Da dolcezza ad amarezza? Il gelato è uno dei piccoli piaceri tipici dell’estate, ma quest’anno coni e coppette portano con sé un pizzico di amarezza. Anzi, da tre anni a questa parte gustare un gelato è diventato decisamente più costoso. Secondo un’elaborazione del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), basata sui dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il prezzo medio di una vaschetta da un chilo è cresciuto del 29,6% rispetto al 2021.
Nel dettaglio, nel 2021 il gelato confezionato in vaschetta costava in media 4,52 euro al chilo. Oggi la stessa quantità viene venduta a circa 5,86 euro. Un rincaro ben oltre il tasso di inflazione complessivo del triennio, che si è fermato al 15,7%. Una differenza che pesa soprattutto in una stagione in cui i consumi di gelato crescono naturalmente.
A Forlì il gelato più caro, a Cuneo il più economico
Dallo studio emergono differenze di prezzo anche importanti tra le città italiane. A Forlì si registra il prezzo più alto, con una media di 8,28 euro al chilo. Seguono Firenze (7,79 euro), Bolzano (7,39 euro), Ancona (7,13 euro) e Milano (7,08 euro).
All’estremo opposto si posiziona Cuneo, dove il gelato costa in media 4,21 euro al chilo. Prezzi più contenuti anche ad Arezzo (4,59 euro), Siena e Padova (entrambe 4,60 euro).
Rincari record a Lodi, impennata anche nei coni
A guidare la classifica degli aumenti è la provincia di Lodi, dove il prezzo del gelato è salito del 48,7% in tre anni. Seguono Belluno e Ancona con incrementi del 47,3%, e Verona con +46,8%. In totale, sette province italiane hanno registrato aumenti superiori al 40%.
Nel settore dei gelati artigianali, la situazione è simile: il prezzo al chilo oscilla tra i 20 e i 28 euro, con aumenti tra il 20% e il 30% rispetto al 2021. Anche un cono piccolo ha subito rincari, passando a una media nazionale di 2,70 euro, con punte fino a 5 euro nelle aree turistiche di Roma.
Più domanda e più turismo le ragioni del rincaro?
Secondo il presidente del comitato scientifico del Crc, Furio Truzzi, solo una parte degli aumenti è imputabile al costo delle materie prime. La causa principale sarebbe invece l’incremento della domanda, trainata anche dal turismo internazionale. Per l’estate in corso si prevede un aumento dei consumi del 6%, con picchi fino al 12% nelle città d’arte.
Il giro d’affari? Circa 2 miliardi per il gelato industriale e 3 miliardi per quello artigianale, con una spesa media annua per cittadino di circa 43 euro.