuclei si attende un reddito in linea con quello percepito nel 2020

Sempre secondo la quinta edizione della rilevazione della Banca d’Italia, anche le aspettative sul mercato del lavoro nei successivi dodici mesi ora sono divenute più favorevoli. Le attese sulla situazione economica familiare invece sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto a inizio anno. Oltre il 70% dei nuclei familiari italiani per il 2021 si attende un reddito in linea con quello percepito nel 2020, mentre circa un sesto dei nuclei ritiene che entro la fine del 2021 sarà inferiore. E se i nuclei con capofamiglia lavoratore autonomo o disoccupato continuano a essere più pessimisti rispetto a quelli con capofamiglia dipendente e pensionato, il divario si sta attenuando.

Più un quinto delle famiglie ha beneficiato delle misure di sostegno

Così come nella precedente edizione dell’indagine, poi, il 30% delle famiglie italiane dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia. Il peggioramento delle condizioni reddituali però risulta ancora mitigato dalle misure governative di sostegno al reddito. Tra i mesi di marzo e aprile del 2021, secondo le rilevazioni di Bankitalia, ne avrebbe beneficiato poco più di un quinto dei nuclei familiari.

Ma c’è anche chi ha riportato una riduzione del reddito

Un ulteriore dato che emerge dall’indagine, riporta Italpress,  è come la maggior parte delle famiglie italiane ritenga che il valore delle proprie attività finanziarie nel 2020 sia rimasto stabile. Un terzo delle famiglie, invece, sostiene che sia diminuito, una quota che raggiunge il 40% tra i nuclei il cui capofamiglia è occupato nei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, come ristorazione, turismo, commercio al dettaglio, e che addirittura raddoppia tra coloro che hanno riportato una riduzione del reddito rispetto a prima dell’emergenza sanitaria.

Micro imprese, previste assunzioni nei prossimi 6 mesi

Nei prossimi sei mesi più della metà delle micro imprese italiane ha intenzione di assumere personale. Un contributo alla crescita dell’occupazione, quindi, se ciò non risultasse frenato dalle difficoltà, e in molti casi dalla impossibilità, di reperire le figure professionali necessarie. A rilevarlo è una indagine condotta dalla CNA su un campione di oltre 2 mila aziende, rappresentative del tessuto imprenditoriale nazionale, composto per più del 90% da imprese con meno di dieci addetti. Più in dettaglio, il 55,1% delle imprese che hanno partecipato all’indagine vorrebbe realizzare assunzioni entro gennaio 2022. Di queste, il 52,7% ipotizza nel periodo in esame una assunzione, il 33,8% ne prevede due, e l’8,2% tre.

Due nuovi lavoratori su tre saranno reclutati mediante contratti ‘stabili’ 

Assunzioni che non sono destinate a fare fronte a un aumento meramente transitorio della domanda. Quasi due nuovi lavoratori su tre, infatti, sarebbero reclutati mediante contratti ‘stabili’. In particolare, il 29,4% con contratto a tempo indeterminato, il 20,2% di apprendistato, e il 14,8% tramite tirocinio formativo. Il 27,7% delle imprese invece punta su contratti a tempo determinato, un che rappresenta la formula giuridica ideale a soddisfare la flessibilità richiesta alle imprese più piccole. Marginale risulta invece il ricorso alle collaborazioni professionali (4,1%) e al lavoro occasionale (3,8%).

Il 79,9% delle imprese non trova candidati idonei

La volontà delle imprese, e in particolare delle imprese artigiane, micro e piccole, di ampliare l’organico in funzione delle nuove necessità richieste dal mercato nel dopo pandemia, rischia però di essere frustrata dalla difficoltà, spesso insormontabile, di reperire le figure professionali. Solo il 12,9% delle imprese che stanno assumendo, o vorrebbero farlo, assicura di non avere avuto (e si dice convinto che non avrà) problemi a selezionare candidati dotati delle competenze richieste disposti ad accettare l’offerta. Al contrario, la grande maggioranza del campione denuncia difficoltà. Il 79,9% delle imprese, infatti, non riesce a trovare candidati idonei alle mansioni richieste. E il rimanente 7,2% si imbatte in candidati insoddisfatti delle offerte economiche avanzate dalle imprese, riporta Italpress.

L’Italia non ha un sistema in grado di coniugare domanda e offerta di lavoro

Sotto questo aspetto, dall’indagine CNA emerge un quadro “inquietante anche se non nuovo: il nostro Paese non ha un sistema in grado di coniugare domanda e offerta di lavoro – sottolinea l’associazione -. Tanto che il 41,1% delle imprese ammette di cercare il personale prevalentemente tramite il cosiddetto passaparola. Una quota quasi doppia rispetto a quella delle imprese che si rivolgono alle agenzie interinali e di ricerca o selezione del personale, che si ferma al 21,5%. Il 16,6% del campione – continua la CNA – si indirizza a scuole o a istituti di formazione, l’11% si affida ai mezzi di comunicazione specializzati e appena il 3,8% ricorre ai centri per l’impiego. A riprova del fatto che il canale pubblico riesce solo per una esigua parte a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

Case Vacanza, il mercato torna crescere. Cortina la meta più cara

Buone notizie per il comparto delle case vacanza: la domanda sia di acquisto si di locazione, infatti, sta ritornando a crescere dopo lo stop forzato del 2020. E sette agenti immobiliari su dieci confermano il trend rilevato dalle stime, come riporta l’Osservatorio Nazionale Immobiliare Turistico di Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari). con la collaborazione della Società di Studi Economici Nomisma. 

L’andamento dei prezzi delle seconde case

Nel 2021 il prezzo medio per l’acquisto di un’abitazione nelle località turistiche in Italia si attesta a 2.730 euro al mq commerciale, con una tendenza dei prezzi di vendita delle case per vacanza in aumento del +3,1% su base annua e un campo di oscillazione compreso tra -1,2% e +5,5%, mettendo in evidenza un deciso recupero dopo la battuta di arresto dello scorso anno (-0,8% su base annua). Per le abitazioni top nuove nelle località turistiche, le quotazioni medie si attestano su valori che superano i 3.700 euro al mq (con un range di oscillazione dei valori medi tra 2.900 e 4.200 euro al mq); per le abitazioni centrali usate i valori medi oscillano tra 2.110 e 3.160 euro al mq, mentre per le abitazioni periferiche usate si mantengono tra 1.520 e 2.200 euro al mq.

Le località italiane più costose

In cima alla classifica delle principali località turistiche, per quanto riguarda i prezzi massimi di compravendita di appartamenti top o nuovi, troviamo anche quest’anno una destinazione montana. Cortina d’Ampezzo (BL) si posiziona in vetta alla classifica con valori che raggiungono i 13.500 €/mq, superando Madonna di Campiglio (Tn) con 13.000 €/mq. In terza e quarta posizione vi sono due destinazioni marittime, ovvero Forte dei Marmi (LU) e Capri (NA), rispettivamente con un prezzo per abitazioni di 13.000 €/mq e 12.500 €/mq. In quinta posizione Courmayeur (AO) con un valore di 11.000 €/mq, arretrando rispetto allo scorso anno, e Santa Margherita Ligure (GE) che con un valore di 10.500 €/mq mantiene la stessa posizione del 2020.

I valori delle locazioni estive

E per quanto riguarda il mercato delle locazioni? Quali sono i costi e quali le richieste dell’utenza? Il report specifica che nelle destinazioni turistiche italiane il canone medio settimanale ordinario (valore di massima frequenza per un appartamento con camera matrimoniale, cameretta, cucina e bagno, 4 posti letto spese incluse) è di quasi 500 euro per il mese di giugno, 710 euro per luglio e 930 euro per agosto.

Gli italiani? I più magri d’Europa

Non è certo un segreto che in tutta Europa, come è accaduto già negli Stati Uniti, stia aumentando in maniera significativa il numero delle persone in sovrappeso. Tanto che oggi, stando alle stime, circa la meta degli europei ulti sorpassa (e in certi casi anche di molto) il peso forma. 

Più “oversize” in poco tempo

I numeri di questo confronto con la bilancia è frutto di analisi di Eurostat. Secondo i dati raccolti, nel 2019 gli abitanti adulti dell’Ue dal peso corretto erano il 45% della popolazione. Di tutti gli altri, la percentuale di oversize è significativa: poco più della metà (53%) è stato considerato sovrappeso (36% pre-obeso e 17% obeso) mentre poco meno del 3% sottopeso. I dati sono stati misurati in base all’indice di massa corporea (Bmi): si tratta di una misura che relaziona peso e altezza e stabilisce in maniera abbastanza precisa la quantità di grasso corporeo. 

Più grandi, più in carne

Ad eccezione degli ultrasettantacinquenni, più anziana è la fascia di età, maggiore è la quota di persone in sovrappeso: la quota più bassa si registra tra i 18-24enni (25%), mentre quelli tra i 65 e i 74 anni hanno la quota più alta (66%). Nella stessa fascia di età si presenta anche il maggior numero di persone obese. Esiste anche una correlazione tra sovrappeso e livello di istruzione: la percentuale di persone in carne diminuisce all’aumentare dello stato socio-culturale. Infatti la percentuale di adulti in sovrappeso tra coloro con un livello di istruzione basso si attestava al 59% nel 2019, era del 54% tra quelli con un’istruzione media e del 44% per gli adulti che possono vantare un livello di istruzione elevato. Anche la condizione di obesità diminuisce con la scolarizzazione: le percentuali sono del 20% fra adulti con basso livello di istruzione, del 17%  con medio e dell’11% fra gli adulti con una alta scolarizzazione. 

Quota più alta di adulti in sovrappeso in Croazia e Malta, più bassa in Italia

I dati sono tutti contenuti nella European Health Survey pubblicata da Eurostar, che periodicamente misura lo stato di salute e l’utilizzo dei servizi sanitari dei cittadini dell’UE. Il rapporto mostra che la percentuale di adulti in sovrappeso varia tra gli Stati membri dell’UE, con le quote più elevate registrate in Croazia e Malta, dove il 65% degli adulti risultava in sovrappeso nel 2019.  Al contrario, le quote più basse sono state registrate in Italia (46%), Francia (47%) e Lussemburgo (48%). 

Risorse naturali scarse: tassare le aziende che le utilizzano? 

Cosa pensano i cittadini in merito all’utilizzo di risorse naturali scarse per la produzione e realizzazione di prodotti? La risposta arriva dal nuovo sondaggio di Ipsos, condotto in collaborazione con il World Economic Forum, che ha raccolto e analizzato le opinioni dei cittadini in merito allo sfruttamento delle risorse naturali da parte delle aziende. Il sondaggio è stato condotto tra il 21 maggio e il 4 giugno 2021 su 19.510 adulti in 28 Paesi del mondo attraverso un questionario online. Innanzitutto, dal sondaggio emerge che il 71% pensa che le aziende che usano tali risorse dovrebbero pagare tasse aggiuntive, e l’85% degli intervistati ritiene che le informazioni relative all’utilizzo di risorse naturali scarse dovrebbero essere incluse nelle etichette dei prodotti. 

Cina, India, Colombia, Cile sono più d’accordo ad aumentare le tasse

Il sondaggio Ipsos rivela che a livello internazionale il 71% degli intervistati ritiene che le aziende che usano risorse naturali scarse per la realizzazione dei propri prodotti dovrebbero pagare tasse aggiuntive per il loro uso, anche se ciò significherebbe aumentare significativamente il prezzo finale dei prodotti.  Tra i 28 Paesi esaminati, una tassazione maggiore per le aziende che utilizzano risorse naturali scarse è maggiormente condivisa in Cina (85%), India e Colombia (84%) e Cile (83%), e meno condivisa in Giappone (47%), Polonia (50%) e Stati Uniti (60%) e Ungheria (64%). In Italia, la percentuale di intervistati d’accordo con una maggior tassazione per l’utilizzo di risorse naturali scarse al fine di produrre e realizzare prodotti, pari al 73%, si avvicina alla media internazionale. 

Serve un’etichettatura adeguata dei prodotti

Quanto all’etichettatura dei beni che utilizzano risorse naturali scarse per la loro produzione il sondaggio Ipsos rivela che a livello internazionale l’85% degli intervistati ritiene che le informazioni relative all’utilizzo di risorse naturali scarse dovrebbero essere incluse sulle etichette dei prodotti. Tra i 28 Paesi esaminati, un’etichettatura dei prodotti appropriata sulle merci è maggiormente condivisa in Colombia (93%), Malesia, Cina e Cile (91%) e meno condivisa in Giappone (75%), Germania e Stati Uniti (76%). 
Anche in questo caso, la percentuale degli intervistati italiani d’accordo con l’inserimento delle informazioni relative all’utilizzo di risorse naturali scarse nelle etichette dei prodotti, si avvicina alla media internazionale, con l’83% di opinioni positive. 

La soluzione è l’economia circolare

Dai dati Ipsos la necessità di ridurre il consumo e lo spreco sembra quindi essere ampiamente riconosciuta. Ma come procedere? Secondo il World Economic Forum una strategia chiave per ridurre i consumi e proteggere le risorse naturali è quella di allontanarsi dal nostro attuale approccio ai consumi, basato su “prendere-produrre-eliminare”, verso un’economia più circolare. I sostenitori dell’economia circolare propongono alcune modalità alternative di produzione, che potrebbero aiutare ad affrontare i problemi di sovraconsumo e scarsità delle risorse. In particolare, i prodotti dovrebbero essere progettati per sfruttare meno risorse e produrre meno rifiuti, i materiali usati per produrre i beni dovrebbero essere riutilizzati, e le risorse naturali dovrebbero essere protette e rimpiazzate.

Quali rumori ci sono mancati durante la pandemia?

La musica live dei concerti, il rumore delle posate al ristorante, gli applausi dei teatri: quali sono i “rumori” che più ci sono mancati in questo anno e mezzo di pandemia? Tra lockdown e vita casalinga, molti suoni a cui eravamo abituati e che caratterizzavano i momenti di svago sono quasi scomparsi dalla nostra vita. Secondo una ricerca diffusa da Jabra e condotta da Censuswide in dieci nazioni, Italia compresa, a più di un anno dall’esplosione della pandemia molte cose che “prima erano normali ora sembrano un lontano ricordo”. E tra queste anche alcuni rumori.

La top 5 dei suoni che suscitano nostalgia

Stando ai risultati della ricerca la musica live dei concerti (65%), gli spruzzi d’acqua e le risate intorno a una piscina (60%), i rumori di posate in una cena al ristorante (58%), gli applausi dei teatri (56%), il tipico rumore dei bar e dei pub (53%) sono i suoni che più suscitano nostalgia, e che maggiormente ci sono mancati in questi lunghi mesi di restrizioni.

Cambia il modo di fruire la musica 

In particolare, riguardo la fruizione della musica, il focus sull’Italia ha fornito un quadro interessante delle abitudini del campione degli intervistati a seconda del genere, l’età e la provenienza geografica. Dall’inizio della pandemia il 27% degli uomini, ad esempio, ha infatti dichiarato di avere aumentato l’ascolto dei Podcast (26,13% le donne), e tra questi la fascia di età che più ha contribuito all’incremento è quella che va dai 16 ai 24 anni (36,36%).

Aumenta l’ascolto della radio, soprattutto in Liguria

Esponenziale per l’Italia è anche la crescita della fruizione della radio, con una quota pari al 41,30% per gli uomini e il 40,28% per le donne, e con la fascia di età 25-34 a guidare il range (46,50%), riporta Adnkronos. E la regione che ha visto maggiormente aumentare l’ascolto della radio è la Liguria (60.87% del campione).  Più contenuti i dati relativi agli Audio books, e la percentuale degli uomini che ne ha aumentato l’ascolto è del 17,98%, mentre è del 19.25% quella delle donne. La musica live però manca “molto” al 45,71% del campione, e “abbastanza” al 31,33% degli intervistati. Per il “massimo grado di nostalgia” prevalgono le donne, pari al 49,71% contro il 41,70% degli uomini, e per tutte le fasce che vanno dai 16 ai 54 anni per la voce “molto” la percentuale ha una media che sfiora il 50%.

I menu estivi si cercano su Pinterest

La base della cucina estiva è composta principalmente da verdure e frutta, alimenti ricchi di acqua, zuccheri e sali minerali, molto importanti per affrontare le giornate calde e umide della stagione più calda. Con l’arrivo dell’estate anche a tavola si ha voglia di fresco, e l’ispirazione per una serie di ricette rapide e leggere senza dover accendere i fornelli si può trovare anche su Pinterest. I Pinner infatti si rivolgono alla piattaforma per trovare le idee giuste per i propri menu estivi. Non sorprende quindi che le ricerche per “ricette salutari” siano aumentate di 18 volte, ma un trend in crescita risulta anche la ricerca per l’organizzazione di picnic. Su Pinterest le ricerche di “ricette per picnic” infatti sono aumentate del 280%, a dimostrazione di come le persone preferiscano passare sempre più tempo all’aperto e a contatto con la natura.

Tante ricette leggere e salutari a base di verdure o di pesce

Tra gli ingredienti più utilizzati delle ricette estive ci sono insalate, formaggi, pomodori, zucchine e peperoni, che possono essere consumati anche crudi e sono estremamente versatili per la preparazione di tantissimi piatti. Per coloro che cercano menu più elaborati, pesce e crostacei sono gli ingredienti ideali da avere in cucina, perfetti per ricette non solo fresche, ma appunto, anche leggere, proteiche, e salutari. In ogni caso, in estate sono i piatti freddi a predominare sulla tavola. Facili da preparare, sono perfetti per le giornate calde, e allo stesso tempo, sono deliziosi. Tra i piatti più conosciuti della stagione su Pinterest si possono trovare quindi ricette per l’estate veloci e semplici a base di insalata, insalata di fagiolini, pomodoro e tonno, idee per aperitivi estivi, e 20 ricette per la pasta fredda.

Cous cous, riso freddo e insalate da gustare all’aria aperta
Dato il clima sempre più caldo, le persone stanno cercando modi per passare più tempo all’aria aperta, come le gite fuori porta. E quale modo migliore per approfittare della bella stagione se non facendo un picnic? Preparare i piatti per l’occasione potrebbe sembrare complesso, ma su Pinterest si possono trovare milioni di idee e consigli per non lasciarsi cogliere impreparati. Qualche esempio? Le ricette più ricercate dagli utenti di Pinterest sono ricette per cous cous (in aumento del 250%), ricette con riso freddo (in aumento del 120%), muffin di pizza (in aumento fino a 5 volte), idee per insalata (in aumento fino a 6 volte), e ricette vegetariane facili (in aumento fino a 41 volte).

Idee e consigli per il picnic perfetto

La chiave per un picnic perfetto sta soprattutto nell’organizzazione. Su Pinterest gli utenti possono trovare non solo idee su cosa mangiare, ma anche spunti su cosa acquistare, per esempio cestini e coperte da picnic. O ancora tips su e come preparare il perfetto picnic estivo, ad esempio, 12 cose che non devono mancare per un picnic con gli amici, il cestino da picnic, la coperta da picnic impermeabile, e come organizzare un picnic con i fiocchi.