Smart working, non solo vantaggi: il prezzo del lavoro da remoto

Comodo, efficace, utilissimo quando non si poteva fare che così: ma lo smartworking, fra tutti i i suoi aspetti positivi (è stato un “salvavita” nei periodi duri del lockdown) adesso presenta il conto. E non tutti gli italiani lo amano: sebbene il bilancio sia positivo sul fronte dell’aumentata possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, ci sono anche diverse zone d’ombra che possono avere effetti anche sul clima aziendale e sulle relazioni di lavoro, fino ad arrivare alla disaffezione. Lo rivela il capitolo “Smart working, una rivoluzione nel lavoro degli italiani”, contenuto nel Rapporto “Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza”.

A casa è meglio sì o no?

Ecco qualche dato emerso dalle ricerca: il 16,7% dei lavoratori intervistati guarda allo smart working come un punto di non ritorno della propria vita professionale; oltre il 10,7% cercherebbe un qualsiasi altro lavoro pur di svolgerlo da casa. Il 43,5% si adatterebbe al ritorno in ufficio, ma 4 su 10 sarebbero contenti di tornare a lavorare tutti i giorni in presenza. Quello che cambia, a livello di percepito, è determinato da diversi fattori, come il genere, l’età o la presenza o meno di figli a casa. In generale, sono gli uomini quelli che hanno più sofferto l’home working, sia sotto il profilo della carriera sia sotto quello delle relazioni (52,4% contro 45,7% delle donne), anche se ne hanno beneficiato in produttività e concentrazione. Le donne, invece, hanno patito l’allungamento dei tempi di lavoro (57% contro il 50,5% degli uomini) e l’inadeguatezza degli spazi casalinghi (42,1% contro 37,9%), evidenziando un maggior rischio di disaffezione verso il lavoro (44,3% rispetto al 37% dei colleghi).

Work-life balance… in bilico tra le quattro mura

Se in sei casi su dieci lo smart working ha consentito di conciliare meglio professione e vita privata, non è stato così per chi aveva maggiori carichi familiari. In primis le coppie, il cui work-life balance è peggiorato per il 43% del campione. Ma l’home working ha avuto anche ricadute pratiche, in termini di spesa e disturbi fisici legati a postazioni domestiche inadeguate. Il 71,1% dichiara di aver diminuito le spese per spostamenti, vitto e vestiario, investendo in consumi legati al tempo libero nel 54,7% dei casi, ma il 48,3% paga il conto per l’utilizzo di sedie e scrivanie improvvisate e il 39,6% lamenta l’inadeguatezza degli spazi e delle infrastrutture, come i collegamenti di rete.


Le tariffe al tempo del Covid

A un anno dall’inizio della pandemia sono cambiate le tariffe delle principali spese familiari? La risposta arriva da Facile.it, che ha confrontato i costi delle tariffe di Rc auto, mutui, prestiti, bollette, conti correnti, telefonia mobile e internet tra gennaio 2020 e oggi.  Per i mutui, ad esempio, Facile.it registra un calo dei tassi, che vedono gli indici mediamente inferiori rispetto a quelli rilevati prima del Covid. Il tasso fisso però a marzo 2021 è tornato a crescere, mentre risulta più stabile l’andamento del tasso variabile, ancora oggi fermo su livelli minimi. Torna quindi ad allargarsi la forbice tra tassi fissi e variabili, che negli ultimi anni si era ridotta ai minimi.

Rc Auto e bollette di luce e gas

Il lockdown ha determinato una contrazione delle tariffe assicurative. I premi medi sono rimasti su livelli molto bassi per tutto l’anno e ancora oggi le condizioni sono estremamente favorevoli. Secondo l’osservatorio Rc auto di Facile.it, il premio medio rilevato a febbraio 2021 era inferiore del 13,5% rispetto a quello di febbraio 2020. Come per i mutui, però, la curva sembra aver iniziato una inversione di tendenza, tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro dell’1,44%. Stesso andamento per le tariffe luce e gas. Se nel primo semestre 2020 l’arrivo del Covid ha determinato un calo del costo dell’energia, a partire dall’ultimo trimestre dell’anno i prezzi sono tornati a salire, e oggi le tariffe medie sono addirittura superiori rispetto a quelle rilevate prima dell’inizio della pandemia.

Prestiti personali, telefonia mobile e fissa, e internet

Andamento opposto per i prestiti personali: il Covid-19 ha avuto un impatto estremamente negativo sul settore. Nella prima metà del 2020 questo ha portato a un atteggiamento di maggior cautela da parte delle società di credito, che si è tradotto nell’aumento dei tassi di interesse e l’irrigidimento dei criteri di valutazione dei richiedenti. Notizie in chiaroscuro arrivano invece dal mondo della telefonia. Sul fronte mobile non sono state rilevate grandi variazioni, con l’importo medio stabile a circa 13 euro al mese. Quanto a internet, Facile.it evidenzia un aumento dei prezzi offerti a chi vuole cambiare operatore o attivare una nuova linea, per un rincaro del 5,3%.

Conti correnti sempre meno gratuiti

L’offerta bancaria è estremamente ampia, ma se da una parte continuano a esistere i cosiddetti conti a zero spese, alcuni istituti hanno cominciato a richiedere un canone fisso. Quello che risulta evidente è che gli istituti provino a disincentivare i prelievi di contante e favorire i pagamenti con carta, soprattutto tramite promozioni che si basano sui meccanismi di cashback. Lo scenario dei conti italiani vede quindi oggi alcune tipologie emergenti: pochi conti gratuiti con prelievi a pagamento o pochi prelievi inclusi, conti più tradizionali con alti costi di mantenimento, o con canoni annui bassi, ma con altre funzionalità gratuite, e conti che prevedono l’azzeramento del canone a patto che diventino veicolo di pagamento di utenze, accredito stipendio e via dicendo.


Come va usato il condizionatore d’aria di notte

Se vivi in una zona particolarmente calda e umida, non è raro che la temperatura possa essere elevata anche la notte. Per questo motivo sono tante le persone a cercare del sollievo grazie all’utilizzo dell’aria condizionata anche la notte. Vediamo per questo come bisogna utilizzare il condizionatore la notte per ottenere il massimo del beneficio risparmiando energia.

Sfrutta la funzione sleep del tuo condizionatore

La notte, quando dormiamo, il nostro corpo ha bisogno di una temperatura più elevata rispetto quel che accade quando invece siamo in attività. Per questo motivo la funzione sleep del condizionatore prevede una temperatura che man mano che avanzano le ore della notte aumenta in maniera sensibile, così da mantenere sempre piacevole la temperatura e dunque offrire un riposo veramente ristoratore.

Mantieni la temperatura costante

Un condizionatore d’aria è in grado di lavorare in maniera più efficiente se viene mantenuto ad una modalità e velocità fissa. Da questo punto di vita i moderni condizionatori Daikin sono tra i migliori nel settore perché sfruttano la tecnologia inverter, la quale regola la potenza lentamente facendo in modo che la temperatura all’interno dell’ambiente rimanga costante riducendo così i costi.

Prova la modalità di sospensione

I moderni condizionatori funzionano in maniera “intelligente” per consentire di avere consumi sempre più bassi. Se ad esempio impostiamo una determinata temperatura all’interno di una stanza, il condizionatore si spegnerà non appena raggiunta la temperatura desiderata. Questo andrà a riaccendersi non appena la temperatura all’interno della stanza comincerà a salire. Grazie alla modalità sospensione, il condizionatore va ad aumentare di mezzo grado la temperatura ogni ora così da ridurre il consumo di energia.

In virtù di queste nuove tecnologie e funzioni avanzate, è possibile riuscire ad adoperare il condizionatore anche di notte risparmiando in maniera notevole su quelli che sono i costi.


Il caffè espresso italiano candidato a Patrimonio Immateriale Unesco

Simbolo di italianità nel mondo, il caffè espresso italiano è candidato a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. Da nord a sud e da tradizione a innovazione, il caffè espresso si conferma capace di legare antiche e nuove generazioni. Tanto che a fine 2020 sono i giovani a detenere più del 6% delle imprese del settore, un dato decisamente superiore rispetto alla media nazionale delle aziende manifatturiere. A esprimere il giudizio favorevole sul caffè espresso come Patrimonio Unesco  è il Mipaaf, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che ha candidato il Rito del caffè espresso tra gli iscritti nell’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano.

Uno spiraglio di speranza che dona linfa vitale a una filiera messa in ginocchio

La candidatura del rito del caffè a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco è “uno spiraglio di speranza che dona linfa vitale a una filiera messa in ginocchio dalla crisi economica – commenta Alessandro Bianchin, Presidente del G.I.T.C. – Gruppo Italiano Torrefattori Caffè – ma che mantiene salde le radici legate a un passato di tradizione tutta italiana”. Una tradizione che si trasmette attraverso le generazioni, e che determina l’importanza del comparto caffè nel mondo giovanile.

Delle 930 imprese italiane il 6,5% sono guidate da under 40

Secondo le stime di Unioncamere-Infocamere, raccolte dal Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, nel 2020 fra le 930 imprese del settore quelle guidate dagli under 40 rappresentano il 6,5%, e superano nettamente la media nazionale delle aziende manifatturiere giovanili, che si attestano al 5,4%. D’altronde, a causa della pandemia nel 2020 il comparto ha creato un giro d’affari export pari a 1,3 milioni di euro, in calo rispetto ai 1,4 milioni di euro del 2019 (dati Istat), e conta un numero di addetti pari a 10.187 (fonte Unioncamere-Infocamere).

Necessità di sostegno per il settore

Gruppo Italiano Torrefattori Caffè è la realtà associativa tra le più importanti in Italia nel settore delle torrefazioni di caffè. Con sede a Trieste, rappresenta oggi oltre 225 aziende italiane del settore, tutelando gli interessi generali e specifici della categoria e contribuendo allo stesso tempo alla crescita, alla formazione e allo sviluppo del comparto. La ritrovata compattezza degli attori della filiera sottolinea quindi la necessità di sostegno per il settore, e fa sperare in una pronta ripresa con l’appoggio delle Istituzioni.


Effetti collaterali dello smart working: sedentarietà forzata e mal di schiena

La sedentarietà forzata è diventata lo stile di vita della quarantena, e in questo anno di lavoro da remoto, sensazioni di nausea, vertigini, stress accumulato e nervosismo sono sintomi piuttosto frequenti fra gli smart worker. Sintomi che vengono causati dal mal di schiena, una problematica in forte aumento in questi mesi. Secondo un’indagine pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, la prevalenza puntuale di casi di mal di schiena è passata dal 38,8% del pre quarantena al 43,8% dopo il lockdown, con una crescita totale dei casi dell’11%.

La percentuale di chi non pratica attività fisica è aumentata del 173,97%

Le persone più colpite sono state quelle di età compresa tra i 35 e i 49 anni, che avevano un indice di massa corporea uguale o superiore al 30, che erano sottoposti ad alti livelli di stress e che erano soggetti a una sedentarietà prolungata, non praticando attività fisica. Ma la schiena non è stata l’unica parte del corpo interessata: le persone hanno riscontrato sempre più frequentemente anche problemi al collo (+17,44%), alle spalle (+25,41%), al torace (+74,44%) e alle gambe (+40,40%). E ancora, la percentuale di persone che non hanno praticato attività fisica è aumentata addirittura del 173,97%, passando dal 7,3% al 20%. A riportare maggior dolore durante il periodo di quarantena sono state le donne, (2,46 su un massimo di 5 proposto dal questionario), mentre gli uomini si sono fermati a 2,39, riporta Ansa.

La prevenzione inizia a tavola

Ma quali sono i consigli degli esperti per prevenire e curare il mal di schiena? La prevenzione parte senza dubbio a tavola con un’alimentazione sana, ricca di fibra e verdure. Evitare il sovrappeso, infatti, rappresenta la condizione principale per non contrarre problemi ben più gravi alla colonna vertebrale. Si devono poi eseguire esercizi di stretching e rafforzamento muscolare per migliorare la flessibilità della schiena. Bastano infatti 15 minuti al giorno di semplici esercizi di stiramento muscolare per migliorare la flessibilità della colonna vertebrale e prevenire qualsiasi problema.

Evitare l’effetto ‘tech neck’

Per chi lavora in smart working è fondamentale però anche sedersi nel modo più corretto possibile, e fare pause di 20 minuti evitando l’effetto ‘tech neck’. Assumere una postura corretta quindi è fondamentale, ma soprattutto stop al fumo. Fumare ostacola la circolazione sanguigna dei dischi spinali e rende più frequente la possibilità di contrarre dolori alla schiena. Oltre a rafforzare la muscolatura con esercizi mirati, sarebbe bene mantenere una routine priva di stress, e dormire in maniera corretta, perché la qualità del sonno influisce notevolmente sulla condizione lombare. Dormire quindi in posizione supina, meglio se con un cuscino tra le gambe, che aiuta a combattere spasmi muscolari


Clubhouse, cosa è come funziona il nuovo social solo audio

Solo audio e solo su invito: ecco le due principali caratteristiche di Clubhouse, il nuovo social network che sta spopolando in tutto il mondo. Niente testi, foto e video, tutto si basa sulle stanze sonore, così si preserva la privacy. Insomma, una sorta di gigantesco podcast dove gli iscritti si possono ritrovare e discutere di tutto.

La nuova piattaforma in breve

Sviluppata da Paul Davison e Rohan Seth, ex dipendenti di Pinterest e Google, la nuova piattaforma è un’app di social media basata esclusivamente sull’audio. E’ un nuovo tipo di “Social basato sulla voce, che consente alle persone di parlare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo” specifica una nota dell’azienda. In estrema sintesi, su Clubhouse si può entrare e uscire da chat diverse e dedicate ad argomenti differenti, in qualcosa di simile a un podcast dal vivo e friendly. Le “stanze” sui temi più disparati sono create dai contatti. Questa sezione è curata in base agli interessi e alle persone che si seguono, indicate subito dopo la fase di iscrizione. L’ingresso, almeno per il momento, è solo su invito e richiede la registrazione con il proprio numero di cellulare. Non solo: per farne parte occorre avere almeno 18 anni e avere un iPhone, mentre la versione per Android è ancora in fase di sviluppo.

Solo su invito (per il momento)

Come dicevamo, l’ingresso è per ora solo su invito, cioè bisogna conoscere qualcuno già presente nell’app. Per questa sua esclusività, e per il fatto che nulla, nemmeno un audio viene registrato né tantomeno conservato, il nuovo social network è già stato preso d’assalto dalle celebrità, specie quelle americane come Oprah Winfrey, Kevin Hart, Drake, Chris Rock o Ashton Kutcher. Quando si viene accettati nella Clubhouse, per volontà dei vari organizzatori, ci si può unire al pubblico come ascoltatore, con il microfono disattivato, e ascoltare quello che dicono i vip e gli utenti che parlano. Se si vuole intervenire, si può cliccare sull’icona per “alzare la mano”, come accade anche su Zoom o Meet. 

Giovane, ma con grandi prospettive

Clubhouse è stato lanciato nell’aprile 2020 e quindi è un social network ancora molto giovane, anche se sta ottenendo forti consensi soprattutto per la massima privacy che promette di assicurare. Un grandissimo punto di forza, sembrerebbe, rispetto ai competitor più famosi: non per niente l’app – che secondo il New York Times a dicembre 2020 aveva 600.000 iscritti  – è già stata valutata un miliardo di dollari.


Industria, a ottobre fatturato +2,2%, ordinativi +3%

Nel mese di ottobre crescono ordinativi e fatturato dell’industria italiana. L’Istat stima infatti che al netto dei fattori stagionali il fatturato dell’industria aumenti del 2,2% rispetto a settembre, mentre nella media del trimestre agosto-ottobre la crescita sarebbe del 14,3% rispetto al trimestre precedente. Sempre a ottobre, l’incremento congiunturale degli ordinativi è stimato per il +3,0%, e rimanga nella media del +20,6% di agosto-ottobre rispetto ai tre mesi precedenti. L’aumento congiunturale del fatturato riflette risultati positivi per entrambi i mercati, con una variazione più ampia per il mercato interno (+2,8%) rispetto al mercato estero (+1,1%). Per gli ordinativi l’incremento deriva da aumenti di ampiezza pressoché analoga sui due mercati, interno (+3,0%) ed estero (+2,8%).

In termini tendenziali fatturato totale -1,7%

Con riferimento ai raggruppamenti principali dell’industria, a ottobre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale del 4,8% per i beni strumentali, del 4,3% per l’energia e del 2,3% per i beni intermedi. L’unico risultato negativo si rileva per i beni di consumo, che registrano una flessione dello 0,5%. Corretto per gli effetti di calendario, (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 23 di ottobre 2019), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell’1,7%, riporta Adnkronos, riflettendo una modesta riduzione del mercato interno (-0,4%) e un marcato calo del mercato estero (-4,1%).

Settore dei mezzi di trasporto crescita tendenziale +22,2%

Con riferimento al comparto manifatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra una crescita tendenziale del +22,2%, seguito dal comparto delle apparecchiature elettriche e non (+3,6%), mentre per l’industria tessile e dell’abbigliamento e per le raffinerie di petrolio si rilevano i cali di maggiore entità (-11,5% e -32,5%). In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi segna una crescita dell’1,2%, sintesi di un incremento delle commesse provenienti dal mercato interno (+3,6%) e di un calo di quelle provenienti dal mercato estero (-2,3%). La maggiore crescita si registra per il settore dei mezzi di trasporto (+12,2%) e per l’industria dei macchinari e delle attrezzature (+4,1%), mentre i risultati peggiori si rilevano nell’industria tessile e dell’abbigliamento (-8,7%) e in quella farmaceutica (-12,8%).

Indice destagionalizzato del fatturato in recupero parziale su settembre

Nel mese di ottobre l’indice destagionalizzato del fatturato recupera parzialmente il calo registrato a settembre. Un andamento analogo caratterizza la componente interna, mentre per quella estera si evidenzia una crescita ininterrotta dal mese di maggio. “Su base annua sono molto positivi i risultati degli ultimi due mesi per l’industria dei mezzi di trasporto, in particolare per il comparto degli autoveicoli – scrive l’Istat -. Continuano a rimanere in sofferenza, invece, il settore tessile, dell’abbigliamento e dei prodotti in pelle e l’industria della raffinazione del petrolio. Al netto della componente di prezzo, il settore manifatturiero evidenzia una crescita congiunturale sia su base mensile sia su base trimestrale”.


Per 8 italiani su 10 il caffè è uno dei piaceri della vita

Nonostante il cambiamenti nello stile di vita causati dall’emergenza Covid-19 l’amore degli italiani per il caffè resta immutato. Il 96,6% degli italiani dichiara di consumare almeno saltuariamente caffè o bevande a base di caffè. Quasi 4 italiani su 10, poi, bevono da 2 a 3 tazzine al giorno, e lo stesso numero ne beve dalle 3 alle 4. È quanto emerge dall’indagine Gli Italiani e il caffè, condotta da AstraRicerche per conto del Consorzio Promozione Caffè.

Lo studio conferma la predilezione degli italiani per un consumo domestico (90,3%), anche perché l’isolamento forzato ha privato gli italiani di una parte importante della quotidianità: il caffè al bar.

Il Covid-19 cambia le abitudini

Ma se il bar scende nelle preferenze dal 77,5% del 2014 al 65% di quest’anno, il 60,3% ha sentito la mancanza di una piacevole routine di inizio giornata o dell’incontro con gli amici, ma anche del gusto del caffè preparato al bar. Non solo, oltre il 65% di studenti e lavoratori ha sofferto l’assenza della pausa caffè nel luogo di studio o di lavoro. Resta comunque saldo il caffè appena svegli, fondamentale per quasi l’80% degli italiani, che affermano di mantenere una certa fedeltà al caffè normale. La moka infatti oggi viene utilizzata dal 37,2% degli italiani, anche se è leggermente superata dalla macchina con capsule o cialde, preferita da quasi il 40%.

Perché il caffè piace tanto?

Il caffè è associato a pensieri di benessere, a sensazioni di comfort e di calore. Significa prendersi una pausa (85%), è il pretesto per fare quattro chiacchiere (82,3%), è il simbolo dell’italianità (84,3%). Molti italiani lo definiscono, semplicemente, uno dei piaceri della vita (83,7%). Per quasi 6 persone su 10 bere un buon caffè è infatti un piacere, e per poco meno della metà rappresenta un momento di relax. Per un terzo degli italiani, poi, è addirittura un momento “introspettivo”, da vivere da soli. Ma il caffè è anche una vera esperienza multisensoriale, e se 9 italiani su 10 lo apprezzano soprattutto per il gusto e l’aroma non manca l’appagamento degli altri sensi, come occhi (il color caffè piace all’80% dei consumatori) e udito (il suono della macchina del caffè al bar piace quasi a 7 intervistati su 10).

Cresce la sensibilità sociale ed ecologica verso il prodotto

Dall’indagine AstraRicerche emerge come gli italiani abbiano sviluppato anche una buona sensibilità sui temi della sostenibilità sociale ed ecologica, e della qualità del prodotto. E alcune caratteristiche potrebbero addirittura determinare le preferenze d’acquisto. In particolare, in ambito di sostenibilità. Al primo posto gli italiani pongono infatti la garanzia del rispetto dei lavoratori in tutte le fasi di produzione, riporta Italpress, e al secondo la provenienza biologica del prodotto.


In Italia si lavora di più, ma si guadagna meno

Per i lavoratori italiani il salario lordo medio si colloca a livelli inferiori rispetto alla media degli altri Paesi dell’Eurozona. L’Italia ha infatti un alto numero medio di ore lavorate all’anno per dipendente, e allo stesso tempo la minor quota salari in percentuale del Pil. Insomma, in Italia si lavora di più, ma si viene retribuiti molto meno. Il confronto tra le sei maggiori economie dell’Eurozona mette poi in evidenza tre dinamiche salariali differenti: Paesi Bassi e Belgio, in presenza di salari medi più alti, registrano una crescita costante, Germania e Francia, con salari medi a livello intermedio tra i sei Paesi, registrano l’incremento salariale più alto, mentre Italia e Spagna, con i salari medi più bassi, si caratterizzano per una stagnazione di lungo periodo.

L’Italia è l’unica a non avere ancora recuperato il livello salariale pre-crisi 2007

Dai dati Cgil contenuti in una ricerca della Fondazione Di Vittorio sulla questione salariale in Italia risulta che nella comparazione tra l’Italia e la Germania, dopo un decennio di sostanziale stagnazione (2000-2009), i salari mostrano dinamiche divergenti, pur in presenza di tassi di inflazione ai minimi storici. Infatti, nel periodo successivo (2010-2019) i salari tedeschi sono cresciuti di +5.430 euro (+14,7%) mentre quelli italiani sono diminuiti di -596 euro (-1,9%). Inoltre, l’Italia è l’unico tra i sei Paesi dell’Eurozona che non ha ancora recuperato il livello salariale pre-crisi (2007), e che ha avuto complessivamente le oscillazioni più contenute.

Il confronto con i 6 Paesi europei

In Italia, poi, il salario di un single al 100% del salario medio (21,6mila euro) ha uno scarto che va da oltre 15,7mila euro con i Paesi Bassi a quasi 5mila con la Francia. Nel caso del monogenitore al 67% del salario medio con due figli, il salario netto in Italia (20,6mila euro) ha invece uno scarto che va da oltre 16,7mila euro con i Paesi Bassi a 5,8mila con la Francia, mentre è superiore a quello spagnolo di oltre 2,6mila euro. Nel caso italiano della coppia bireddito con entrambi i genitori al 100% del salario medio e due figli (45,2mila euro), lo scarto è ancora maggiore: da 34,5mila con i Paesi Bassi a 10,8mila con la Francia.

Sui salari lordi italiani si esercita una maggiore pressione fiscale

Dall’analisi emerge poi come l’Italia nel 2019 abbia registrato il maggiore cuneo fiscale (39,2%) proprio per la coppia monoreddito con due figli e un salario equivalente a quello medio (Ocse, 2020). Come precisa Askanews, questo mette in evidenza come sui salari lordi italiani, già mediamente più bassi degli altri, si eserciti complessivamente una maggiore pressione fiscale.


Smartphone 5G, nel 2020 venduti 251 milioni di pezzi

Il 5G è il motore della crescita del mercato degli smartphone, ed entro la fine del 2020 le consegne mondiali di smartphone 5G raggiungeranno 251 milioni di unità, +1.282% rispetto ai 18,2 milioni del 2019. A prevedere il boom dei telefoni compatibili con le nuove reti mobili sono i ricercatori di Strategy Analytics, secondo cui a trainare la crescita quest’anno saranno i dispositivi di Samsung e Huawei, ma anche di Apple, che il 13 ottobre ha svelato i primi iPhone 5G. I tre marchi, in base alle stime, totalizzeranno i due terzi delle vendite complessive. Quanto ai mercati, il primo sarà la Cina, il secondo gli Usa.

Un traguardo storico

Gli analisti di Strategy Analytics però fanno notare che “molti modelli di cellulari 5G sono troppo costosi e la maggior parte delle reti 5G degli operatori sono incomplete, mentre le molte ondate di coronavirus stanno affaticando i consumatori nei mercati occidentali come gli Stati Uniti e l’Europa”, riporta Ansa.  In ogni caso, nonostante l’emergenza sanitaria le vendite di smartphone 5G potrebbero raggiungere il loro primo traguardo storico, in termini di vendite e di penetrazione sui mercati globali. A livello mondiale, sono già più di 80 milioni gli abbonati alle reti 5G, di cui 50 milioni di nuovi abbonati solamente nel secondo trimestre del 2020. Sono oltre 400 i dispositivi 5G che presto saranno lanciati sul mercato. Di questi sono 190 quelli già disponibili in vendita, in gran parte (138) smartphone.

Il 70% delle vendite globali è rappresentato da Apple, Huawei e Samsung

Che siano le feste natalizie, o il grande evento e-commerce del Black Friday, il mercato dei mobile device abilitati al 5G dovrebbe segnare un boom di vendite per il 2020, riporta key4biz.it. Un risultato estremamente positivo, che vede il 70% delle vendite globali di questi apparecchi rappresentate da tre soli grandi aziende, Apple, Huawei e Samsung. Nord America e Cina dovrebbero invece essere i mercati principali, mentre l’Europa patisce ancora l’effetto della crisi economica, conseguenza delle restrizioni e del distanziamento sociale legate alla pandemia di Covid-19.

Il crollo dei prezzi dei device 5G

Se le stime del Rapporto saranno confermate nei prossimi mesi ad aver contribuito, e non poco, a questo traguardo di mercato sarà certamente il crollo dei prezzi. Negli ultimi 12 mesi, il prezzo medio di uno smartphone 5G è stato tagliato del 50%. A aver determinato questo trend è stato l’arrivo sul mercato di smartphone 5G di fascia media prodotti in Cina, offerti in vendita a un prezzo tale da aver trascinato giù tutti gli altri modelli e il costo di alcune componenti chiave a livello tecnologico.


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