Il futuro dopo il Covid-19 secondo gli italiani

“Immagina di svegliarti domani mattina e di scoprire che a fronte di nuovi dati sull’emergenza in corso è stato deciso di avviare una nuova fase, con cambiamenti e con l’introduzione di nuove norme. Prova a descrivere quello che succederà durante questa nuova fase, racconta nel dettaglio in che modo cambierà la quotidianità e cosa accadrà nel concreto rispetto alla fase attuale”.

Questa è la domanda posta dall’osservatorio settimanale di BVA Doxa, iniziato il 20 marzo, sulle previsioni degli italiani all’epoca del Coronavirus.

L’immaginario che emerge dalla nuova analisi sembra mutato rispetto alla precedente rilevazione. Ora le prospettive future sono meno estreme, e gli italiani iniziano a riflettere su quanto dovrà rimanere dell’esperienza vissuta durante l’emergenza Covid, e sulle sue conseguenze.

Il 33% si aspetta un nuovo lockdown

L’indagine rileva due macro tendenze nel prefigurare il futuro. Da una parte (65%) ci si concentra sull’evoluzione dell’emergenza, prefigurando il ritorno al lockdown o il miglioramento generale della situazione. Dall’altra (35%) l’attenzione è rivolta a quanto rimarrà in futuro di ciò che è stato provato e vissuto in questi mesi straordinari. Inoltre, il 65% degli italiani che si interrogano sulla prossima evoluzione dell’emergenza può essere ulteriormente suddiviso in due cluster. Il primo (33%), denominato Back to lockdown, riunisce chi crede che il virus potrebbe tornare a diffondersi, obbligando a un nuovo lockdown. Ma rispetto alla precedente rilevazione anche le prefigurazioni sull’evoluzione negativa dell’emergenza sono meno estreme. A maggio, infatti, prevaleva l’idea che qualora la situazione fosse peggiorata si sarebbero rese necessarie misure restrittive ancora più severe.

Per il 32% via le mascherine, ma rimarrà il distanziamento

Nel secondo cluster “Mask off, life on” (32%), ci si concentra su una risoluzione positiva dell’emergenza, con descrizioni di scenari che si focalizzano sull’abbandono di alcuni obblighi. Tuttavia, a differenza di quanto osservato nella wave precedente, queste prefigurazioni positive non arrivano a descrivere una soluzione definitiva in cui la vita tornerà totalmente come quella pre-Covid. Le opinioni al riguardo, infatti, sono più moderate: si toglierà la mascherina, ma nel ritorno alla vita di tutti i giorni si continuerà a mantenere sempre la distanza dagli altri.

Vita più digitale, ma senza arrendersi

Si suddivide in due cluster anche il restante 35% che rende un’interpretazione della normalità che raccoglie l’eredità di questi mesi di emergenza. Il primo gruppo (20%), denominato Digitalizing Life, descrive il futuro post Covid-19 prefigurando che lo smart working sarà il primo passo per una ripartenza verso una nuova normalità, con la speranza che porti a un equilibrio migliore tra vita lavorativa e vita personale. Il restante 15%, che compone il cluster No surrender, crede che l’eredità del Covid va rintracciata soprattutto nell’umore e nell’attitudine delle persone. L’idea è quella che ci sarà comunque la voglia di non farsi trovare impreparati, e di essere diventati capaci di affrontare il cambiamento senza farsi abbattere.


Comments are closed