Gli italiani e la casa: cresce l’attenzione a zona giorno e cucina

Qual è l’ambiente della casa preferito dagli italiani di oggi e perché? E cosa è cambiato nel rapporto fra i nostri connazionali e la loro dimora nel corso degli ultimi 50 anni? A queste e a molte altre domande, capaci di fotografare un amore che si evolve nei decenni – quello fra italiani e spazio abitativo – ha risposto recentemente l’Osservatorio Compass del gruppo MedioBanca. Un’analisi completa che ha evidenziato i cambiamenti non solo di gusto, ma anche culturali, di stile e di funzione all’interno delle case. Se negli anni ’60 la camera da letto aveva il ruolo predominante, oggi è la cucina il luogo su cui si concentrano maggiormente gli interventi e gli acquisti dei clienti (68%). Cresce in generale l’attenzione per la zona giorno, con salotto, cucina e sala da pranzo sempre più integrate tra loro: se per la cucina e la sala da pranzo si richiede una maggiore funzionalità (rispettivamente per il 53% e il 57%), per il salotto prevale l’ospitalità (44%).

I nuovi trend nel settore: low cost e super design

I principali professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, uno dei più importanti rivenditori di Veneta Cucine a Milano, che commercializza ogni genere di arredo e di complemento, possono confermare che il gusto degli italiani si è modificato negli anni. Oggi le indicazioni parlano di un trend “mix & match” esattamente come è accaduto nella moda. Al primo posto, oltre la metà degli intervistati dall’indagine (55%) indica la scelta di abbinare un arredamento low-cost a oggetti importanti di design. Seguono la sostenibilità ambientale (37%) e la smart home (23%). La casa, dunque, è sempre al centro dei progetti degli italiani: oltre un quinto (21%) delle famiglie ha infatti in programma, nei prossimi 12 mesi, un intervento di ristrutturazione e il rinnovo dell’arredamento interno è quello più richiesto (dal 39%), seguito dagli interventi per il risparmio energetico. Quasi un quarto (24%) sa già che utilizzerà gli incentivi fiscali prorogati con la legge di Stabilità del 2016.

I consumatori sono sempre più attenti

Nel corso degli anni sono anche cambiati, e di molto, gli stili di acquisto. Un tempo, infatti, non era raro che i compratori si concedessero delle vere e proprie follie. Oggi, invece, i clienti hanno le idee decisamente chiare e sono sempre più attenti alle risorse disponibili. Ben il 68% dei clienti, riferisce l’indagine, si presenta sul punto vendita avendo già stanziato un budget di spesa definito e addirittura sei acquirenti su dieci non superano questo importo.

Arredamento, un settore in salute

Il comparto arredamento, stando alle ultime rilevazioni, sta registrando performance positive. L’analisi segnala che i finanziamenti tramite venditori convenzionati sono cresciuti nel 2016 del +9% rispetto al 2015 e del +21% rispetto al 2014. Un incremento che ha contribuito a chiudere il 2016 con oltre 1,6 miliardi di euro erogati alle famiglie italiane e a cui il credito al consumo ha dato una forte spinta per favorire le vendite. Positive le previsioni per i prossimi mesi, con il 39,2% dei convenzionati che prevede nel settore dell’arredamento un aumento delle vendite e solo l’8,3% un calo.


Lavori di una volta: 60mila le imprese in Lombardia

Agricoltori, panetterie, commercianti di tessuti, lavanderie, ma anche latterie e sartorie: sono i cosiddetti mestieri di una volta, ma che sembrano registrare una nuova giovinezza con un incremento del numero degli addetti in queste professioni. Secondo i dati della Camera di commercio di Milano al secondo trimestre 2017 sono 826 mila le imprese di questo tipo in Italia e 60 mila in Lombardia.

Mestieri senza tempo

Insomma, il settore dei lavori d’antan sembra resistere a livello nazionale, con dati sostanzialmente stabili. I principali ambiti sono agricoltura (723 mila), produzione di pane e dolci (30 mila), commercio tradizionale con  tessuti, panifici, latterie (22 mila) e lavanderie (20 mila), sarti (10 mila).  Settori che continuano a  dare opportunità di lavoro con circa un milione di addetti nel Paese e 114 mila in Lombardia. Più lavoro a Bari (33 mila), Roma e Bolzano (29 mila).

Importante contributo dagli stranieri

L’intero comparto resiste grazie anche agli stranieri attivi in queste professioni: si tratta di circa 24 mila persone a livello nazionale, con un +3% rispetto le precedenti rilevazioni. Di questi addetti, ben 3 mila sono in Lombardia (5%). Oltre 2 mila gli stranieri nei mestieri tradizionali in Toscana, Lazio, Sicilia e Veneto. Stranieri che crescono soprattutto in Basilicata (+9,5%) e in Lazio (+7,4%). Record degli stranieri a  Milano (1455, il 16% degli imprenditori del settore). Lo stesso numero di Roma (1455, il 7,8% del totale). Stranieri in aumento a Lodi (+22,5%), Matera (+13,3%), Grosseto (+13,2%), Frosinone (+12,9%).

Antichi ma giovani

Sono numerosi anche i giovani che scelgono i mestieri tradizionali per aprire un’attività: un esercito di 60 mila ragazzi in Italia, di cui 7 mila in Sicilia, 6 mila in Campania e Puglia, 4 mila in Lombardia, Sardegna e Lazio.

Prime per “vecchie attività”

Nel nostro paese, le città in cui si concentra il maggior numero di addetti a mestieri di una volta sono Bari (29 mila imprese e 33 mila addetti), Foggia (26 mila imprese e 19 mila addetti), Cuneo (21 mila imprese e 27 mila addetti), Roma (19 mila imprese e 29 mila addetti), Salerno (19 mila imprese e addetti), Bolzano (17 mila imprese e 29 mila addetti) e Verona (17 mila imprese e 22 mila addetti). Seguono poi Catania (16 mila imprese e 15 mila addetti), Torino (16 mila imprese e 23 mila addetti) e Treviso (16 mila imprese e 19 mila addetti).

Brescia prima in Lombardia

In Lombardia, i vecchi mestieri sono principalmente concentrati a Brescia (12 mila imprese e 16 mila addetti), Milano (9 mila e 27 mila addetti), Mantova (8 mila e 10 mila addetti), Pavia (7 mila imprese e 8 mila addetti). Cresce Milano (+0,5%) grazie anche agli stranieri (+5,7%), che pesano il 16% dei settori tradizionali.