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Il cucciolo è un antistress. Uno studio americano lo conferma

Andare all’università può rivelarsi un’impresa stressante, tra le lezioni da seguire, i documenti da presentare, i compiti e gli esami. A cui spesso si aggiungono anche gli impegni di lavoro, le bollette da pagare, e le varie incombenze domestiche. Così in America molte università hanno istituito specifici programmi Pet Your Stress Away, nei quali gli studenti possono interagire con gatti o cani per dimenticare incombenze e scadenze, e liberarsi, almeno un po’, dallo stress quotidiano. E uno studio americano lo dimostra: interagire con cani e gatti riduce il cortisolo

Gli scienziati della Washington State University hanno infatti dimostrato che oltre a migliorare lo stato d’animo degli studenti, questi programmi possono effettivamente produrre benefici fisiologici e alleviare lo stress.

Una ricerca ha coinvolto 249 studenti universitari suddivisi in quattro gruppi

“Gli studenti che hanno interagito con cani e gatti hanno sperimentato una significativa riduzione del cortisolo, un importante ormone dello stress”, assicura la ricercatrice Patricia Pendry, professore associato nel Dipartimento di Sviluppo umano della Washington State University. Che ha pubblicato i risultati delle sue scoperte insieme a Jaymie Vandagriff su Aera Open. Si tratta del primo studio ad aver dimostrato riduzioni dei livelli di cortisolo negli studenti durante un momento di interazione reale, piuttosto che in uno scenario in laboratorio. La ricerca ha coinvolto 249 studenti universitari suddivisi casualmente in quattro gruppi. Il primo gruppo ha sperimentato l’interazione diretta con gatti e cani per 10 minuti, durante i quali i ragazzi potevano accarezzare i cuccioli, giocarci e passare il tempo con loro come volevano.

Confrontare gli effetti dei diversi tipi di interazione con gli animali

Per confrontare gli effetti dei diversi tipi di interazione con gli animali, il secondo gruppo si è limitato a osservare altre persone che accarezzavano cani e gatti mentre aspettavano in fila il loro turno. Il terzo gruppo invece ha guardato uno slideshow degli stessi animali coinvolti nell’esperimento, mentre il quarto gruppo era “in lista d’attesa”.

Questi studenti hanno aspettato il loro turno in silenzio per 10 minuti senza telefonino, riviste o altri stimoli, convinti che avrebbero presto avuto il loro momento con i pet. Diversi campioni di saliva sono stati raccolti da ciascun partecipante per monitorare i livelli di cortisolo, iniziando fin dal risveglio.

La riduzione degli ormoni dello stress nel tempo può tradursi in benefici per la salute

I ricercatori, riporta Adnkronos, hanno quindi scoperto che gli studenti che hanno interagito direttamente con gli animali avevano livelli di cortisolo molto più bassi nella saliva dopo aver coccolato i cuccioli. “Sapevamo già che gli studenti amano interagire con gli animali e che questo li aiuta a provare emozioni più positive – spiega Pendry -. Quello che volevamo capire era se questa esposizione li avrebbe aiutati a ridurre lo stress, e il risultato è stato positivo. Il che è eccitante – aggiunge la ricercatrice – perché la riduzione degli ormoni dello stress può, nel tempo, tradursi in benefici significativi per la salute fisica e mentale”.


Professioni del design in Lombardia, 4 mila assunti in un anno

La Lombardia è la regione del design. Anche per chi lavora in questo ambito. Sono infatti circa 4 mila gli assunti in un anno nella filiera del design all’ombra della Madonnina: quasi la metà è giovane. Sono soprattutto disegnatori di prodotti industriali e di consumo, che da soli rappresentano oltre 3 mila posti all’anno, ma anche orafi e artigiani del legno. L’identikit del mondo delle professioni del design emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Largo ai giovani

“La presenza significativa dei giovani tra i nuovi occupati nei settori del design, fortemente legati al saper fare artigiano, è una buona notizia. Si tratta di un settore ad ampio spettro in grado di offrire una opportunità concreta alle nuove generazioni, che devono formarsi e crescere in competenze per mantenere il design italiano competitivo e trainer del made in Italy” ha detto Vincenzo Mamoli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In regione sono quasi 4 mila all’anno gli assunti su circa 17 mila in Italia. Si tratta soprattutto di disegnatori di prodotti industriali e di beni di consumo, oltre 3 mila in Lombardia su 14 mila nel Paese (24%) e quasi la metà è giovane (47%). Circa uno su due è di difficile reperimento (47%), soprattutto per mancanza di candidati. Ed è una professione più per uomini, preferiti nel 45% dei casi. Ma ci sono anche gli orafi e i disegnatori di gioielli, 180 in regione su 1.540 nazionali e gli artigiani delle lavorazioni artistiche del legno e di materiali assimilati, 170 su 1.140.

Oltre 17mila imprese legate e mobile e design

Sono oltre 17 mila le imprese lombarde dei settori strettamente legati a mobile e design tra produzione e progettazione, su oltre 87 mila attive in Italia, circa il 20% del totale. Nel 65% dei casi si tratta di imprese artigiane. Danno lavoro a oltre 107 mila addetti su quasi mezzo milione (405 mila) nel Paese, secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro delle imprese al 2018 e 2017 per quanto riguarda le imprese attive.

I territori più “artigiani”

Se in media in Italia fa parte del settore “artigiano” il 65% delle imprese del settore, sono Verbania con il 90%, Oristano e Imperia (87%), Aosta e Sondrio (86%), i territori dove gli artigiani del mobile e design pesano di più. Tra le lombarde, alta la presenza di artigiani anche a Lodi e Pavia ( circa 76%) contro una media lombarda del 60,6%.

Milano è la capitale del design

Milano è prima in Italia sia per imprese con 4.707 attive, che per addetti, 28 mila. La seguono per numero di imprese Roma (3.354), Torino (3.153), Napoli (2.691) e Treviso (2.430). Per numero di addetti, dopo Milano in testa Treviso (20 mila), Modena (18 mila) e Como (17 mila). Tra i primi venti territori a livello nazionale per imprese ci sono altre cinque lombarde, Monza Brianza al settimo posto con 2.199 imprese, Como nona con 2.035, Bergamo e Brescia, rispettivamente dodicesima e tredicesima con circa 2 mila imprese l’una e Varese sedicesima con circa 1.600 imprese.


eCommerce in Italia: nel primo trimestre 2019 spedizioni su del 29% e tempi di consegna giù

Buone notizie per tutto il comparto dell’eCommerce tricolore. Lo rivelano i dati emersi dall’Osservatorio Spedizioni eCommerce Italia, il rapporto sui volumi degli invii effettuati durante il primo trimestre 2019 e sulle comunicazioni verso i clienti finali, successive al momento dell’invio della merce. Il rapporto è stato elaborato da Qapla’, sistema integrato che permette di gestire le spedizioni, dalla stampa dell’etichetta fino alla notifica di consegna. L’analisi si basa sul monitoraggio dei volumi generati da un campione di 350 venditori eCommerce, rappresentativi di tutti i principali settori merceologici: elettronica, fashion, food, wine, farmaceutica e cosmesi, home, gioielli, forniture b2b, accessori, libri, shoes. Nello studio sono inoltre state prese in esame le spedizioni gestite con 100 corrieri nazionali e internazionali, comprendendo gli ordini ricevuti su tutti i principali marketplace mondiali come Amazon, eBay, ePrice, Privalia, Spartoo, Cdiscount, ManoMano, per un quadro il più possibile indicativo degli invii provenienti dalla totalità degli Store italiani online.

Numeri in crescita sul 2018

Per il campione in esame, si registra un aumento del +29,84% tra il I trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2018. C’è però un calo “fisiologico” degli invii successivo al periodo natalizio e del Black Friday, con una differenza del -11,82% tra I trimestre di quest’anno e IV trimestre 2018. Il mercato dei corrieri esaminati è concentrato in 4 big player, che da soli si aggiudicano l’83,2% delle spedizioni di questo I trimestre del 2019 (di cui i 2 maggiori più della metà, ovvero il 58,3%). Questa tendenza alla concentrazione, pur in un quadro con un elevato livello di concorrenza, si conferma costante rispetto allo scorso trimestre e allo stesso periodo del 2018, nonostante le variazioni delle percentuali e il sopravanzare di un corriere su un altro.

Il tempo medio di consegna

Il tempo medio di consegna è di 2,4 giorni circa per il I trimestre 2019, in diminuzione rispetto non solo al IV trimestre 2018, dove la media di 3,35 giorni va vista alla luce del boom e congestionamento degli ordini dovuti a Black Friday e Natale, ma anche in confronto allo stesso periodo di un anno fa, quando la media sfiorava i 3 giorni. Gli eCommerce qui esaminati inviano direttamente ai clienti finali le email di notifica (dette anche “email transazionali”) del cambio di stato della spedizione, anziché lasciare queste comunicazioni ai corrieri. Nel I trimestre 2019 si è riscontrato un aumento di queste email del 59,28% rispetto al I trimestre 2018 e del 39,47% rispetto al IV trimestre 2018. Si tratta di email con elevatissimi tassi di apertura. Allo stesso modo sono tracciati gli SMS inviati dagli eCommerce per informare i loro clienti sullo stato di avanzamento della consegna: in questo caso, c’è una crescita del +34,7% sul I trimestre dell’anno passato ma una diminuzione del -4,6% sull’ultimo trimestre del 2018. Dai dati raccolti sul campione selezionato, possiamo trarre un quadro di crescita costante degli ordini e quindi delle spedizioni dagli eCommerce italiani, con una distribuzione tra i corrieri abbastanza stabile per quanto concerne le quote di mercato.


Quota 100, ingresso lavoro per un under 30 ogni 3 pensionati

Nel 2019 circa 116 mila ragazzi con meno di 30 anni faranno ingresso nel mondo del lavoro in virtù di 314 mila richiedenti l’accesso al prepensionamento. In pratica, uno per ogni tre pensionati “in uscita” con Quota 100, la nuova misura del governo per il prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale si stima una percentuale di turnover pari al 37%: si tratta di una stima sugli effetti della nuova misura del governo condotta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro e illustrata durante il 22° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza di Roma.

Un massiccio anticipo di uscite

“Lo scenario che abbiamo di fronte è di un massiccio anticipo di uscite – spiegano i consulenti del lavoro – che comporterà un rapido aggiornamento del piano di assunzioni pianificate dalle aziende private e potrebbe, paradossalmente, comportare difficoltà di copertura delle posizioni lavorative perse nel 2019”.

Come riportato dalle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, sottolineano i consulenti del lavoro, “accederanno a Quota 100 circa 63 mila autonomi (20%), 94 mila dipendenti della Pubblica Amministrazione (30%) e 157 mila lavoratori del settore privato (50%)”. I tre comparti occupazionali hanno, però, capacità di riorganizzazione molto differenti fra di loro.

Le dinamiche nei comparti occupazionali

Nel settore privato, ad esempio, la pianificazione delle risorse tiene conto della quota di persone che usciranno per pensionamento. Si stima infatti che per ogni 100 dipendenti del settore privato che aderiranno a Quota 100, il 30% uscirà dal settore manifatturiero, l’11% dal commercio e l’8% dal settore dei trasporti e magazzinaggio. Secondo i consulenti del lavoro, “non è così automatico, invece, nel settore pubblico. Anche se qui il massiccio esodo dei lavoratori over 60 potrebbe creare inizialmente qualche difficoltà ai servizi essenziali come sanità e istruzione”.

Più semplice la dinamica nel lavoro autonomo, dove i più ridotti volumi produttivi riflettono l’andamento del ciclo economico.

Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia

Basandosi sui dati tratti dall’udienza informale dell’Ufficio parlamentare di bilancio del 5 marzo scorso, riferisce Adnkronos, la Fondazione Studi ha prodotto alcune stime sul tasso di sostituzione di quei lavoratori che quest’anno raggiungono i requisiti necessari per andare in pensione anticipatamente.

In particolare, spiegano i consulenti del lavoro, “è stato analizzato lo storico del turnover calcolando le uscite per pensionamento per anno e gli ingressi permanenti (contratti a tempo indeterminato e apprendistato) nel mondo del lavoro di giovani con meno di trent’anni”. Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del Nord Italia, il 36,6% del Nord-Est e il 26,5% del Nord-Ovest. Ai quali si aggiungerà un 20,6% di prepensionamenti nelle regioni del Centro Italia.

 


I neolaureati italiani ultimi in classifica per stipendi in Europa

Quanto guadagna in media un giovane neolaureato italiano? Al netto delle tasse e del costo della vita, il suo salario a inizio carriera si attesta intorno ai 23mila euro lordi all’anno, il più basso d’Europa. A fornire i dati aggiornati su quanto percepiscono i giovani nei primi anni di lavoro post laurea è la società di consulenza Willis Towers Watson, che ha stilato una classifica degli stipendi dei giovani neolaureati del Vecchio Continente. E il paragone, a volte, è imbarazzante. In Lussemburgo e Svizzera i giovani guadagnano il doppio dei nostri neolaureati. Anche al netto delle tasse.

Svizzera, Lussemburgo, Danimarca sul podio

Lo studio, riportato sul portale Skuola.net, ha preso in considerazione i dipendenti di aziende multinazionali di una sessantina di Paesi europei. Stando ai numeri, a primeggiare è la Svizzera, Paese in cui un giovane laureato percepisce in media uno stipendio lordo di base pari a 88.498 dollari all’anno, ovvero oltre 78mila euro, contro i 63.007 dollari di un giovane che vive in Lussemburgo, e i 61.355 di un danese. Al quarto posto si trova la Germania, dove la retribuzione è pari a 60.336 dollari lordi annui.

Italia fanalino di coda, con 26.032 dollari di stipendio medio lordo

Al penultimo posto della classifica europea degli stipendi è la Spagna, con 33.881 dollari lordi annui di stipendio medio, mentre in ultima posizione c’è proprio l’Italia, con 26.032 dollari lordi annui.

I conti però, riferisce una notizia Ansa, andrebbero fatti per bene, considerando quindi anche il peso della pressione fiscale e delle spese correnti. E a conti fatti, in questo caso, si scopre che la classifica cambia. Almeno, per i laureati svizzeri, che scendono al secondo posto, con 58.530 dollari (51.400 euro), per quelli del Lussemburgo, che salgono sul primo gradino del podio (58.865), e per i tedeschi, che guadagnano una posizione (47.000). Ma non per noi, che continuiamo a chiudere la classifica con i nostri 23mila dollari.

Per i diplomati la situazione non cambia

Sempre secondo la società Willis Towers Watson, in Italia un diplomato al primo impiego guadagnerebbe al massimo 24.569 euro lordi all’anno. E alla voce “avanzamento di carriera”, la situazione è ancora più drammatica. I diplomati italiani, infatti (ammesso che trovino lavoro), difficilmente riusciranno a oltrepassare le posizioni di impiegati. Con il risultato che, nel corso della loro carriera professionale, potranno contare solo sui cosiddetti salari “fissi”, stipulati all’interno dei contratti collettivi nazionali.

 


Millennials, malati di perfezionismo

La mania di avere tutto sotto controllo e l’esigenza di perfezionismo sono aumentati notevolmente negli ultimi 25 anni, soprattutto fra i giovani. Secondo uno studio guidato dalla Saint John University di York, nel Regno Unito, e dalla Dalhousie University, in Canada, pubblicato su Personality and Social Psychology Review, i giovani di oggi sono più perfezionisti che mai. Ciò significa che i Millennials vi lottano più delle generazioni precedenti. Una scoperta che rispecchia i risultati di ricerche precedenti.

Le cause? Sono complesse, e secondo i ricercatori risiedono in un ambiente sociale sempre più competitivo, nell’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, e non ultimo, nell’influenza del modello proposto dai social media.

Provenienza sociale, prestazioni, vincita e interesse personale vengono enfatizzati

Dalla ricerca, una meta-analisi di 77 studi che ha coinvolto complessivamente 25mila persone dai 15 ai 49 anni (circa due terzi donne), emerge in primo luogo il progressivo aumento del successo come valore di riferimento nella società. Il fatto di essere inseriti in una realtà sempre più competitiva, dove la provenienza sociale e le prestazioni contano eccessivamente, e la vincita e l’interesse personale sono enfatizzati, porta a pretendere da se stessi prestazioni sempre più elevate. E difficili da raggiungere. In pratica i Millennials si confrontano con un modello vincente a cui sentono di doversi adeguare, pena l’esclusione sociale e il fallimento.

La responsabilità è anche dei genitori

La ricerca fa emergere però anche la responsabilità dei genitori, che esercitano troppo controllo e sono troppo critici nei confronti dei figli. Comportamenti che possono favorire lo sviluppo del perfezionismo nei Millennials, riferisce Ansa.

“I genitori – spiegano Simon Sherry e Martin M. Smith su The Conversation – devono essere meno critici e iperprotettivi, insegnando ai propri figli a tollerare e imparare dai loro errori, sottolineando al contempo quanto sia importante impegnarsi per ciò in cui si crede rispetto alla ricerca irrealistica della perfezione”.

L’antidoto è l’amore incondizionato

Tutto ciò fa si che i Millennials siano circondati da troppi parametri su cui misurare il loro successo o fallimento. E non va trascurato il peso dei social media, che nell’ultimo decennio hanno proposto contenuti e post che mostrano vite irrealisticamente “perfette”. Un modello in cui i giovani tendono a volersi riconoscere in maniera poco critica.

Un antidoto possibile alla smania di apparire perfetti però c’è, e secondo i ricercatori risiede nell’amore incondizionato. Quello per cui i genitori apprezzano i figli per qualcosa di più delle loro prestazioni o del loro aspetto.


Top e flop tecnologici del 2018, da Fortnite alla voglia di disconnettersi

Con l’arrivo dell’anno nuovo anche per la tecnologia è tempo di bilanci, e tra successi e flop decretati dai dati di mercato, dalla cronaca e dagli analisti, si fanno i conti e si stabiliscono classifiche. Ecco quindi i Top 5 e i Flop 5 dell’anno appena trascorso, con Fortnite che guida la classifica dei successi tecnologici. Per Bloomberg il videogioco ha raggiunto 200 milioni di utenti fra tutti i canali su cui è disponibile, da PlayStation a iOS a Nintendo Switch. Nonostante si tratti di una novità natalizia è destinata a far salire ancora i numeri. E già si possono acquistare oggetti e regalarli agli amici di gioco.

Blockchain, Amazon Echo e Samsung Galaxy Note9

Al secondo posto fra i Top 2018 c’è la Blockchain. Il valore dei bitcoin è crollato, è vero, ma le criptovalute hanno lasciato in eredità una tecnologia che consente sicurezza e tracciabilità. Terza posizione per Amazon Echo e gli smart speaker. Secondo i dati di Strategy Analytics da luglio a settembre 2018 le consegne sono aumentate del 197% su base annua, arrivando a quota 22,7 milioni di unità. Al quarto posto il Samsung Galaxy Note9, eletto miglior smartphone top di gamma dell’anno. Fiore all’occhiello il nuovo display, il comparto fotografico, la durata della batteria e il pennino S-Pen con tecnologia attiva Bluetooth per impartire comandi da remoto.

Digital detox, soprattutto da Facebook

Dopo anni di abbuffate tecnologiche la parola d’ordine ora è disconnettersi. Un’azienda Usa offre addirittura 100mila dollari a chi raccoglie la sfida di stare un anno senza smartphone. Intanto Apple, Google e Facebook hanno introdotto timer che tengono il conto del tempo trascorso su telefono e social. Anche se per Facebook, al primo posto fra i flop del’anno, il 2018 è stato davvero un anno nero. Superato da Instagram il social conquista il podio dei Flop ed è sempre più snobbato dai giovani. Inoltre, dopo Russiagate, il caso Cambridge Analytica ha scoperchiato un vaso di Pandora. L’ultima inchiesta del Nyt parla di un cartello con altre aziende tech per i dati degli utenti.

Huawei, iPhone XR, Bitcoin e insicurezza informatica

Al secondo posto c’è Huawei e la guerra Usa-Cina, e la terzo l’iPhone XR, che doveva essere la novità del 2018, ma non è andata così. Ed Apple è stata superata nelle vendite proprio da Huawei, diventata secondo produttore di smartphone al mondo. Male anche per i Bitcoin: in un anno il valore della criptovaluta è crollato dell’80%, riporta Ansa, mentre ovunque è allarme insicurezza informatica. Il 2018 si è aperto con una falla nei chip Intel e si è chiuso con il furto di dati alla catena Marriott


Viaggi e smartphone Android: i consigli per evitare guai

Bello viaggiare e bello anche condividere sui social quello che si sta vivendo. Ma i problemi, e pure i rischi, sempre più corrono in rete. Ecco quindi i consigli di HMD Global per spostarsi in sicurezza in tutto il mondo, senza pericoli per sè e per il proprio device. Le regole di base sono poche e semplici, ma consentiranno di evitare che il telefono si becchi un virus o un Trojan mentre si naviga su WLAN pubbliche. Insomma, trovarsi in un paese straniero con il telefono “in ostaggio” o i propri dati sensibili rubati non è davvero un’esperienza piacevole.

Occhio alle WLAN pubbliche

Accedere al Wi-Fi gratuito è un modo molto comodo per risparmiare sul roaming quando si è all’estero, ma occorre cautela. Se ci si avvale delle WLAN non protette spesso disponibili in hotel o locali, gli hacker possono facilmente prendere il controllo dello smartphone o spiare i dati che vi risiedono. Se non si può fare a meno di accedere alla WLAN, bisognerebbe almeno pensare a utilizzare un’app VPN che garantisca privacy e sicurezza indirizzando i dati attraverso un ‘tunnel privato virtuale’ che impedisce ai malintenzionati di visualizzare i dati. Si possono trovare valide app VPN per smartphone Android su Google Play cercando con la parola chiave VPN.

Scaricare app Android da Google Play

Spesso offerte a prezzi allettanti sono legate allo scaricare un’app apposita. Però, attenzione: queste app potrebbe essere un modo furbo per installare un malware sul telefono. Come difendersi? Occorre controllare dove l’app è disponibile per il download: se non è un sito sicuro e conosciuto, come Google Play nel caso di uno smartphone Android, meglio lasciar perdere. Secondo un recente rapporto di Google, i dispositivi Android che usano app da fonti diverse da Google Play sono nove volte più suscettibili alle infezioni da Trojan o virus.

Meglio partire con un secondo telefono

Lo smartphone di ognuno di noi contiene informazioni preziose, non solo nostre, ma anche di amici e parenti. Tutti, infatti, conserviamo nel telefonino chat, messaggi, note… Per non parlare di fotografie o dati sensibili come accesi bancari o password. Ergo, un consiglio particolarmente saggio è quello di partire con un telefono di scorta, lasciando a casa o in cassaforte in hotel quello “principale”.  Con un investimento minimo, ci si mette al riparo da guai sicuramente più costosi e dolorosi.


Il pesce a tavola è amato dagli italiani, anche surgelato

Fresco, decongelato, ma anche surgelato. Il pesce compare spesso sulle tavole degli italiani, tanto che nel 2017 ne abbiamo consumato complessivamente 28,4 kg a testa, il 2% in più rispetto all’anno precedente. Questo ci pone al di sopra della media nelle classifiche europee e mondiali del consumo di prodotti ittici: in Europa infatti la media è di circa 22,7 chili pro capite. In generale anche nel mondo il consumo di pesce è in aumento. E secondo Ismea per il 2017 si stimano oltre 20 kg di consumo a testa, più del doppio dei 9 kg registrati nel 1991

Il 17% dei consumi è sotto zero

Se lo preferiamo fresco o decongelato, 1 volta su 5 lo scegliamo surgelato. Un trend in crescita rilevato dall’Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati, secondo il quale nel 2017 sono state consumate 113.400 tonnellate di pesce surgelato, +5% rispetto all’anno precedente. L’ittico surgelato copre il 17% dei consumi italiani di pesce. Nel solo canale retail il pesce naturale ha registrato un incremento del 7% negli acquisti, seguito da mollane e crostacei (+ 6,7%), e dalle versioni panate e pastellate (+3%).

I consumatori italiani premiano la qualità, ma soprattutto il fatto che questi prodotti siano già puliti e pronti al consumo. Inoltre, mostrano di essere consapevoli delle tecniche di lavorazione messe in atto dalle aziende produttrici, apprezzando la sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council), di cui molte aziende del settore si sono dotate.

Una fonte naturale di macronutrienti

Le ricerche dimostrano come un consumo abituale di pesce aiuti i bambini a dormire meglio e a migliorare le capacità cognitive e verbali. Questo perché il pesce è una fonte naturale di macronutrienti, tra cui proteine nobili e acidi grassi omega-3, ma è anche ricco di micronutrienti come vitamine, in particolare A e D, e sali minerali, come iodio e selenio.

Ma è meglio fresco o surgelato? “Il pesce surgelato ha le stesse proprietà nutrizionali di quello fresco – spiega Vittorio Gagliardi, presidente Iias –. Le sue proprietà restano intatte anche se surgelato, perché viene scrupolosamente rispettata la catena del freddo, mantenendo sempre il prodotto a una temperatura di -18 °C durante tutto il suo iter, dal confezionamento alla tavola”.

I bambini lo preferiscono a bastoncini

I consumatori sembrano apprezzare questo alimento già da bambini, soprattutto se sotto forma di bastoncini di pesce, un prodotto che ha conquistato generazioni di italiani. Il merluzzo presente nei bastoncini, riporta askanews, viene sfilettato ancora fresco e surgelato a bordo delle navi in cui viene pescato. Il processo di surgelazione, poi, porta l’alimento in pochi minuti a bassissime temperature, che consente di mantenere intatte le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del pesce fresco. Qualità alla base del loro successo tra le 10 milioni di famiglie italiane che li consumano abitualmente


Lo shopping fa la felicità. Anche online

Lo shopping rende felici? Si: felicità, soddisfazione, serenità, appagamento sono le emozioni che vengono più spesso associate all’esperienza d’acquisto.  Anche a distanza. Per le under 25, quelle che comprano di più a distanza, lo shopping è anche un’occasione di socializzazione. Secondo la ricerca ‘Lo shopping e la Felicità’, condotta da Osservatorio QVC, retailer multimediale dello shopping e dell’intrattenimento, in collaborazione con Human Highway, dimostra che in generale, le emozioni positive legate allo shopping sono vicine o superiori all’80%, con una percentuale del 31% che si dichiara “molto felice”. E questo su un campione di 1.000 donne, dai 18 anni in su, rappresentativo di oltre 15 milioni di italiane che si connettono alla rete con regolarità.

Comprare per se stesse o per gli altri?

Nello shopping per se stesse (1 acquisto su 3) queste sensazioni positive sono scatenate principalmente dalla convenienza economica (44%), mentre nelle spese destinate ad altri (1 su 5) lo stimolo arriva dal piacere di vivere un sentimento di generosità (45%). L’abbigliamento è la categoria più gettonata in entrambi i casi (circa il 30%), seguito da quello per i bambini. I figli, infatti, rappresentano i principali destinatari dei regali (31%), poi c’è il partner, con una quota del 24%, e gli amici o i parenti (12%), riferisce Adnkronos.

Le donne più giovani prediligono lo shopping a distanza

Le donne tra i 18 e i 24 anni, risiedenti nelle aree del Nord-Ovest o nel Sud Italia, sono quelle che traggono maggiore felicità nel fare acquisti per se stesse, prediligendo lo shopping a distanza e in compagnia. Hanno, invece, tra i 25 e i 34 anni le italiane che sperimentano la maggior soddisfazione nel dedicarsi ai regali: queste abitano principalmente nelle regioni del Sud, anche per loro emerge l’abitudine di comprare a distanza condividendo l’esperienza con qualcuno.

La fascia di popolazione più giovane è, infatti, quella maggiormente predisposta allo shopping online, oltre a rappresentare la categoria che fa un maggior uso di device durante e dopo l’acquisto.

La complicità nello shopping è una fonte di sicurezza

Avendo una particolare confidenza con le innovazioni, le native digitali si dichiarano entusiaste ed euforiche di fronte alla prospettiva di vivere un’esperienza di shopping altamente tecnologizzata. Ma le under 25 sono anche quelle che comperano con maggiore impulsività e richiedono standard piuttosto elevati: vorrebbero tutto, subito e a prezzi convenienti. I loro acquisti sono spesso condizionati dal consiglio di un’altra persona (36%), che quasi sempre è un’amica. La complicità nello shopping, infatti, rappresenta una fonte di sicurezza e di felicità perché diventa un’occasione di socializzazione e di svago.

Se nel futuro l’esperienza di shopping sarà sempre più spesso vissuta a distanza le dinamiche e i bisogni che stimolano questo processo saranno però simili a quelle di oggi. Relax, divertimento, condivisione, benessere, autostima, soddisfazione saranno sempre i motivi per cui si fanno acquisti.