Negli Stati Uniti si beve meno vino e purtroppo non è una notizia dell’ultima ora. Per il quinto anno consecutivo i consumi complessivi scendono, confermando una tendenza che ormai non può più essere liquidata come passeggera. Il primo mercato mondiale per valore, circa 60 miliardi di dollari l’anno, sta cambiando passo. E dentro questo rallentamento c’è anche l’Italia, che però resiste meglio di altri.
I dati arrivano dalle elaborazioni di Unione italiana vini su base Sipsource e parlano chiaro: nel 2025 le vendite di vino attraverso supermercati, enoteche, ristoranti e locali sono calate dell’8,8% a volume e del 7,2% a valore.
Italia in calo, ma meno degli altri Paesi
Anche i vini italiani chiudono l’anno con il segno meno, ma con perdite più contenute: -5,2% nei volumi e -3% nei valori. Una performance che, nel contesto attuale, suona quasi come una tenuta. A pesare sulla media generale è soprattutto la crisi dei vini statunitensi, che registrano contrazioni vicine al 10%.
A tenere in piedi il tricolore ci pensa soprattutto il Prosecco, che continua a macinare risultati (+3,7% a valore), affiancato da alcune denominazioni rosse storiche come Chianti Classico e Brunello di Montalcino. Più in difficoltà le altre Dop, nonostante l’Italia resti saldamente al primo posto tra i vini d’importazione consumati negli Usa.
Bollicine superstar
Il 2025 segna anche un sorpasso simbolico: nella categoria sparkling, l’Italia conquista la leadership anche a valore. Le bollicine italiane arrivano al 47,5% della quota, davanti alla Francia ferma al 46%. Non a caso, gli spumanti sono l’unica tipologia a crescere nei valori commercializzati (+2,1%).
I rossi limitano i danni (-3,9% contro il -10,1% della categoria), mentre i bianchi scendono del 5,3%. Più netta la caduta di rosati e vini aromatizzati. Oggi gli spumanti rappresentano il 40% della spesa americana per il vino italiano, seguiti dai bianchi (28%) e dai rossi (17%).
Prezzi, dazi e potere d’acquisto
Secondo il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, negli ultimi quattro anni i consumi di vino negli Usa si sono ridotti di circa il 20%, mentre quelli italiani hanno perso il 12%. Un contesto già fragile, aggravato dal calo del potere d’acquisto e dal tema dei dazi.
A dicembre si è registrato un aumento dei prezzi sugli scaffali intorno al 4%, nonostante i produttori italiani abbiano ridotto i listini mediamente del 10% nell’ultimo semestre. Una dinamica che, avverte Frescobaldi, rischia di diventare un boomerang anche per il trade americano.
I mercati oltre gli States
Gli Stati Uniti restano un mercato fondamentale, ma non possono più essere l’unico orizzonte. Con un export che chiuderà il 2025 a -9% a valore, per il vino italiano diventa urgente accelerare su nuovi accordi commerciali. Mercosur e India non sono solo alternative: sono passaggi obbligati per continuare a crescere in un mondo che, anche nel bicchiere, sta cambiando abitudini.