Lo shopping fa la felicità. Anche online

Lo shopping rende felici? Si: felicità, soddisfazione, serenità, appagamento sono le emozioni che vengono più spesso associate all’esperienza d’acquisto.  Anche a distanza. Per le under 25, quelle che comprano di più a distanza, lo shopping è anche un’occasione di socializzazione. Secondo la ricerca ‘Lo shopping e la Felicità’, condotta da Osservatorio QVC, retailer multimediale dello shopping e dell’intrattenimento, in collaborazione con Human Highway, dimostra che in generale, le emozioni positive legate allo shopping sono vicine o superiori all’80%, con una percentuale del 31% che si dichiara “molto felice”. E questo su un campione di 1.000 donne, dai 18 anni in su, rappresentativo di oltre 15 milioni di italiane che si connettono alla rete con regolarità.

Comprare per se stesse o per gli altri?

Nello shopping per se stesse (1 acquisto su 3) queste sensazioni positive sono scatenate principalmente dalla convenienza economica (44%), mentre nelle spese destinate ad altri (1 su 5) lo stimolo arriva dal piacere di vivere un sentimento di generosità (45%). L’abbigliamento è la categoria più gettonata in entrambi i casi (circa il 30%), seguito da quello per i bambini. I figli, infatti, rappresentano i principali destinatari dei regali (31%), poi c’è il partner, con una quota del 24%, e gli amici o i parenti (12%), riferisce Adnkronos.

Le donne più giovani prediligono lo shopping a distanza

Le donne tra i 18 e i 24 anni, risiedenti nelle aree del Nord-Ovest o nel Sud Italia, sono quelle che traggono maggiore felicità nel fare acquisti per se stesse, prediligendo lo shopping a distanza e in compagnia. Hanno, invece, tra i 25 e i 34 anni le italiane che sperimentano la maggior soddisfazione nel dedicarsi ai regali: queste abitano principalmente nelle regioni del Sud, anche per loro emerge l’abitudine di comprare a distanza condividendo l’esperienza con qualcuno.

La fascia di popolazione più giovane è, infatti, quella maggiormente predisposta allo shopping online, oltre a rappresentare la categoria che fa un maggior uso di device durante e dopo l’acquisto.

La complicità nello shopping è una fonte di sicurezza

Avendo una particolare confidenza con le innovazioni, le native digitali si dichiarano entusiaste ed euforiche di fronte alla prospettiva di vivere un’esperienza di shopping altamente tecnologizzata. Ma le under 25 sono anche quelle che comperano con maggiore impulsività e richiedono standard piuttosto elevati: vorrebbero tutto, subito e a prezzi convenienti. I loro acquisti sono spesso condizionati dal consiglio di un’altra persona (36%), che quasi sempre è un’amica. La complicità nello shopping, infatti, rappresenta una fonte di sicurezza e di felicità perché diventa un’occasione di socializzazione e di svago.

Se nel futuro l’esperienza di shopping sarà sempre più spesso vissuta a distanza le dinamiche e i bisogni che stimolano questo processo saranno però simili a quelle di oggi. Relax, divertimento, condivisione, benessere, autostima, soddisfazione saranno sempre i motivi per cui si fanno acquisti.


Luglio, le aziende ricominciano ad assumere?

Rispetto a 12 mesi fa, le aziende italiane pare abbiano trovato una nuova dinamicità nelle assunzioni, che a luglio 2018 sono tornate a crescere. Lo evidenzia il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, sulla base delle entrate previste dalle imprese con dipendenti dell’industria e dei servizi tra luglio e settembre 2018.

227mila imprese hanno previsto assunzioni

Rispetto a luglio 2017, sono 38mila in più le aziende che assumono. Complessivamente, circa 227mila imprese dell’industria e dei servizi hanno previsto di fare assunzioni a luglio 2018, mentre erano 189mila un anno prima. Come riporta Adnkronos, la quota di imprese che ha programmato assunzioni sale al 16,7%, in deciso rialzo rispetto al 14% del luglio 2017. Nel terziario si registra il più intenso incremento della quota di aziende che richiede personale in ingresso: su base annua si passa dal 14,6% al 18,2% del totale, con un aumento massimo per la filiera del turismo (dal 18,6% al 23,1%). L’andamento è in discreta crescita anche nelle costruzioni (dall’11,1% al 13,2%), mentre nel manifatturiero si riscontra una sostanziale stabilità (+0,2 punti rispetto a luglio 2017).

Crescono anche i contratti programmati

Saldo positivo anche  per il numero dei contratti di lavoro programmati su base annua. Sono oltre 416mila le entrate previste a luglio 2018 rispetto alle quasi 375mila di un anno prima. Il tasso di entrata (che esprime il rapporto tra numero di entrate programmate e dipendenti delle imprese) si attesta al 3,5% (rispetto al 3,4% di luglio 2017), stazionario nell’industria e in crescita nei comparti dei servizi, in particolare in quelli alle persone (con quasi un punto in più su base annua).

I settori che registrano le maggiori difficoltà di reperimento

Tuttavia, le imprese segnalano dforti difficoltà di reperimento, tanto che circa una ricerca di personale su quattro rischia di restare disattesa. A livello settoriale, quattro dei primi cinque settori che hanno mostrato particolari difficoltà di reperimento restano invariati rispetto a luglio dello scorso anno: le industrie del legno-mobilio e la metallurgia (sono difficili 41 entrate su 100 per entrambi i comparti, indicazioni in crescita rispetto al 2017), le industrie meccaniche e elettroniche (difficili 38 entrate su 100, indicazioni stabili rispetto al 2017) e l’Ict (difficili 34 entrate su 100, indicazioni in calo rispetto al 2017). Completa il ranking, in prima posizione, il comparto moda-calzature per il quale quasi un’entrata prevista su due nel mese di luglio è considerata di difficile reperimento (quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2017).

Dove sono le aziende che assumono?

Il bollettino evidenzia un sensibile aumento su base tendenziale per il Nord-Ovest (+3,8 punti rispetto al 2017, attestandosi al 17,4% del totale), per il Nord-Est (+3,2 punti sul 2017, raggiungendo il 18,7% del totale) e per il Centro (+2,9 punti rispetto al 2017, arrivando al 16,2% del totale). Più contenuto il progresso registrato per la quota di imprese che hanno programmato di assumere del Sud e Isole (+1,6 punti, il 15,1% del totale).


Drogati di farmaci: in UE si studia e si lavora meglio con le “smart drugs”

Scoppia il boom dei farmaci utilizzati in modo improprio per potenziare l’attenzione e migliorare le prestazioni di studio e lavoro.

“C’è un crescente uso legato agli stili di vita di farmaci che potenziano le capacità cognitive da parte di persone sane. Il che solleva preoccupazioni etiche”, osserva Barbara Sahakian, neuroscienziata dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, in seguito ad un sondaggio-studio pubblicato nell’International Journal of Drug Policy e ripreso da Nature online. Come riporta l’Ansa, si tratterebbe di sostanze normalmente prescritte nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), nel disordine del sonno per chi fa turni notturni, ma anche stimolanti illegali come la cocaina.

I maggiori aumenti in Europa

Ad allarmare sono i numeri delle persone –  decine di migliaia di 15 nazioni nel mondo –  che ha dichiarato di aver utilizzato ‘smart drugs’, o ‘droghe intelligenti’ almeno una volta nei 12 mesi precedenti nel 2017, con una crescita del 9% in due anni.

E se il tasso medio dei consumi maggiore – tra il 2015 e il 2017 – è stato registrato in Usa, anche l’Europa non scherza, con una particolare concentrazione di dipendenza da farmaco in Francia e Gran Bretagna. Seguono Olanda e in Irlanda, con un incremento dal 4% al 18% negli ultimi due anni.

Queste scioccanti cifre servono a indicare il tragico aumento dell’abuso di farmaci e medicinali da prescrizione. Mentre l’uso appropriato di tali farmaci, sotto la direzione di un medico, può essere terapeutico, il loro abuso lascia ampio spazio a giochi pericolosi e i risultati di questo possono essere devastanti e persino minacciose per la vita, dipendentemente dalla sostanza, dalle circostanze e dalla frequenza d’uso. Tuttavia, anche l’uso occasionale può esporre ad aumentato rischio di danni significativi, tra cui il sovradosaggio, incidenti stradali, comportamenti violenti, e le conseguenze del rapporto sessuale.

Possibile acquistare illegalmente con tanta facilità?

Dove è possibile procurarsi queste sostanze in modo illecito? Dal web emerge che esistono decine di siti internet che fungono da manuali per spiegano come acquistare farmaci che nel nostro Paese sono illegali senza la ricetta medica.

Quasi un’epidemia il fai-da-te su internet e i consigli degli amici. Circa la metà delle persone ha dichiarato di avere ottenuto questi farmaci attraverso gli amici; il 10% li ha acquistati da un rivenditore o su internet; il 6% li ha ottenuti da un membro della famiglia; e il 4% ha dichiarato di avere le proprie ricette. Numeri da capogiro per i consumatori improvvisati che puntano tutto sul miracolo prestazionale. Un autentico doping mentale.


La capitale delle Pmi innovative è Milano

Con 147 Pmi innovative sulle 800 presenti in Italia, di cui 137 sul suolo cittadino, Milano da sola rappresenta il 17% delle Pmi innovative totali nazionali. Circa una Pmi innovativa su sei, insomma, si trova nel capoluogo lombardo. Secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, su dati provenienti dal registro imprese del mese di giugno 2018, si tratta di imprese attive soprattutto nel settore della produzione software e consulenza informatica (29%) e consulenza gestionale (12%), ma anche nella ricerca e sviluppo (9%), commercio (5%) e pubblicità e ricerche di mercato (4%).

Le Pmi innovative in Lombardia. A livello nazionale, Roma è seconda

In Lombardia invece sono oltre 200, il 26% del totale nazionale. La città metropolitana di Milano ne annovera quindi il 71% a livello regionale, seguita da Bergamo (18 Pmi innovative), Brescia, Monza Brianza e Como. A livello nazionale invece Milano è seguita da Roma, con 62 Pmi (57 nel comune), e Torino (59). Poi Bari, Napoli e Bologna, con circa 25 Pmi innovative.

I settori in cui le Pmi sono più attive? La produzione di software, ricerca scientifica e sviluppo, fabbricazione di computer e di macchinari.

Dalla Camera di commercio assistenza specialistica gratuita alle aspiranti Pmi innovative

La Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, tramite l’ausilio di professionisti esperti, offre assistenza specialistica personalizzata e gratuita dedicata a imprese innovative, o aspiranti innovative, interessate ad approfondire l’utilizzo di strumenti e le opportunità previste dalla normativa vigente in materia. Come, ad esempio, il possesso dei requisiti necessari per l’iscrizione nell’apposita sezione del registro delle Imprese, le agevolazioni, i rapporti di lavoro, e tutti gli strumenti di finanziamento.

E Innovhub, l’Azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi per l’innovazione e la ricerca, mette a disposizione delle imprese un assesment gratuito alle Pmi a forte vocazione innovativa.

Innovhub: un servizio per approfondire il tema della gestione aziendale delle nuove idee

Nell’ambito del progetto della Commissione europea Enterprise Europe Network, la rete europea al servizio delle Pmi, la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, attraverso Innovhub, offre un’analisi gratuita delle necessità delle imprese per migliorare la gestione dell’innovazione. Il tutto è a vantaggio dell’incremento della competitività dell’impresa sul mercato.

Il servizio mira ad approfondire il tema della gestione aziendale delle nuove idee: dalla selezione delle idee migliori al processo della loro trasformazione in progetti e la realizzazione di nuovi prodotti redditizi.


Tutte le novità per i gruppi su WhatsApp

I gruppi su WhatsApp sono utilizzati ogni giorno da ogni tipologia di utenti: dai gruppi di familiari, che comunicano tra loro da diverse parti del mondo, ai neo genitori in cerca di consigli o i genitori degli alunni di una stessa classe fino agli studenti, per organizzare gruppi di studio, party o altro ancora. E WhatsApp ha deciso di migliorare l’esperienza delle chat di gruppo, aggiungendo nuove funzioni specifiche per le conversazioni collettive.

Come riporta il blog ufficiale dell’applicazione, si tratta di “alcuni miglioramenti” che verranno presto implementati, disponibili sia per gli utenti di Android sia per quelli iPhone.

Tra le novità innanzitutto ora è disponibile la descrizione del gruppo: si tratta di un breve testo all’interno della schermata Info gruppo che permette di impostare lo scopo, le regole e l’argomento del gruppo. In questo modo, quando una persona nuova entra nel gruppo, la descrizione viene visualizzata in cima alla chat.

Gli amministratori possono impostare le azioni permesse ai partecipanti

“Nelle impostazioni del gruppo, l’amministratore ha ora la possibilità di limitare quali partecipanti possono cambiare l’oggetto, l’immagine e la descrizione del gruppo”, si legge nel blog ufficiale di WhatsApp.

Inoltre, “gli amministratori ora possono revocare i privilegi di amministratore ad altri partecipanti al gruppo”, ed è stato introdotto un nuovo limite che impedisce a un nuovo amministratore di eliminare dal gruppo chi lo ha creato, riporta Adnkronos.

Il nuovo tasto @ per gli utenti rimasti inattivi

Gli utenti che partecipano a una conversazione di gruppo, poi, ora possono ricercare singolarmente chi sono gli altri membri (“Trova chiunque faccia parte del gruppo cercando i partecipanti direttamente dalla schermata Info gruppo”). E per gli utenti che ultimamente non hanno partecipato alla chat c’è un nuovo tasto @, che permette di visualizzare rapidamente i messaggi (“Se sei rimasto inattivo in una chat di gruppo per un po’ di tempo, usa il nuovo tasto @ nell’angolo in basso a destra della chat per visualizzare velocemente i messaggi in cui qualcuno ti ha menzionato o ti ha risposto”).

Chi abbandona un gruppo non potrà più essere aggiunto continuamente

Fra le altre novità, rientrano anche alcune modifiche che non consentono di aggiungere continuamente un utente dopo che lo stesso ha abbandonato di recente il gruppo: “abbiamo apportato alcune modifiche così da non poter essere continuamente aggiunti a un gruppo dopo averlo abbandonato”, fanno sapere dall’App.

Insomma, pare che WhatsApp abbia intenzione di mettersi al passo con le app concorrenti, che già offrono diverse funzionalità per la gestione delle chat e di diversi canali


Intelligenza umana e artificiale nella consulenza finanziaria e assicurativa

L’intelligenza umana e quella artificiale devono imparare a convivere. Anche nel mondo  della consulenza finanziaria e assicurativa, che da un lato si avvale della relazione umana e dall’altro sfrutta le novità introdotte dal Digital e i suoi algoritmi. GfK ha partecipato al Salone del Risparmio di Milano con una conferenza interamente dedicata alla consulenza nelle sue diverse forme. Punto di partenza dell’evento, i risultati di Multifinanziaria Retail Market GfK, l’indagine che da 31 anni fotografa il mercato finanziario retail in Italia.

Come si evolve il rapporto di consulenza?

L’evoluzione del rapporto di consulenza è cruciale, ma la distinzione fra Human e Artificial delle famiglie sembra essere più teorica che reale. Di fatto la consulenza Digital è affiancata a quella Human, e il profilo di chi è propenso alla consulenza Digital non si discosta da quello dell’investitore medio, né in termini di patrimoni né in termini di alfabetizzazione informatica. Inoltre, GfK ha mostrato come, nell’arco degli ultimi 5 anni, la pressione commerciale sull’end investor sia diventata più efficace ed efficiente. Grazie a strumenti quali CRM, Big Data Analysis, Customer Data Base Enrichment, il push commerciale ha raddoppiato la sua efficacia, con un incremento del 100% nella conversione della proposta in sottoscrizione del prodotto.

Dopo gli investimenti le famiglie italiane puntano sulla previdenza

Se in generale la fiducia delle famiglie italiane appare in ripresa, nell’ultimo semestre il comparto degli investimenti finanziari e assicurativi sembra aver perso di rilevanza per le famiglie stesse. In termini di bisogno, l’area della previdenza, dopo gli investimenti, è quella preferita dalle famiglie. Ma nonostante la consapevolezza e la preoccupazione diffusa, permane un deficit educativo disorientante sia in termini di presa in carico del problema previdenziale tramite soluzioni non home made, sia in termini di capacità di individuare gli interlocutori adatti.

Human e Artificial devono unire le forza, ma con un proprio posizionamento

Dagli studi GfK emerge che Human e Artificial per convivere devono unire le forza, ma ciascuno con un proprio posizionamento distintivo. I Millennials, ad esempio, faticano a concepire operatori Human finanziari che non abbiamo un ruolo consulenziale. Questo significa ripensare le reti, farsi aiutare in ciò dall’artificial intelligence, soprattutto oggi che l’Industry, chiamata dalle normative ad affrontare la sfida della trasparenza, trova un cliente che nella “ricetta” della competitività, oltre il prezzo, include la capacità di dare risposte


Cotini srl | Soluzioni per la gestione degli accessi

Cotini srl fornisce soluzioni all’avanguardia per la gestione degli accessi all’interno di luoghi di lavoro o aree ad accesso limitato, nonché per controllare la presenza dei dipendenti all’interno di tali aree. I sistemi Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore e vantano sia software di gestione appositamente realizzati che centraline, tastiere e lettori di riconoscimento (anche relativamente alle impronte digitali o tratti del viso). La centralina in particolare, serve a configurare i lettori di riconoscimento e confronta i dati forniti dai lettori con quelli precedentemente programmati. Se tutto è in regola, la centralina invierà al software di gestione l’input che serve all’apertura della porta o tornello: questa può essere a sua volta vincolata a determinate regole di accesso che possono interessare le fasce orarie, i giorni della settimana o le singole aree presenti all’interno dell’edificio in questione.

Si tratta di una soluzione pratica che consente di stabilire in maniera infallibile chi può entrare all’interno delle varie aree ad accesso limitato, consentendo così un risparmio sul personale di sorveglianza e rendendo il controllo accessi decisamente più efficaci. Gli utenti autorizzati possono essere facilmente riconosciuti mediante appositi lettori in grado di leggere badge ma anche impronte digitali o codici pin, trasmettendo i dati alla centralina la quale consentirà o meno l’apertura della porta. Grazie a questo sistema, anche la comunicazione tra i reparti (ad esempio quello che si occupa delle paghe) potrà essere più veloce e ne migliorerà l’efficacia complessiva del lavoro svolto, con evidenti risparmi grazie alla minor quantità di carta prodotta nonché al minor impiego di personale per svolgere operazioni che a questo punto saranno gestite in toto dal software progettato appositamente. Cotini srl inoltre fornisce assistenza tecnica rapida ed efficace ai propri clienti, sempre in grado di risolvere qualsiasi problematica dovesse presentarsi, sia telematicamente che attraverso la visita in sede da parte dei propri tecnici.


In Lombardia in ufficio il capo è donna

In Lombardia sono maggiori le chance di avere il capo donna. È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del registro imprese relativi agli anni 2017 e 2016.  Nella regione Lombardia infatti le 156mila imprese femminili censite nel 2017 danno lavoro a oltre 400mila addetti, di cui 145mila solo a Milano, sui 2,5 milioni totali in Italia.

In Italia Milano è seconda dopo Roma. Seguono Napoli e Torino

Fra chi cresce di più in Lombardia la prima è Milano (+1,3%), seguita da Como (+1%) e Monza (+0,9%). In Italia invece Milano è seconda, dopo Roma che ha 78 mila imprese femminili e prima di Napoli (51mila) e Torino (44mila). Milano, con 53mila imprese e 145mila addetti è prima in regione, seguita da Brescia (22mila imprese e 57mila addetti) e Bergamo (17mila imprese e 44mila addetti). Vengono poi Varese (12mila imprese e 31mila addetti) e Monza Brianza (11mila imprese e 28mila addetti). Lodi invece conta 2.797 imprese femminili, con circa 7mila addetti.

Le imprese femminili per settori

In Lombardia sono 41mila le imprese attive nel commercio, 22mila nelle attività di servizi alla persona, 16mila nell’alloggio e ristorazione, 14mila nelle attività manifatturiere. Le imprese femminili giovani, con titolari under 35, sono 20 mila, per un peso del 13% sul totale italiano (147mila). Oltre 6mila poi sono quelle attive a Milano, 3mila a Brescia, 2.400 a Bergamo, 1.500 a Varese e Monza Brianza. Le imprese rosa giovani pesano di più però sul totale dei giovani imprenditori a Bergamo, Brescia e Lodi (14%).

Oltre 21mila le imprese femminili straniere

Le imprese femminili straniere in Lombardia sono oltre 21mila, con un peso del 17,1% sul totale italiano. Milano, con circa 10 mila imprese femminili straniere, è prima in regione, e da sola pesa l’8% a livello nazionale, superata in Italia solo da Roma, con 11mila, e seguita da Torino, Firenze, Napoli, Prato, Brescia e Caserta. In regione la seguono Brescia, (2.682 imprese), Bergamo (1.951), Varese (1.318) e Monza Brianza (1.242). Per presenza di imprese straniere sul totale delle imprese femminili, Milano supera la media regionale (13,4%) e nazionale (10,6%) con il 18,4%.

Rendere più naturale il percorso di inserimento femminile nelle imprese

“Le nostre imprenditrici sono preparate e capaci di confrontarsi con i mercati e con il mondo delle istituzioni, capaci di muoversi in un contesto connesso e avanzato come Milano a livello europeo e internazionale”, dichiara Marzia Maiorano, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Il Comitato ha lo scopo di far crescere la consapevolezza sul ruolo femminile nelle imprese. “L’obiettivo è di far crescere delle prassi – continua Maiorano – dei comportamenti diffusi a livello sociale che possano rendere più naturale e semplificare il percorso di inserimento femminile nelle imprese e nel lavoro”.


Via Montenapoleone è la prima via europea per lo shopping

Milano è la destinazione top in fatto di shopping, e via Montenapoleone è la prediletta in Europa. Fra dicembre 2016 e novembre 2017 la via nel quadrilatero della moda ha raggiunto infatti il primo posto nella classifica europea delle vie più frequentate per gli acquisti fashion. Lo evidenzia Global Blue, spiegando che non solo via Montenapoleone ha un peso di circa il 36% rispetto alle altre vie di Milano, ma registra anche lo scontrino medio più alto: 1.809 euro dedicati interamente agli acquisti di tutto quanto è moda.

Dopo Milano, Parigi con Avenue Montaigne

Se Milano è in prima posizione, Parigi la segue a ruota con Avenue Montaigne, dove sono stati spesi mediamente 1.729 euro, e in terza Madrid, con 1.602 euro registrati in Calle de Ortega y Gasset. Dall’analisi a livello europeo si evidenzia anche la celebre Maximilianstrasse di Monaco di Baviera, riporta Adnkronos, dove però lo scontrino medio ha una significativa presenza nella categoria merceologica Orologi&Gioielli.

Il turismo traina la moda, e il 2017 è stato cruciale per il capoluogo lombardo

“Il 2017 è stato cruciale per Milano: tutti i mesi dell’anno hanno fatto registrare un saldo positivo degli arrivi in città, per una crescita complessiva del 10% rispetto al 2016”, spiega Roberta Guaineri, assessore al Turismo del Comune di Milano. Non si tratta di un dato estemporaneo, il trend è positivo ormai da anni, anche se il risultato del 2017 è senza dubbio eclatante. “Abbiamo lavorato molto perché Milano potesse crescere nel suo posizionamento internazionale ed essere vissuta come una destinazione turistica vera e propria – continua Guaineri – abbiamo promosso la città all’estero, favorito le relazioni con tour operator e stampa, massimizzato la comunicazione attraverso canali web e social. Ma non l’abbiamo fatto da soli: la collaborazione con il privato è stata, infatti, fondamentale e lo sarà sempre di più”.

Una partnership con MonteNapoleone District per il turismo di lusso

In questo scenario si inserisce anche la partnership con MonteNapoleone District per la promozione del turismo del lusso, segmento particolarmente rilevante per la città. “Basti pensare – ricorda Guaineri – che nel quinquennio compreso tra il 2013 e il 2017 abbiamo registrato una crescita dell’offerta alberghiera di alta qualità di oltre 3.100 posti letto”. Ma ai visitatori che arrivano a Milano il Comune si prepara a offrire una città attrattiva su tutti i fronti, con un calendario ricco di settimane dedicate, appuntamenti gratuiti, e grandi eventi sportivi.


Lavoratori italiani: meglio servizi di welfare che l’aumento

I lavoratori italiani più che il portafoglio “pieno” vogliono servizi di welfare. Come rivela una recente ricerca condotta da Censis-Eudaimon, ben sei lavoratori su dieci preferiscono essere premiati dalla loro azienda con benefit quali servizi di welfare come polizze sanitarie o convenzioni per gli asili nido. Questa forma retributiva è infatti decisamente privilegiata rispetto al più tradizionale aumento di stipendio.

Meglio i premi rappresentati da servizi

“Di fronte alla possibilità di trasformare quote premiali della retribuzione in prestazioni di welfare, il 58,7% dei lavoratori – oltre la metà – si dice favorevole, il 23,5% è contrario e il 17,8% non ha una opinione in merito”, afferma un estratto del rapporto, il primo mai pubblicato del genere.

Pochi lavoratori realmente informati

Anche se i lavoratori sembrerebbero decisamente interessati a questa opzione, solo pochi sono realmente informati in merito. In base ai dati dello studio, soltanto il “17,9% dei lavoratori italiani ha una conoscenza precisa di cos’è”. Tuttavia i vantaggi sono notevoli, segnala ancora il rapporto: “a regime si può stimare in 21 miliardi di euro il valore potenziale complessivo delle prestazioni e dei servizi di welfare aziendale, se questi strumenti fossero garantiti a tutti i lavoratori del settore privato: un valore pari a quasi una mensilità di stipendio in più all’anno per lavoratore”.

Più favorevoli i dirigenti con figli piccoli

Ci sono anche delle significative diversità nelle risposte a seconda dei livelli occupati e del proprio stato di famiglia. Esaminando nel dettaglio le risposte degli intervistati, emerge che “ad essere più favorevoli sono i dirigenti e i quadri (73,6%), i lavoratori con figli piccoli, fino a tre anni (68,2%), i laureati (63,5%), i lavoratori con redditi medio-alti (62,2%). Meno favorevoli sono gli operai, i lavoratori esecutivi e quelli con redditi bassi”.

Operai e impiegati preferirebbero l’aumento in busta paga

Il rapporto riporta che “tra gli operai (41,3%) e gli impiegati (36,5%) sono più elevate le quote di lavoratori che preferiscono avere più soldi in busta paga invece che soluzioni di welfare”. Cifre che secondo l’indagine parlano chiaro: “il welfare aziendale non può assumere la funzione di surrogato di aumenti salariali per gli occupati nelle fasce stipendiali più basse. Da questo punto di vista, bisogna considerare il boom di famiglie operaie in condizione di povertà assoluta, che sono aumentate del 178% tra il 2008 e il 2016, fino a diventare quasi 600.000”. Sostanzialmente, il welfare è un ottimo premio se c’è abbastanza: se mancano invece i soldi per il sostentamento, meglio il cash, grazie.