I regali di Natale si comprano ancora in negozio, ma il web prende quota

Anche nel 2019 i regali di Natale sono stati acquistati prevalentemente nei negozi tradizionali, ma sono sempre più numerosi coloro che a dicembre 2019 li hanno ordinati sul web. E se il 45% dei consumatori utilizza siti di e-commerce specializzati, il 38,8% piattaforme come Amazon, Ebay e Zalando, e il 36% siti di e-commerce che hanno anche negozi fisici. Questi alcuni risultati della indagine sugli acquisti per i regali del Natale 2019 realizzata da Confcommercio-Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research. Secondo la quale risulta in aumento anche il fenomeno dello showrooming, ovvero cercare i prodotti nel negozio tradizionale per poi acquistarli online, o viceversa, cercare il prodotto online e successivamente acquistarlo nel negozio tradizionale (reverse showrooming).

Il 71,2% ha acquistato presso la grande distribuzione

Secondo l’indagine di Confcommercio, coloro che hanno scelto i negozi tradizionali per l’acquisto dei regali natalizi nel 71,2% dei casi hanno preferito la grande distribuzione e il 57% i piccoli esercizi commerciali. In diminuzione il dato sugli acquisti di Natale effettuati presso i punti di vendita della grande distribuzione organizzata, che ne 2018 era pari al 74,1% e nel 2017 al 75,7%, mentre è in linea con lo scorso anno l’utilizzo dei punti di vendita della distribuzione tradizionale (57,7% nel 2018). Leggermente in calo gli outlet e i mercatini, e in aumento i punti di vendita del tipo commercio equo e solidale, riporta Ansa.

Il 54,8% ha scelto Internet

Negli ultimi 10 anni però gli acquisti sul web sono passati dal 3,8% a quasi il 55%, percentuale che sale ulteriormente nel periodo delle campagne scontistiche di novembre come Black Friday e Cyber Monday. Tanto che è proprio il Web a crescere come canale preferenziale per l’acquisto dei regali di Natale: 54,8% nel 2019, contro il 50,8% del 2018, il 47,8% del 2017, il 44% del 2016 e il 39,6% del 2015. Il dato è confermato dalla quota, ancora maggiore, di coloro che anticipano l’acquisto nelle ultime due settimane di novembre approfittando della settimana degli sconti (60,7%). Tra i prodotti maggiormente acquistati sul web, oltre a carte regalo e buoni digitali (83,8%), ci sono abbonamenti a piattaforme di streaming (81,7%), biglietti per concerti (76,6%), e trattamenti di bellezza (59%).

Prezzi più convenienti e comodità trainano i regali fatti online

Le principali motivazioni che spingono i consumatori ad acquistare sul web sono i prezzi più convenienti (81,4%) e la comodità (74,2%). Forse per questo nel 2019 risulta in aumento anche la percentuale di coloro che cercano i prodotti nel negozio tradizionale per poi acquistarli online (showrooming), passata al 30,1% rispetto al 28% del 2018. Così come la percentuale dei consumatori che cercano il prodotto online e poi lo acquistano nel negozio tradizionale (reverse showrooming), salita al 34,8% rispetto al 31,1% del 2018.

Tra i prodotti maggiormente cercati, capi di abbigliamento, libri ed ebook, giocattoli, abbonamenti, biglietti e film, dvd e musica digitale.


Leggere libri in Italia, 1.564 editori e 40,6% di lettori. Anche di e-book

Con 75.758 titoli pubblicati, il 2018 conferma il trend in crescita della produzione editoriale italiana dell’anno precedente. Rispetto al 2017 si rileva un lieve aumento della produzione editoriale (+1,1% in totale, +1,2% per i grandi editori, +1,7% per i medi e -3,3% per i piccoli) in un mercato che punta sempre più sulla novità (61,7% di prime edizioni) e meno sulla longevità dei prodotti pubblicati (32,7% di ristampe e 5,6% di edizioni successive). Si tratta dei dati Istat sulla produzione di libri e la lettura di libri in Italia per l’anno 2018. E se sono 1.564 gli editori attivi censiti nel 2018, i grandi editori coprono il 79,4%) della produzione in termini di titoli, e il 90% della tiratura.

Gli editori investono nell’offerta in digitale

Sempre secondo l’Istat, nel 2018 il 51,1% ha pubblicato un numero massimo di 10 titoli all’anno (piccoli editori), e il 15,2% ha pubblicato più di 50 opere annue (grandi editori). L’editoria per adulti domina l’offerta (78,6%), le opere scolastiche sfiorano il 13% e quelle per ragazzi non raggiungono il 9%. Gli editori però investono sempre più nell’offerta di titoli in formato e-book: la percentuale di opere pubblicate disponibili anche in versione digitale in due anni è passata dal 35,8% (circa 22mila titoli nel 2016) a quasi il 40% (più di 30mila titoli nel 2018).

Aumenta il prezzo medio dei libri, e i lettori restano stabili

I prezzi di copertina dei prodotti editoriali registrano nel 2018 un lieve aumento rispetto al 2017. Il costo medio di un libro passa da 19,65 a 20,04 euro. Ma nel 2018 rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente il numero di lettori di libri. A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 (46,8%) per poi diminuire di nuovo fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2018. Nel 2018 la quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani tra i 15 e i 17 anni (54,5%), in crescita rispetto al 47,1% del 2016.

Il 60% delle ragazze tra 11 e 19 anni legge almeno un libro all’anno

Tra uomini e donne c’è un divario rilevante. Nel 2018 la percentuale delle lettrici è del 46,2% e quella dei lettori del 34,7%. Nel 2018 si osserva tuttavia un aumento significativo di 4,2 punti percentuali tra i maschi da 25 a 34 anni.

In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno). La quota di lettrici scende sotto il 50% dopo i 55 anni, mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% in tutte le classi di età.


Nel 2035 1000 miliardi di oggetti smart saranno connessi. Allarme nel mondo IoT

Nel 2020 saranno 40 miliardi gli oggetti smart connessi in tutto il mondo, tra pentole, bollitori, frigoriferi, termostati o anche peluche. E nel 2035 saliranno addirittura a 1.000 miliardi. Un esercito sterminato di oggetti connessi che rappresenta un bersaglio più che facile per gli hacker.

Gli esperti in cybersecurity lanciano l’allarme nel mondo IoT, consigliando di alzare il livello di attenzione sulla sicurezza informatica e sull’uso sfrenato dell’Internet of Things. Lo spiega all’Adnkronos Gianluca Varisco, negli anni passati tra gli uomini di punta del Team per la Trasformazione Digitale di Palazzo Chigi, nonché guru della cybersecurity e CISO di Arduino, il progetto open source hardware e software.

Superata “la linea dell’insanità mentale dell’Internet of Things”

Secondo Gianluca Varisco, “Non c’è sicurezza nella filiera dell’Internet of Things. Stiamo affogando nella tecnologia e non ci rendiamo conto di quanti attacchi subiamo, semplicemente perché pensiamo di non rientrare nel target degli hacker. Ma non è così”, afferma l’esperto di cybersecurity. Insomma, secondo Varisco “la linea dell’insanità mentale dell’IoT” è stata ormai superata.

Il bollitore potrebbe diventare veicolo di intrusioni informatiche

Durante la prima giornata di Code4Future al Talent Garden Ostiense di Roma, Gianluca Varisco ha citato poi qualche esempio di gravi attacchi già compiuti nel mondo dell’IoT. In particolare, Varisco ha raccontato di come gli hacker abbiano violato la banca dati di un casinò di Las Vegas riuscendo a entrare negli impenetrabili caveu “semplicemente passando attraverso un innocuo termostato in azione nell’acquario dei pesci tropicali”. Insomma, “Tutti abbiamo oggetti connessi, ma nessuno pensa che un bollitore Smart possa essere un veicolo di intrusioni informatiche”, spiega ancora l’esperto. E lo scenario non è affatto quello di una fiction, riporta Adnkronos, ma è la realtà.

“È difficilissimo capire se si è stati attaccati su un oggetto connesso”.

D’altronde, non si può più tornare indietro. Il futuro è l’interconnessione, e le nostre case saranno sempre più dominate dai dispositivi della domotica. La soglia di attenzione deve essere alzata sempre più, perché, come  avverte Varisco, il problema è che purtroppo “è difficilissimo capire di essere stati attaccati su un oggetto connesso”. E gli scenari descritti dall’esperto non possono più essere ignorati.

“Ormai mettiamo sensori anche nei pannolini per essere avvertiti quando dobbiamo cambiare il bebè e nelle pentole per cucinare”, puntualizza ancora Varisco. E tutto questo non riguarda un futuro più o meno vicino, ma è già sul mercato.


Se è open il lavoro è più produttivo

Un ambiente di lavoro “open” permette di condividere informazioni e idee con i colleghi più liberamente. È un ambiente in cui è più facile dare il proprio contributo in merito alle decisioni, poiché favorisce i legami interpersonali tra i membri del team, permettendo di ottenere un feedback bidirezionale tra manager e dipendenti.

Un approccio di questo genere non sortisce effetti positivi solo sul benessere dei lavoratori, ma rende i gruppi di lavoro altamente produttivi. Lo confermano i risultati emersi dalla Open Work Survey, lo studio commissionato da Atlassian, la società che realizza soluzioni di team collaboration per aiutare i team aziendali a sviluppare tutto il loro potenziale.

Cosa rende un team di successo?

Cosa si intende per lavoro open? Si tratta di un metodo che mette al centro la condivisione di informazioni e idee, la connessione tra le persone e la possibilità di esprimere il proprio giudizio, riporta Adnkronos. Dai risultati della ricerca di Atlassian emerge che il 94% degli intervistati ritiene che il rispetto reciproco sia importante per il successo di una squadra, l’89% pensa che un processo decisionale trasparente migliori i risultati del team, il 69% è in grado di ammettere i propri errori, e il 57% dei team ad alto rendimento si sente libero di fornire un feedback sincero.

Contesto condiviso, feedback diretto, e accesso alle informazioni

Le tre pratiche fondamentali di un approccio aperto sono il contesto condiviso, il feedback diretto, e l’accesso alle informazioni. Le persone coinvolte in un progetto di cui non riescono a vedere il quadro generale tendono a sentirsi frustrate, portando a una diminuzione delle prestazioni. Tra i team di successo, invece, il 66% è consapevole dell’importanza del proprio ruolo ai fini dello sviluppo del business o a quelli del servizio al cliente.

Uno stile di lavoro aperto incoraggia poi feedback e input da parte di tutti i membri di un team, indipendentemente da ruolo e posizione. E i dati della ricerca confermano che il 57% dei team di successo si sente libero di dare un feedback sincero e diretto.

Serve un cambiamento culturale all’interno dell’azienda

Le risposte fornite dagli intervistati dimostrano la correlazione tra il benessere individuale e la quantità di informazioni in possesso nello svolgimento di un progetto. I team realmente aperti dovrebbero avere la capacità di condividere il know-how all’interno del gruppo e in tutta l’azienda, così da migliorare il lavoro di tutti. Più della metà dei gruppi di lavoro considerati di successo ritiene di avere facile accesso alle informazioni di cui ha bisogno. Il che li pone in una posizione di grande vantaggio rispetto agli altri. Esiste quindi un rapporto molto forte fra un approccio di lavoro open e il successo di un team. E nonostante questa metodologia di lavoro comporti un cambiamento culturale all’interno dell’azienda l’approccio open aiuta i gruppi di lavoro a migliorare il proprio benessere interno, trasformandoli, appunto, in team di successo.


Per il terziario la tassa sui rifiuti è sempre più cara

La TARI, la tassa sui rifiuti, continua ad aumentare, sia per i cittadini sia per le imprese. Nel 2018 è arrivata complessivamente a 9,5 miliardi di euro, più di 4,1 miliardi di euro dal 2010, pari quindi a un aumento del 76%.

Lo scostamento dai fabbisogni standard è una delle principali cause dell’aumento dei costi di gestione dei rifiuti. In Piemonte, Basilicata e Calabria si rilevano gli scostamenti maggiori, mentre Toscana e Abruzzo sono le regioni più virtuose. Nel periodo analizzato c’è stato poi un aumento generalizzato anche per la Tari pro-capite, di cui la più elevata è nel Lazio (261 euro), e la più bassa in Molise (130 euro).

Questi i principali risultati del secondo monitoraggio dell’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio, lo strumento dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio italiano relative alla TARI pagata dalle imprese del terziario.

Tra le attività che pagano di più ortofrutta, fiorai e pescherie

Secondo i dati dell’Osservatorio a fronte di costi sempre più alti calano livello e quantità dei servizi offerti dalle amministrazioni locali. Solo 5 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto) si collocano sopra il livello di sufficienza. Nonostante ciò, a quasi tutte le categorie merceologiche si continuano ad applicare coefficienti tariffari in crescita. Tra le attività che pagano di più, ortofrutta, fiorai e pescherie (24,3 euro al metro quadro, mentre i maggiori aumenti si rilevano per discoteche, ristoranti, negozi di abbigliamento, e librerie.

Continuano a permanere voci di costo improprie a copertura di inefficienze locali

Dall’analisi dei dati si registrano incrementi generalizzati della Tari sulla totalità dei capoluoghi di provincia. Un trend che porta a stimare l’ammontare complessivo della Tari per il 2018 a 9,5 miliardi di euro. Considerando che proprio il 2018 avrebbe dovuto rappresentare una svolta il dato risulta ancora più preoccupante: dal 1 gennaio 2018, infatti, secondo quanto previsto dalla legge (comma 653 dell’art. 1 L. n. 147 del 2013) i comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti. E l’aumento crescente dei costi di gestione dei rifiuti dimostra come nella tassazione continuino a permanere voci di costo improprie a copertura di inefficienze locali di gestione.

Scostamento fra costi del servizio Tari e fabbisogni standard

Confrontando i costi del servizio Tari e i fabbisogni standard l’Osservatorio evidenza come quasi tutte le Regioni (considerando la media tra i capoluoghi di provincia) si discostino in misura evidente, con picchi di quasi il 36% in Piemonte, del 34% in Basilicata, del 29% in Calabria, del 27% in Liguria e del 25% in Lombardia.

La variabilità delle tariffe sui territori e l’incremento tendenziale dei costi per il servizio di gestione dei rifiuti è determinato prioritariamente dall’ammontare, spesso eccessivo, dei piani finanziari dei Comuni.

A tali aumenti, e al mancato miglioramento dei servizi offerti, si aggiunge poi il continuo ricorso a coefficienti tariffari in crescita per molte categorie.


Over Motel | Privacy e Benessere a Vimercate

L’Over Motel è un elegante motel Brianza situato a Vimercate, a pochi minuti d’auto da Milano, Monza, Lecco e Bergamo. Si tratta di una struttura di recente apertura, elegante e raffinata dunque perfetta per ogni occasione speciale e per trascorrere qualche giorno di relax in assoluta riservatezza. La privacy è uno dei punti di forza dell’ Over Motel, e questa è sempre tutelata in ogni momento della propria esperienza in struttura. L’arredamento è sicuramente elegante e moderno, trasmette una piacevole sensazione di modernità e di tendenza, ed i signori ospiti noteranno sin dal principio la cura nella scelta degli allestimenti in tutti gli ambienti. Le camere sono inoltre ampie e presentano ogni tipo di comfort, inclusa la TV digitale, l’aria condizionata ed il minibar.

Vi sono diverse tipologie di camere a disposizione degli ospiti presso l’Over Motel di Vimercate. Ciascuna di queste presenta un livello di comfort differente: la Wellness Suite, ad esempio, presenta un hammam privato, una piscina idromassaggio 4 posti, un solarium ed open bar. La Junior Suite presenta invece un ambiente romantico, sensuale ed esclusivo, e stupisce i suoi ospiti con una fantastica fontana con lama d’acqua situata proprio al centro della camera. Inoltre vi è una piscina idromassaggio 4 posti ed un solarium. Non manca davvero nulla, dunque, per trascorrere dei piacevoli momenti all’Over Motel, ed è possibile prenotare online usufruendo delle promozioni del momento anche contattando il recapito telefonico 0395973862, così come per qualsiasi tipo di informazione o richiesta. È infine importante sottolineare il fatto che l’hotel disponga di un parcheggio privato per i signori clienti, con box auto riservato che si trova esattamente davanti la porta d’ingresso della propria camera, così da preservare ulteriormente la privacy degli ospiti grazie anche alla tenda meccanica che può essere attivata a piacimento e che garantisce il massimo della discrezione in ogni momento.


Il cucciolo è un antistress. Uno studio americano lo conferma

Andare all’università può rivelarsi un’impresa stressante, tra le lezioni da seguire, i documenti da presentare, i compiti e gli esami. A cui spesso si aggiungono anche gli impegni di lavoro, le bollette da pagare, e le varie incombenze domestiche. Così in America molte università hanno istituito specifici programmi Pet Your Stress Away, nei quali gli studenti possono interagire con gatti o cani per dimenticare incombenze e scadenze, e liberarsi, almeno un po’, dallo stress quotidiano. E uno studio americano lo dimostra: interagire con cani e gatti riduce il cortisolo

Gli scienziati della Washington State University hanno infatti dimostrato che oltre a migliorare lo stato d’animo degli studenti, questi programmi possono effettivamente produrre benefici fisiologici e alleviare lo stress.

Una ricerca ha coinvolto 249 studenti universitari suddivisi in quattro gruppi

“Gli studenti che hanno interagito con cani e gatti hanno sperimentato una significativa riduzione del cortisolo, un importante ormone dello stress”, assicura la ricercatrice Patricia Pendry, professore associato nel Dipartimento di Sviluppo umano della Washington State University. Che ha pubblicato i risultati delle sue scoperte insieme a Jaymie Vandagriff su Aera Open. Si tratta del primo studio ad aver dimostrato riduzioni dei livelli di cortisolo negli studenti durante un momento di interazione reale, piuttosto che in uno scenario in laboratorio. La ricerca ha coinvolto 249 studenti universitari suddivisi casualmente in quattro gruppi. Il primo gruppo ha sperimentato l’interazione diretta con gatti e cani per 10 minuti, durante i quali i ragazzi potevano accarezzare i cuccioli, giocarci e passare il tempo con loro come volevano.

Confrontare gli effetti dei diversi tipi di interazione con gli animali

Per confrontare gli effetti dei diversi tipi di interazione con gli animali, il secondo gruppo si è limitato a osservare altre persone che accarezzavano cani e gatti mentre aspettavano in fila il loro turno. Il terzo gruppo invece ha guardato uno slideshow degli stessi animali coinvolti nell’esperimento, mentre il quarto gruppo era “in lista d’attesa”.

Questi studenti hanno aspettato il loro turno in silenzio per 10 minuti senza telefonino, riviste o altri stimoli, convinti che avrebbero presto avuto il loro momento con i pet. Diversi campioni di saliva sono stati raccolti da ciascun partecipante per monitorare i livelli di cortisolo, iniziando fin dal risveglio.

La riduzione degli ormoni dello stress nel tempo può tradursi in benefici per la salute

I ricercatori, riporta Adnkronos, hanno quindi scoperto che gli studenti che hanno interagito direttamente con gli animali avevano livelli di cortisolo molto più bassi nella saliva dopo aver coccolato i cuccioli. “Sapevamo già che gli studenti amano interagire con gli animali e che questo li aiuta a provare emozioni più positive – spiega Pendry -. Quello che volevamo capire era se questa esposizione li avrebbe aiutati a ridurre lo stress, e il risultato è stato positivo. Il che è eccitante – aggiunge la ricercatrice – perché la riduzione degli ormoni dello stress può, nel tempo, tradursi in benefici significativi per la salute fisica e mentale”.


Notizie online, le più lette da smartphone. Ma scende la fiducia nell’informazione

Per leggere le notizie online il mezzo preferito è lo smartphone. Forse perché sempre a portata di mano, in media nel mondo ogni settimana due persone su tre (66%) leggono le news sul proprio telefonino. In molti Paesi, poi, lo smartphone è il mezzo con cui si accede alle prime notizie del mattino, più della tv, della radio e dei quotidiani cartacei. Come in Italia, in cui oltre la metà (52%) si informa sui social media e app di messaggistica. Lo ha scoperto il Digital News Report 2019 di Reuters, che ha preso in esame le abitudini relative alla fruizione delle news sui dispositivi elettronici degli utenti di 38 Paesi nei sei continenti.

In Italia uno su tre legge le prime notizie su Facebook

Più in dettaglio, in Italia uno su tre (33%) legge le prime notizie su Facebook, l’8% su WhatsApp e il 5% su Instagram. Il 19% usa lo smartphone per entrare sul sito o nella app di un mezzo d’informazione, l’11% accede tramite alert e notifiche, e un altro 11% tramite gli aggregatori di notizie come Google News.

La percentuale di chi usa settimanalmente Facebook per leggere le news nell’anno in corso scende al 36% (era oltre il 40% nel 2015), mentre sale al 16% l’uso di WhatsApp e resta pressoché stabile al 10% quello di Twitter. Netta crescita di Instagram, al 9%, e di Messenger, all’8%. Snapchat si ferma al 3%, riporta Ansa.

Scende la fiducia nei mezzi di informazione

Ma la crescita del populismo, la polarizzazione delle notizie e i timori sulla disinformazione fanno diminuire nel mondo la fiducia nei mezzi d’informazione. E lo spettro delle fake news spinge un numero crescente di persone a selezionare le fonti più tradizionali e affidabili, come Ansa in Italia, Bbc News nel Regno Unito e il Wall Street Journal in Usa, considerati i più attendibili nei Paesi di riferimento. Secondo il rapporto di Reuters emerge però anche una scarsa propensione a pagare per accedere alle news.

Il 55% non sa distinguere le fake news

Se a livello globale la fiducia nelle notizie è in calo, in Italia scende dal 42% al 40%, mentre in Francia crolla di 14 punti a quota 24%, con i media presi di mira per come hanno seguito il fenomeno dei gilet gialli.

Ad esprimere più fiducia sono le persone più istruite, mentre meno fiduciosi sono i “populisti”, che si informano in modo prevalente da tv e su Facebook, mentre i non populisti prediligono Twitter.

In ogni caso, in media, il 55% degli interpellati si dichiara preoccupato dalla propria capacità di distinguere tra notizie vere e fake news. In Italia il 33% pensa che i mezzi d’informazione controllino il potere. E in questo siamo sestultimi, davanti a Singapore, Taiwan, Corea, Ungheria e Giappone. Tra i giornalisti italiani, invece, a crederlo è il 44%.


Plastic free anche al lavoro, il Mef lancia la sfida

Entro la metà del 2020 il ministero dell’Economia e delle Finanze punta a eliminare l’utilizzo della plastica monouso negli ambienti di lavoro. L’iniziativa risponde alla nuova direttiva europea, che vieta agli Stati membri l’impiego della plastica monouso entro il 2021, e aderisce alla campagna lanciata lo scorso anno dal Ministero dell’Ambiente per “liberare” le istituzioni pubbliche dalla plastica. “Contiamo di arrivare a un Mef a zero plastica in circa un anno”, conferma il Consigliere Renato Catalano, Capo Dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi Mef e presidente Consip.

Avviata l’eliminazione graduale della plastica destinata alla somministrazione delle bevande

Nel Palazzo delle Finanze di via XX Settembre è già in atto la raccolta differenziata delle bottigliette in plastica, che ha consentito di avviare al riciclo 6,7 tonnellate di plastica derivanti da 223.546 bottigliette annue utilizzate dai dipendenti. Inoltre, al fine di ridurre ulteriormente questi consumi, il Mef ha avviato l’eliminazione graduale della plastica destinata alla somministrazione delle bevande, calde e fredde, da parte dei distributori automatici, e metterà a disposizione del personale borracce personalizzate in alluminio. All’interno del Mef è presente anche un asilo nido ecosostenibile in grado di ospitare fino a 54 bambini, che utilizza materiali ecocompatibili invece dei tradizionali utensili di plastica monouso (piatti, posate e bicchieri).

Aumentano le iniziative di e-procurement che prevedono criteri e requisiti ambientali

Questo percorso di raggiungimento di un ambiente di lavoro più ecosostenibile coinvolge non solo il Mef, ma anche altre componenti dell’amministrazione economico finanziaria. Tra queste c’è la centrale acquisti della Pubblica Amministrazione, la Consip, partecipata al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze. A oggi, riferisce Adnkronos, il numero di iniziative di e-procurement che prevedono criteri e requisiti ambientali è progressivamente aumentato. I dati Consip fanno emergere che sono ecosostenibili circa il 91% delle convenzioni attive e aggiudicate, il 60% degli Accordi quadro attivi, l’85% delle iniziative sul MePA (Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione) e il 71% di quelle sul Sistema dinamico di acquisto della Pa.

PA, risparmiati 380 milioni di euro, evitate emissioni di Co2 per 1,9 milioni di tonnellate

Grazie a queste iniziative gli acquisti verdi effettuati dalle PA tramite strumenti Consip sono stati pari a 13,2 miliardi di euro dal 2014 al 2017. Consip stima che questo comportamento al consumo nel solo 2017 abbia prodotto un risparmio economico per la Pubblica Amministrazione di 380 milioni di euro. E, in termini ambientali, abbia evitato l’emissione di 1,9 milioni di tonnellate di Co2 sul ciclo di vita dei prodotti.

 


Professioni del design in Lombardia, 4 mila assunti in un anno

La Lombardia è la regione del design. Anche per chi lavora in questo ambito. Sono infatti circa 4 mila gli assunti in un anno nella filiera del design all’ombra della Madonnina: quasi la metà è giovane. Sono soprattutto disegnatori di prodotti industriali e di consumo, che da soli rappresentano oltre 3 mila posti all’anno, ma anche orafi e artigiani del legno. L’identikit del mondo delle professioni del design emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Largo ai giovani

“La presenza significativa dei giovani tra i nuovi occupati nei settori del design, fortemente legati al saper fare artigiano, è una buona notizia. Si tratta di un settore ad ampio spettro in grado di offrire una opportunità concreta alle nuove generazioni, che devono formarsi e crescere in competenze per mantenere il design italiano competitivo e trainer del made in Italy” ha detto Vincenzo Mamoli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In regione sono quasi 4 mila all’anno gli assunti su circa 17 mila in Italia. Si tratta soprattutto di disegnatori di prodotti industriali e di beni di consumo, oltre 3 mila in Lombardia su 14 mila nel Paese (24%) e quasi la metà è giovane (47%). Circa uno su due è di difficile reperimento (47%), soprattutto per mancanza di candidati. Ed è una professione più per uomini, preferiti nel 45% dei casi. Ma ci sono anche gli orafi e i disegnatori di gioielli, 180 in regione su 1.540 nazionali e gli artigiani delle lavorazioni artistiche del legno e di materiali assimilati, 170 su 1.140.

Oltre 17mila imprese legate e mobile e design

Sono oltre 17 mila le imprese lombarde dei settori strettamente legati a mobile e design tra produzione e progettazione, su oltre 87 mila attive in Italia, circa il 20% del totale. Nel 65% dei casi si tratta di imprese artigiane. Danno lavoro a oltre 107 mila addetti su quasi mezzo milione (405 mila) nel Paese, secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro delle imprese al 2018 e 2017 per quanto riguarda le imprese attive.

I territori più “artigiani”

Se in media in Italia fa parte del settore “artigiano” il 65% delle imprese del settore, sono Verbania con il 90%, Oristano e Imperia (87%), Aosta e Sondrio (86%), i territori dove gli artigiani del mobile e design pesano di più. Tra le lombarde, alta la presenza di artigiani anche a Lodi e Pavia ( circa 76%) contro una media lombarda del 60,6%.

Milano è la capitale del design

Milano è prima in Italia sia per imprese con 4.707 attive, che per addetti, 28 mila. La seguono per numero di imprese Roma (3.354), Torino (3.153), Napoli (2.691) e Treviso (2.430). Per numero di addetti, dopo Milano in testa Treviso (20 mila), Modena (18 mila) e Como (17 mila). Tra i primi venti territori a livello nazionale per imprese ci sono altre cinque lombarde, Monza Brianza al settimo posto con 2.199 imprese, Como nona con 2.035, Bergamo e Brescia, rispettivamente dodicesima e tredicesima con circa 2 mila imprese l’una e Varese sedicesima con circa 1.600 imprese.