Come va usato il condizionatore d’aria di notte

Se vivi in una zona particolarmente calda e umida, non è raro che la temperatura possa essere elevata anche la notte. Per questo motivo sono tante le persone a cercare del sollievo grazie all’utilizzo dell’aria condizionata anche la notte. Vediamo per questo come bisogna utilizzare il condizionatore la notte per ottenere il massimo del beneficio risparmiando energia.

Sfrutta la funzione sleep del tuo condizionatore

La notte, quando dormiamo, il nostro corpo ha bisogno di una temperatura più elevata rispetto quel che accade quando invece siamo in attività. Per questo motivo la funzione sleep del condizionatore prevede una temperatura che man mano che avanzano le ore della notte aumenta in maniera sensibile, così da mantenere sempre piacevole la temperatura e dunque offrire un riposo veramente ristoratore.

Mantieni la temperatura costante

Un condizionatore d’aria è in grado di lavorare in maniera più efficiente se viene mantenuto ad una modalità e velocità fissa. Da questo punto di vita i moderni condizionatori Daikin sono tra i migliori nel settore perché sfruttano la tecnologia inverter, la quale regola la potenza lentamente facendo in modo che la temperatura all’interno dell’ambiente rimanga costante riducendo così i costi.

Prova la modalità di sospensione

I moderni condizionatori funzionano in maniera “intelligente” per consentire di avere consumi sempre più bassi. Se ad esempio impostiamo una determinata temperatura all’interno di una stanza, il condizionatore si spegnerà non appena raggiunta la temperatura desiderata. Questo andrà a riaccendersi non appena la temperatura all’interno della stanza comincerà a salire. Grazie alla modalità sospensione, il condizionatore va ad aumentare di mezzo grado la temperatura ogni ora così da ridurre il consumo di energia.

In virtù di queste nuove tecnologie e funzioni avanzate, è possibile riuscire ad adoperare il condizionatore anche di notte risparmiando in maniera notevole su quelli che sono i costi.


Over Motel | Privacy e Benessere a Vimercate

L’Over Motel è un elegante motel Brianza situato a Vimercate, a pochi minuti d’auto da Milano, Monza, Lecco e Bergamo. Si tratta di una struttura di recente apertura, elegante e raffinata dunque perfetta per ogni occasione speciale e per trascorrere qualche giorno di relax in assoluta riservatezza. La privacy è uno dei punti di forza dell’ Over Motel, e questa è sempre tutelata in ogni momento della propria esperienza in struttura. L’arredamento è sicuramente elegante e moderno, trasmette una piacevole sensazione di modernità e di tendenza, ed i signori ospiti noteranno sin dal principio la cura nella scelta degli allestimenti in tutti gli ambienti. Le camere sono inoltre ampie e presentano ogni tipo di comfort, inclusa la TV digitale, l’aria condizionata ed il minibar.

Vi sono diverse tipologie di camere a disposizione degli ospiti presso l’Over Motel di Vimercate. Ciascuna di queste presenta un livello di comfort differente: la Wellness Suite, ad esempio, presenta un hammam privato, una piscina idromassaggio 4 posti, un solarium ed open bar. La Junior Suite presenta invece un ambiente romantico, sensuale ed esclusivo, e stupisce i suoi ospiti con una fantastica fontana con lama d’acqua situata proprio al centro della camera. Inoltre vi è una piscina idromassaggio 4 posti ed un solarium. Non manca davvero nulla, dunque, per trascorrere dei piacevoli momenti all’Over Motel, ed è possibile prenotare online usufruendo delle promozioni del momento anche contattando il recapito telefonico 0395973862, così come per qualsiasi tipo di informazione o richiesta. È infine importante sottolineare il fatto che l’hotel disponga di un parcheggio privato per i signori clienti, con box auto riservato che si trova esattamente davanti la porta d’ingresso della propria camera, così da preservare ulteriormente la privacy degli ospiti grazie anche alla tenda meccanica che può essere attivata a piacimento e che garantisce il massimo della discrezione in ogni momento.


Soluzione abitative d’alto profilo a Monza

Il territorio brianzolo è notoriamente uno dei più importanti del paese per quel che riguarda la ricchezza prodotta, ma al tempo stesso tra i primi in Europa. L’economia dell’intera zona vive ancora i benefici delle eccellenze produttive e dell’esportazione del made in Italy che nel recente passato hanno contribuito in maniera decisiva a determinare l’assoluta posizione predominante a livello economico di questa bellissima zona della Lombardia. Oggi il territorio di Monza e Brianza è caratterizzato anche dalla presenza di numerose soluzioni abitative dal grande pregio storico e architettonico, che insistono sia nel centro storico che nei pressi dell’immenso parco di cui la città dispone. Ciò, unito alla grandissima vivibilità del territorio (basti pensare appunto ai parchi e alle tante aree verdi in genere di cui la zona gode) ai tanti luoghi di interesse storico e culturale, nonché all’assoluta tranquillità che il territorio offre ai propri abitanti, rendono la provincia di Monza e Brianza particolarmente appetibile a tutti coloro i quali sono alla ricerca di una soluzione abitativa d’alto profilo.

Proprio coloro che desiderano venire ad abitare da queste parti considerano l’immobiliare Monza Franco Guerrieri una risorsa importante sia per l’esclusivo ventaglio di proposte immobiliari di prestigio di cui dispone, che per i servizi di assistenza offerti al cliente che si estendono anche oltre alla fase di conclusione di una eventuale compravendita. Questa storica agenzia, con sede in Viale Italia 39 a Monza, offre i propri servizi sia a quanti desiderano acquistare che vendere una unità immobiliare nei dintorni, garantendo sempre il massimo della discrezionalità nonché fornendo supporto sia per la fase tecnica (ad esempio eventuali sopralluoghi o lavori di ristrutturazione) nonché per l’espletamento di tutte quelle procedure burocratiche che è necessario affrontare, ma per le quali si preferisce avere accanto un team di professionisti qualificati che possano garantire il corretto espletamento di tutta la produzione burocratica necessaria.


Cotini srl | Soluzioni per la gestione degli accessi

Cotini srl fornisce soluzioni all’avanguardia per la gestione degli accessi all’interno di luoghi di lavoro o aree ad accesso limitato, nonché per controllare la presenza dei dipendenti all’interno di tali aree. I sistemi Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore e vantano sia software di gestione appositamente realizzati che centraline, tastiere e lettori di riconoscimento (anche relativamente alle impronte digitali o tratti del viso). La centralina in particolare, serve a configurare i lettori di riconoscimento e confronta i dati forniti dai lettori con quelli precedentemente programmati. Se tutto è in regola, la centralina invierà al software di gestione l’input che serve all’apertura della porta o tornello: questa può essere a sua volta vincolata a determinate regole di accesso che possono interessare le fasce orarie, i giorni della settimana o le singole aree presenti all’interno dell’edificio in questione.

Si tratta di una soluzione pratica che consente di stabilire in maniera infallibile chi può entrare all’interno delle varie aree ad accesso limitato, consentendo così un risparmio sul personale di sorveglianza e rendendo il controllo accessi decisamente più efficaci. Gli utenti autorizzati possono essere facilmente riconosciuti mediante appositi lettori in grado di leggere badge ma anche impronte digitali o codici pin, trasmettendo i dati alla centralina la quale consentirà o meno l’apertura della porta. Grazie a questo sistema, anche la comunicazione tra i reparti (ad esempio quello che si occupa delle paghe) potrà essere più veloce e ne migliorerà l’efficacia complessiva del lavoro svolto, con evidenti risparmi grazie alla minor quantità di carta prodotta nonché al minor impiego di personale per svolgere operazioni che a questo punto saranno gestite in toto dal software progettato appositamente. Cotini srl inoltre fornisce assistenza tecnica rapida ed efficace ai propri clienti, sempre in grado di risolvere qualsiasi problematica dovesse presentarsi, sia telematicamente che attraverso la visita in sede da parte dei propri tecnici.


Gli italiani e la casa: cresce l’attenzione a zona giorno e cucina

Qual è l’ambiente della casa preferito dagli italiani di oggi e perché? E cosa è cambiato nel rapporto fra i nostri connazionali e la loro dimora nel corso degli ultimi 50 anni? A queste e a molte altre domande, capaci di fotografare un amore che si evolve nei decenni – quello fra italiani e spazio abitativo – ha risposto recentemente l’Osservatorio Compass del gruppo MedioBanca. Un’analisi completa che ha evidenziato i cambiamenti non solo di gusto, ma anche culturali, di stile e di funzione all’interno delle case. Se negli anni ’60 la camera da letto aveva il ruolo predominante, oggi è la cucina il luogo su cui si concentrano maggiormente gli interventi e gli acquisti dei clienti (68%). Cresce in generale l’attenzione per la zona giorno, con salotto, cucina e sala da pranzo sempre più integrate tra loro: se per la cucina e la sala da pranzo si richiede una maggiore funzionalità (rispettivamente per il 53% e il 57%), per il salotto prevale l’ospitalità (44%).

I nuovi trend nel settore: low cost e super design

I principali professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, uno dei più importanti rivenditori di Veneta Cucine a Milano, che commercializza ogni genere di arredo e di complemento, possono confermare che il gusto degli italiani si è modificato negli anni. Oggi le indicazioni parlano di un trend “mix & match” esattamente come è accaduto nella moda. Al primo posto, oltre la metà degli intervistati dall’indagine (55%) indica la scelta di abbinare un arredamento low-cost a oggetti importanti di design. Seguono la sostenibilità ambientale (37%) e la smart home (23%). La casa, dunque, è sempre al centro dei progetti degli italiani: oltre un quinto (21%) delle famiglie ha infatti in programma, nei prossimi 12 mesi, un intervento di ristrutturazione e il rinnovo dell’arredamento interno è quello più richiesto (dal 39%), seguito dagli interventi per il risparmio energetico. Quasi un quarto (24%) sa già che utilizzerà gli incentivi fiscali prorogati con la legge di Stabilità del 2016.

I consumatori sono sempre più attenti

Nel corso degli anni sono anche cambiati, e di molto, gli stili di acquisto. Un tempo, infatti, non era raro che i compratori si concedessero delle vere e proprie follie. Oggi, invece, i clienti hanno le idee decisamente chiare e sono sempre più attenti alle risorse disponibili. Ben il 68% dei clienti, riferisce l’indagine, si presenta sul punto vendita avendo già stanziato un budget di spesa definito e addirittura sei acquirenti su dieci non superano questo importo.

Arredamento, un settore in salute

Il comparto arredamento, stando alle ultime rilevazioni, sta registrando performance positive. L’analisi segnala che i finanziamenti tramite venditori convenzionati sono cresciuti nel 2016 del +9% rispetto al 2015 e del +21% rispetto al 2014. Un incremento che ha contribuito a chiudere il 2016 con oltre 1,6 miliardi di euro erogati alle famiglie italiane e a cui il credito al consumo ha dato una forte spinta per favorire le vendite. Positive le previsioni per i prossimi mesi, con il 39,2% dei convenzionati che prevede nel settore dell’arredamento un aumento delle vendite e solo l’8,3% un calo.


Come riconoscere un buon caffè

Il caffè è una parte fondamentale della prima colazione di milioni di italiani, un rituale (ed un piacere) al quale nessuno è disposto a rinunciare. Ne consumiamo circa 6kg a testa ogni anno e amiamo provare miscele sempre nuove e più ricercate, ma possiamo dire di essere veramente esperti in materia? Come si riconosce un caffè che sia veramente buono da uno qualsiasi? Diciamo innanzitutto che è già il colore a rivelarci tanto sulla qualità della tazzina che abbiamo davanti: questo infatti deve necessariamente presentare in superficie una leggera crema color nocciola, un corpo denso ed un sapore intenso e avvolgente.

Lo zucchero, una volta versato sulla crema, dovrà necessariamente “scendere” lentamente e questa dovrà facilmente ristabilirsi dopo aver girato con il cucchiaino lo zucchero. Anche la temperatura con il quale viene servito riveste un ruolo importante per quel che riguarda la qualità: il calore consente infatti ad aroma e sapore di espandersi al meglio, per questo è bene berlo bollente in una tazza che sia già calda di suo, proprio per favorire questo processo.

Per quel che riguarda le sensazioni in bocca infine, sarà la corposità e la persistenza del gusto a rivelare quanto la miscela adoperata sia pregiata: le sensazioni olfattive che questa sarà dunque in grado di regalare al palato saranno nitidamente distinguibili già dal primo sorso. Riconoscere un buon caffè da uno qualsiasi non è dunque difficile, a patto che si riesca a prestare attenzione a questi aspetti che possono essere erroneamente sottovalutati ma che rivestono invece grande importanza. Le capsule compatibili vendute da Cialdamia vantano miscele pregiate e ricercate, in grado di regalarti ogni volta quella piacevole sensazione che soltanto i migliori caffè sono in grado di far provare, e puoi scegliere la tua qualità preferita tra le tante a disposizione.


Smart working, non solo vantaggi: il prezzo del lavoro da remoto

Comodo, efficace, utilissimo quando non si poteva fare che così: ma lo smartworking, fra tutti i i suoi aspetti positivi (è stato un “salvavita” nei periodi duri del lockdown) adesso presenta il conto. E non tutti gli italiani lo amano: sebbene il bilancio sia positivo sul fronte dell’aumentata possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, ci sono anche diverse zone d’ombra che possono avere effetti anche sul clima aziendale e sulle relazioni di lavoro, fino ad arrivare alla disaffezione. Lo rivela il capitolo “Smart working, una rivoluzione nel lavoro degli italiani”, contenuto nel Rapporto “Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza”.

A casa è meglio sì o no?

Ecco qualche dato emerso dalle ricerca: il 16,7% dei lavoratori intervistati guarda allo smart working come un punto di non ritorno della propria vita professionale; oltre il 10,7% cercherebbe un qualsiasi altro lavoro pur di svolgerlo da casa. Il 43,5% si adatterebbe al ritorno in ufficio, ma 4 su 10 sarebbero contenti di tornare a lavorare tutti i giorni in presenza. Quello che cambia, a livello di percepito, è determinato da diversi fattori, come il genere, l’età o la presenza o meno di figli a casa. In generale, sono gli uomini quelli che hanno più sofferto l’home working, sia sotto il profilo della carriera sia sotto quello delle relazioni (52,4% contro 45,7% delle donne), anche se ne hanno beneficiato in produttività e concentrazione. Le donne, invece, hanno patito l’allungamento dei tempi di lavoro (57% contro il 50,5% degli uomini) e l’inadeguatezza degli spazi casalinghi (42,1% contro 37,9%), evidenziando un maggior rischio di disaffezione verso il lavoro (44,3% rispetto al 37% dei colleghi).

Work-life balance… in bilico tra le quattro mura

Se in sei casi su dieci lo smart working ha consentito di conciliare meglio professione e vita privata, non è stato così per chi aveva maggiori carichi familiari. In primis le coppie, il cui work-life balance è peggiorato per il 43% del campione. Ma l’home working ha avuto anche ricadute pratiche, in termini di spesa e disturbi fisici legati a postazioni domestiche inadeguate. Il 71,1% dichiara di aver diminuito le spese per spostamenti, vitto e vestiario, investendo in consumi legati al tempo libero nel 54,7% dei casi, ma il 48,3% paga il conto per l’utilizzo di sedie e scrivanie improvvisate e il 39,6% lamenta l’inadeguatezza degli spazi e delle infrastrutture, come i collegamenti di rete.


Le tariffe al tempo del Covid

A un anno dall’inizio della pandemia sono cambiate le tariffe delle principali spese familiari? La risposta arriva da Facile.it, che ha confrontato i costi delle tariffe di Rc auto, mutui, prestiti, bollette, conti correnti, telefonia mobile e internet tra gennaio 2020 e oggi.  Per i mutui, ad esempio, Facile.it registra un calo dei tassi, che vedono gli indici mediamente inferiori rispetto a quelli rilevati prima del Covid. Il tasso fisso però a marzo 2021 è tornato a crescere, mentre risulta più stabile l’andamento del tasso variabile, ancora oggi fermo su livelli minimi. Torna quindi ad allargarsi la forbice tra tassi fissi e variabili, che negli ultimi anni si era ridotta ai minimi.

Rc Auto e bollette di luce e gas

Il lockdown ha determinato una contrazione delle tariffe assicurative. I premi medi sono rimasti su livelli molto bassi per tutto l’anno e ancora oggi le condizioni sono estremamente favorevoli. Secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, il premio medio rilevato a febbraio 2021 era inferiore del 13,5% rispetto a quello di febbraio 2020. Come per i mutui, però, la curva sembra aver iniziato una inversione di tendenza, tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro dell’1,44%. Stesso andamento per le tariffe luce e gas. Se nel primo semestre 2020 l’arrivo del Covid ha determinato un calo del costo dell’energia, a partire dall’ultimo trimestre dell’anno i prezzi sono tornati a salire, e oggi le tariffe medie sono addirittura superiori rispetto a quelle rilevate prima dell’inizio della pandemia.

Prestiti personali, telefonia mobile e fissa, e internet

Andamento opposto per i prestiti personali: il Covid-19 ha avuto un impatto estremamente negativo sul settore. Nella prima metà del 2020 questo ha portato a un atteggiamento di maggior cautela da parte delle società di credito, che si è tradotto nell’aumento dei tassi di interesse e l’irrigidimento dei criteri di valutazione dei richiedenti. Notizie in chiaroscuro arrivano invece dal mondo della telefonia. Sul fronte mobile non sono state rilevate grandi variazioni, con l’importo medio stabile a circa 13 euro al mese. Quanto a internet, Facile.it evidenzia un aumento dei prezzi offerti a chi vuole cambiare operatore o attivare una nuova linea, per un rincaro del 5,3%.

Conti correnti sempre meno gratuiti

L’offerta bancaria è estremamente ampia, ma se da una parte continuano a esistere i cosiddetti conti a zero spese, alcuni istituti hanno cominciato a richiedere un canone fisso. Quello che risulta evidente è che gli istituti provino a disincentivare i prelievi di contante e favorire i pagamenti con carta, soprattutto tramite promozioni che si basano sui meccanismi di cashback. Lo scenario dei conti italiani vede quindi oggi alcune tipologie emergenti: pochi conti gratuiti con prelievi a pagamento o pochi prelievi inclusi, conti più tradizionali con alti costi di mantenimento, o con canoni annui bassi, ma con altre funzionalità gratuite, e conti che prevedono l’azzeramento del canone a patto che diventino veicolo di pagamento di utenze, accredito stipendio e via dicendo.


Il caffè espresso italiano candidato a Patrimonio Immateriale Unesco

Simbolo di italianità nel mondo, il caffè espresso italiano è candidato a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. Da nord a sud e da tradizione a innovazione, il caffè espresso si conferma capace di legare antiche e nuove generazioni. Tanto che a fine 2020 sono i giovani a detenere più del 6% delle imprese del settore, un dato decisamente superiore rispetto alla media nazionale delle aziende manifatturiere. A esprimere il giudizio favorevole sul caffè espresso come Patrimonio Unesco  è il Mipaaf, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che ha candidato il Rito del caffè espresso tra gli iscritti nell’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano.

Uno spiraglio di speranza che dona linfa vitale a una filiera messa in ginocchio

La candidatura del rito del caffè a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco è “uno spiraglio di speranza che dona linfa vitale a una filiera messa in ginocchio dalla crisi economica – commenta Alessandro Bianchin, Presidente del G.I.T.C. – Gruppo Italiano Torrefattori Caffè – ma che mantiene salde le radici legate a un passato di tradizione tutta italiana”. Una tradizione che si trasmette attraverso le generazioni, e che determina l’importanza del comparto caffè nel mondo giovanile.

Delle 930 imprese italiane il 6,5% sono guidate da under 40

Secondo le stime di Unioncamere-Infocamere, raccolte dal Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, nel 2020 fra le 930 imprese del settore quelle guidate dagli under 40 rappresentano il 6,5%, e superano nettamente la media nazionale delle aziende manifatturiere giovanili, che si attestano al 5,4%. D’altronde, a causa della pandemia nel 2020 il comparto ha creato un giro d’affari export pari a 1,3 milioni di euro, in calo rispetto ai 1,4 milioni di euro del 2019 (dati Istat), e conta un numero di addetti pari a 10.187 (fonte Unioncamere-Infocamere).

Necessità di sostegno per il settore

Gruppo Italiano Torrefattori Caffè è la realtà associativa tra le più importanti in Italia nel settore delle torrefazioni di caffè. Con sede a Trieste, rappresenta oggi oltre 225 aziende italiane del settore, tutelando gli interessi generali e specifici della categoria e contribuendo allo stesso tempo alla crescita, alla formazione e allo sviluppo del comparto. La ritrovata compattezza degli attori della filiera sottolinea quindi la necessità di sostegno per il settore, e fa sperare in una pronta ripresa con l’appoggio delle Istituzioni.


Effetti collaterali dello smart working: sedentarietà forzata e mal di schiena

La sedentarietà forzata è diventata lo stile di vita della quarantena, e in questo anno di lavoro da remoto, sensazioni di nausea, vertigini, stress accumulato e nervosismo sono sintomi piuttosto frequenti fra gli smart worker. Sintomi che vengono causati dal mal di schiena, una problematica in forte aumento in questi mesi. Secondo un’indagine pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, la prevalenza puntuale di casi di mal di schiena è passata dal 38,8% del pre quarantena al 43,8% dopo il lockdown, con una crescita totale dei casi dell’11%.

La percentuale di chi non pratica attività fisica è aumentata del 173,97%

Le persone più colpite sono state quelle di età compresa tra i 35 e i 49 anni, che avevano un indice di massa corporea uguale o superiore al 30, che erano sottoposti ad alti livelli di stress e che erano soggetti a una sedentarietà prolungata, non praticando attività fisica. Ma la schiena non è stata l’unica parte del corpo interessata: le persone hanno riscontrato sempre più frequentemente anche problemi al collo (+17,44%), alle spalle (+25,41%), al torace (+74,44%) e alle gambe (+40,40%). E ancora, la percentuale di persone che non hanno praticato attività fisica è aumentata addirittura del 173,97%, passando dal 7,3% al 20%. A riportare maggior dolore durante il periodo di quarantena sono state le donne, (2,46 su un massimo di 5 proposto dal questionario), mentre gli uomini si sono fermati a 2,39, riporta Ansa.

La prevenzione inizia a tavola

Ma quali sono i consigli degli esperti per prevenire e curare il mal di schiena? La prevenzione parte senza dubbio a tavola con un’alimentazione sana, ricca di fibra e verdure. Evitare il sovrappeso, infatti, rappresenta la condizione principale per non contrarre problemi ben più gravi alla colonna vertebrale. Si devono poi eseguire esercizi di stretching e rafforzamento muscolare per migliorare la flessibilità della schiena. Bastano infatti 15 minuti al giorno di semplici esercizi di stiramento muscolare per migliorare la flessibilità della colonna vertebrale e prevenire qualsiasi problema.

Evitare l’effetto ‘tech neck’

Per chi lavora in smart working è fondamentale però anche sedersi nel modo più corretto possibile, e fare pause di 20 minuti evitando l’effetto ‘tech neck’. Assumere una postura corretta quindi è fondamentale, ma soprattutto stop al fumo. Fumare ostacola la circolazione sanguigna dei dischi spinali e rende più frequente la possibilità di contrarre dolori alla schiena. Oltre a rafforzare la muscolatura con esercizi mirati, sarebbe bene mantenere una routine priva di stress, e dormire in maniera corretta, perché la qualità del sonno influisce notevolmente sulla condizione lombare. Dormire quindi in posizione supina, meglio se con un cuscino tra le gambe, che aiuta a combattere spasmi muscolari


Clubhouse, cosa è come funziona il nuovo social solo audio

Solo audio e solo su invito: ecco le due principali caratteristiche di Clubhouse, il nuovo social network che sta spopolando in tutto il mondo. Niente testi, foto e video, tutto si basa sulle stanze sonore, così si preserva la privacy. Insomma, una sorta di gigantesco podcast dove gli iscritti si possono ritrovare e discutere di tutto.

La nuova piattaforma in breve

Sviluppata da Paul Davison e Rohan Seth, ex dipendenti di Pinterest e Google, la nuova piattaforma è un’app di social media basata esclusivamente sull’audio. E’ un nuovo tipo di “Social basato sulla voce, che consente alle persone di parlare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo” specifica una nota dell’azienda. In estrema sintesi, su Clubhouse si può entrare e uscire da chat diverse e dedicate ad argomenti differenti, in qualcosa di simile a un podcast dal vivo e friendly. Le “stanze” sui temi più disparati sono create dai contatti. Questa sezione è curata in base agli interessi e alle persone che si seguono, indicate subito dopo la fase di iscrizione. L’ingresso, almeno per il momento, è solo su invito e richiede la registrazione con il proprio numero di cellulare. Non solo: per farne parte occorre avere almeno 18 anni e avere un iPhone, mentre la versione per Android è ancora in fase di sviluppo.

Solo su invito (per il momento)

Come dicevamo, l’ingresso è per ora solo su invito, cioè bisogna conoscere qualcuno già presente nell’app. Per questa sua esclusività, e per il fatto che nulla, nemmeno un audio viene registrato né tantomeno conservato, il nuovo social network è già stato preso d’assalto dalle celebrità, specie quelle americane come Oprah Winfrey, Kevin Hart, Drake, Chris Rock o Ashton Kutcher. Quando si viene accettati nella Clubhouse, per volontà dei vari organizzatori, ci si può unire al pubblico come ascoltatore, con il microfono disattivato, e ascoltare quello che dicono i vip e gli utenti che parlano. Se si vuole intervenire, si può cliccare sull’icona per “alzare la mano”, come accade anche su Zoom o Meet. 

Giovane, ma con grandi prospettive

Clubhouse è stato lanciato nell’aprile 2020 e quindi è un social network ancora molto giovane, anche se sta ottenendo forti consensi soprattutto per la massima privacy che promette di assicurare. Un grandissimo punto di forza, sembrerebbe, rispetto ai competitor più famosi: non per niente l’app – che secondo il New York Times a dicembre 2020 aveva 600.000 iscritti  – è già stata valutata un miliardo di dollari.


Industria, a ottobre fatturato +2,2%, ordinativi +3%

Nel mese di ottobre crescono ordinativi e fatturato dell’industria italiana. L’Istat stima infatti che al netto dei fattori stagionali il fatturato dell’industria aumenti del 2,2% rispetto a settembre, mentre nella media del trimestre agosto-ottobre la crescita sarebbe del 14,3% rispetto al trimestre precedente. Sempre a ottobre, l’incremento congiunturale degli ordinativi è stimato per il +3,0%, e rimanga nella media del +20,6% di agosto-ottobre rispetto ai tre mesi precedenti. L’aumento congiunturale del fatturato riflette risultati positivi per entrambi i mercati, con una variazione più ampia per il mercato interno (+2,8%) rispetto al mercato estero (+1,1%). Per gli ordinativi l’incremento deriva da aumenti di ampiezza pressoché analoga sui due mercati, interno (+3,0%) ed estero (+2,8%).

In termini tendenziali fatturato totale -1,7%

Con riferimento ai raggruppamenti principali dell’industria, a ottobre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale del 4,8% per i beni strumentali, del 4,3% per l’energia e del 2,3% per i beni intermedi. L’unico risultato negativo si rileva per i beni di consumo, che registrano una flessione dello 0,5%. Corretto per gli effetti di calendario, (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 23 di ottobre 2019), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell’1,7%, riporta Adnkronos, riflettendo una modesta riduzione del mercato interno (-0,4%) e un marcato calo del mercato estero (-4,1%).

Settore dei mezzi di trasporto crescita tendenziale +22,2%

Con riferimento al comparto manifatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra una crescita tendenziale del +22,2%, seguito dal comparto delle apparecchiature elettriche e non (+3,6%), mentre per l’industria tessile e dell’abbigliamento e per le raffinerie di petrolio si rilevano i cali di maggiore entità (-11,5% e -32,5%). In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi segna una crescita dell’1,2%, sintesi di un incremento delle commesse provenienti dal mercato interno (+3,6%) e di un calo di quelle provenienti dal mercato estero (-2,3%). La maggiore crescita si registra per il settore dei mezzi di trasporto (+12,2%) e per l’industria dei macchinari e delle attrezzature (+4,1%), mentre i risultati peggiori si rilevano nell’industria tessile e dell’abbigliamento (-8,7%) e in quella farmaceutica (-12,8%).

Indice destagionalizzato del fatturato in recupero parziale su settembre

Nel mese di ottobre l’indice destagionalizzato del fatturato recupera parzialmente il calo registrato a settembre. Un andamento analogo caratterizza la componente interna, mentre per quella estera si evidenzia una crescita ininterrotta dal mese di maggio. “Su base annua sono molto positivi i risultati degli ultimi due mesi per l’industria dei mezzi di trasporto, in particolare per il comparto degli autoveicoli – scrive l’Istat -. Continuano a rimanere in sofferenza, invece, il settore tessile, dell’abbigliamento e dei prodotti in pelle e l’industria della raffinazione del petrolio. Al netto della componente di prezzo, il settore manifatturiero evidenzia una crescita congiunturale sia su base mensile sia su base trimestrale”.


Per 8 italiani su 10 il caffè è uno dei piaceri della vita

Nonostante il cambiamenti nello stile di vita causati dall’emergenza Covid-19 l’amore degli italiani per il caffè resta immutato. Il 96,6% degli italiani dichiara di consumare almeno saltuariamente caffè o bevande a base di caffè. Quasi 4 italiani su 10, poi, bevono da 2 a 3 tazzine al giorno, e lo stesso numero ne beve dalle 3 alle 4. È quanto emerge dall’indagine Gli Italiani e il caffè, condotta da AstraRicerche per conto del Consorzio Promozione Caffè.

Lo studio conferma la predilezione degli italiani per un consumo domestico (90,3%), anche perché l’isolamento forzato ha privato gli italiani di una parte importante della quotidianità: il caffè al bar.

Il Covid-19 cambia le abitudini

Ma se il bar scende nelle preferenze dal 77,5% del 2014 al 65% di quest’anno, il 60,3% ha sentito la mancanza di una piacevole routine di inizio giornata o dell’incontro con gli amici, ma anche del gusto del caffè preparato al bar. Non solo, oltre il 65% di studenti e lavoratori ha sofferto l’assenza della pausa caffè nel luogo di studio o di lavoro. Resta comunque saldo il caffè appena svegli, fondamentale per quasi l’80% degli italiani, che affermano di mantenere una certa fedeltà al caffè normale. La moka infatti oggi viene utilizzata dal 37,2% degli italiani, anche se è leggermente superata dalla macchina con capsule o cialde, preferita da quasi il 40%.

Perché il caffè piace tanto?

Il caffè è associato a pensieri di benessere, a sensazioni di comfort e di calore. Significa prendersi una pausa (85%), è il pretesto per fare quattro chiacchiere (82,3%), è il simbolo dell’italianità (84,3%). Molti italiani lo definiscono, semplicemente, uno dei piaceri della vita (83,7%). Per quasi 6 persone su 10 bere un buon caffè è infatti un piacere, e per poco meno della metà rappresenta un momento di relax. Per un terzo degli italiani, poi, è addirittura un momento “introspettivo”, da vivere da soli. Ma il caffè è anche una vera esperienza multisensoriale, e se 9 italiani su 10 lo apprezzano soprattutto per il gusto e l’aroma non manca l’appagamento degli altri sensi, come occhi (il color caffè piace all’80% dei consumatori) e udito (il suono della macchina del caffè al bar piace quasi a 7 intervistati su 10).

Cresce la sensibilità sociale ed ecologica verso il prodotto

Dall’indagine AstraRicerche emerge come gli italiani abbiano sviluppato anche una buona sensibilità sui temi della sostenibilità sociale ed ecologica, e della qualità del prodotto. E alcune caratteristiche potrebbero addirittura determinare le preferenze d’acquisto. In particolare, in ambito di sostenibilità. Al primo posto gli italiani pongono infatti la garanzia del rispetto dei lavoratori in tutte le fasi di produzione, riporta Italpress, e al secondo la provenienza biologica del prodotto.


In Italia si lavora di più, ma si guadagna meno

Per i lavoratori italiani il salario lordo medio si colloca a livelli inferiori rispetto alla media degli altri Paesi dell’Eurozona. L’Italia ha infatti un alto numero medio di ore lavorate all’anno per dipendente, e allo stesso tempo la minor quota salari in percentuale del Pil. Insomma, in Italia si lavora di più, ma si viene retribuiti molto meno. Il confronto tra le sei maggiori economie dell’Eurozona mette poi in evidenza tre dinamiche salariali differenti: Paesi Bassi e Belgio, in presenza di salari medi più alti, registrano una crescita costante, Germania e Francia, con salari medi a livello intermedio tra i sei Paesi, registrano l’incremento salariale più alto, mentre Italia e Spagna, con i salari medi più bassi, si caratterizzano per una stagnazione di lungo periodo.

L’Italia è l’unica a non avere ancora recuperato il livello salariale pre-crisi 2007

Dai dati Cgil contenuti in una ricerca della Fondazione Di Vittorio sulla questione salariale in Italia risulta che nella comparazione tra l’Italia e la Germania, dopo un decennio di sostanziale stagnazione (2000-2009), i salari mostrano dinamiche divergenti, pur in presenza di tassi di inflazione ai minimi storici. Infatti, nel periodo successivo (2010-2019) i salari tedeschi sono cresciuti di +5.430 euro (+14,7%) mentre quelli italiani sono diminuiti di -596 euro (-1,9%). Inoltre, l’Italia è l’unico tra i sei Paesi dell’Eurozona che non ha ancora recuperato il livello salariale pre-crisi (2007), e che ha avuto complessivamente le oscillazioni più contenute.

Il confronto con i 6 Paesi europei

In Italia, poi, il salario di un single al 100% del salario medio (21,6mila euro) ha uno scarto che va da oltre 15,7mila euro con i Paesi Bassi a quasi 5mila con la Francia. Nel caso del monogenitore al 67% del salario medio con due figli, il salario netto in Italia (20,6mila euro) ha invece uno scarto che va da oltre 16,7mila euro con i Paesi Bassi a 5,8mila con la Francia, mentre è superiore a quello spagnolo di oltre 2,6mila euro. Nel caso italiano della coppia bireddito con entrambi i genitori al 100% del salario medio e due figli (45,2mila euro), lo scarto è ancora maggiore: da 34,5mila con i Paesi Bassi a 10,8mila con la Francia.

Sui salari lordi italiani si esercita una maggiore pressione fiscale

Dall’analisi emerge poi come l’Italia nel 2019 abbia registrato il maggiore cuneo fiscale (39,2%) proprio per la coppia monoreddito con due figli e un salario equivalente a quello medio (Ocse, 2020). Come precisa Askanews, questo mette in evidenza come sui salari lordi italiani, già mediamente più bassi degli altri, si eserciti complessivamente una maggiore pressione fiscale.


Smartphone 5G, nel 2020 venduti 251 milioni di pezzi

Il 5G è il motore della crescita del mercato degli smartphone, ed entro la fine del 2020 le consegne mondiali di smartphone 5G raggiungeranno 251 milioni di unità, +1.282% rispetto ai 18,2 milioni del 2019. A prevedere il boom dei telefoni compatibili con le nuove reti mobili sono i ricercatori di Strategy Analytics, secondo cui a trainare la crescita quest’anno saranno i dispositivi di Samsung e Huawei, ma anche di Apple, che il 13 ottobre ha svelato i primi iPhone 5G. I tre marchi, in base alle stime, totalizzeranno i due terzi delle vendite complessive. Quanto ai mercati, il primo sarà la Cina, il secondo gli Usa.

Un traguardo storico

Gli analisti di Strategy Analytics però fanno notare che “molti modelli di cellulari 5G sono troppo costosi e la maggior parte delle reti 5G degli operatori sono incomplete, mentre le molte ondate di coronavirus stanno affaticando i consumatori nei mercati occidentali come gli Stati Uniti e l’Europa”, riporta Ansa.  In ogni caso, nonostante l’emergenza sanitaria le vendite di smartphone 5G potrebbero raggiungere il loro primo traguardo storico, in termini di vendite e di penetrazione sui mercati globali. A livello mondiale, sono già più di 80 milioni gli abbonati alle reti 5G, di cui 50 milioni di nuovi abbonati solamente nel secondo trimestre del 2020. Sono oltre 400 i dispositivi 5G che presto saranno lanciati sul mercato. Di questi sono 190 quelli già disponibili in vendita, in gran parte (138) smartphone.

Il 70% delle vendite globali è rappresentato da Apple, Huawei e Samsung

Che siano le feste natalizie, o il grande evento e-commerce del Black Friday, il mercato dei mobile device abilitati al 5G dovrebbe segnare un boom di vendite per il 2020, riporta key4biz.it. Un risultato estremamente positivo, che vede il 70% delle vendite globali di questi apparecchi rappresentate da tre soli grandi aziende, Apple, Huawei e Samsung. Nord America e Cina dovrebbero invece essere i mercati principali, mentre l’Europa patisce ancora l’effetto della crisi economica, conseguenza delle restrizioni e del distanziamento sociale legate alla pandemia di Covid-19.

Il crollo dei prezzi dei device 5G

Se le stime del Rapporto saranno confermate nei prossimi mesi ad aver contribuito, e non poco, a questo traguardo di mercato sarà certamente il crollo dei prezzi. Negli ultimi 12 mesi, il prezzo medio di uno smartphone 5G è stato tagliato del 50%. A aver determinato questo trend è stato l’arrivo sul mercato di smartphone 5G di fascia media prodotti in Cina, offerti in vendita a un prezzo tale da aver trascinato giù tutti gli altri modelli e il costo di alcune componenti chiave a livello tecnologico.


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